martedì 3 ottobre 2017

Un blog didattico per lezioni CLIL di storia in inglese




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Sui vari blog didattici creati negli ultimi anni per tentare di avvicinare la storia e la letteratura alle discipline professionalizzanti degli indirizzi scolastici in cui insegnavo, compaiono di tanto in tanto post parzialmente o totalmente in inglese. Sono infatti convinto che gli studenti della secondaria di secondo grado debbano essere stimolati a leggere e ascoltare in lingua inglese "testi" collegati ad altre discipline, secondo la prassi della metodologia CLIL.

Per le nuove classi di un Istituto Tecnico per Chimici ho pensato di creare un nuovo blog didattico, interamente in inglese: "Sharing a latte". Mi è capitato di leggere online che «creare un blog è un po' come scambiare con qualcuno una bevanda in un caffé». Da questa metafora deriva il titolo del blog.

L'obiettivo è il consueto: quello di avere a disposizione una sorta di archivio di materiali per le lezioni (come infatti ricordarsi di link a siti e video che si potrebbero usare durante una lezione senza dovere annotarsi tutto su un taccuino? come permettere agli assenti di recuperare quanto fatto in classe dai compagni? come suggerire ai più curiosi approfondimenti da svolgere autonomamente a casa?). Una volta creato, perché non metterlo a disposizione di chiunque fosse interessato?

Essendo la scuola in cui insegno ora a carattere scientifico, ho deciso di partire da una serie di post sul tema delle armi chimiche.

Proprio in questi giorni nell'ultimo saggio di Claudio Giunta ho letto: «Forse non è ancora abbastanza chiaro a tutti quanto l'esistenza di internet abbia reso necessaria la conoscenza dell'inglese. Prima era un atout in più per trovarsi un lavoro o per viaggiare. Oggi leggere o non leggere l'inglese, capirlo o non capirlo significa potere o non potere accedere ai migliori prodotti culturali che circolano in rete: musica, film, riviste, informazione. Più del digital divide (tutti sanno usare Facebook) è questa, oggi, la vera linea di separazione tra i colti e gli incolti, cioè tra i futuri ricchi e i futuri poveri.» (E se non fosse la buona battaglia? Sul futuro dell'istruzione umanistica, Bologna, Il Mulino, 2017, pp. 26-27).

Un'affermazione ampiamente condivisibile.

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