sabato 23 gennaio 2016

Giovanni Bilivert e Ariosto


Una versione del dipinto Angelica si cela a Ruggiero di Giovanni Bilivert (1585-1644) era esposta nella mostra palermitana Capolavori che si incontrano.



L'originale è nella Galleria Palatina di Firenze e una redazione autografa di qualità agli Uffizi (Si vedano il pdf, a cura di Francesca de Luca, e le schede 00034924 e 00193998 del Catalogo delle opere del Polo Museale Fiorentino).

Fonte: scheda 00034924 citata nel post

Un'altra versione è posseduta dal Musée de Beaux-Arts di Dijon.

Fonte
Si veda anche il sito del museo francese

In primo piano, sulla sinistra, Ruggiero si toglie l'armatura mentre, sulla destra, Angelica si porta alla bocca l'anello magico che rende invisibili. In secondo piano, si nota l'ippogrifo che, libero dal morso, ha spiccato il volo.


Quivi il bramoso cavallier ritenne
l'audace corso, e nel pratel discese;
e fe' raccorre al suo destrier le penne,
ma non a tal che più le avea distese.
Del destrier sceso, a pena si ritenne
di salir altri; ma tennel l'arnese:
l'arnese il tenne, che bisognò trarre,
e contra il suo disir messe le sbarre.

Frettoloso, or da questo or da quel canto
confusamente l'arme si levava.
Non gli parve altra volta mai star tanto;
che s'un laccio sciogliea, dui n'annodava.
Ma troppo è lungo ormai, Signor, il canto,
e forse ch'anco l'ascoltar vi grava:
sì ch'io differirò l'istoria mia
in altro tempo che più grata sia.

(Canto X, ottave 114-115)




Qual raggion fia che 'l buon Ruggier raffrene,
sì che non voglia ora pigliar diletto
d'Angelica gentil che nuda tiene
nel solitario e commodo boschetto?
Di Bradamante più non gli soviene,
che tanto aver solea fissa nel petto:
e se gli ne sovien pur come prima,
pazzo è se questa ancor non prezza e stima;

con la qual non saria stato quel crudo
Zenocrate di lui più continente.
Gittato avea Ruggier l'asta e lo scudo,
e si traea l'altre arme impaziente;
quando abbassando pel bel corpo ignudo
la donna gli occhi vergognosamente,
si vide in dito il prezioso annello
che già le tolse ad Albracca Brunello.

Questo è l'annel ch'ella portò già in Francia
la prima volta che fe' quel camino
col fratel suo, che v'arrecò la lancia,
la qual fu poi d'Astolfo paladino.
Con questo fe' gl'incanti uscire in ciancia
di Malagigi al petron di Merlino;
con questo Orlando et altri una matina
tolse di servitù di Dragontina;

con questo uscì invisibil de la torre
dove l'avea richiusa un vecchio rio.
A che voglio io tutte sue prove accôrre,
se le sapete voi così come io?
Brunel sin nel giron lel venne a tôrre;
ch'Agramante d'averlo ebbe disio.
Da indi in qua sempre Fortuna a sdegno
ebbe costei, fin che le tolse il regno.

Or che sel vede, come ho detto, in mano,
sì di stupore e d'allegrezza è piena,
che quasi dubbia di sognarsi invano,
agli occhi, alla man sua dà fede a pena.
Del dito se lo leva, e a mano a mano
sel chiude in bocca: e in men che non balena,
così dagli occhi di Ruggier si cela,
come fa il sol quando la nube il vela.

Ruggier pur d'ogn'intorno riguardava,
e s'aggirava a cerco come un matto;
ma poi che de l'annel si ricordava,
scornato vi rimase e stupefatto:
e la sua inavvertenza bestemiava,
e la donna accusava di quello atto
ingrato e discortese, che renduto
in ricompensa gli era del suo aiuto.

- Ingrata damigella, è questo quello
guiderdone (dicea), che tu mi rendi?
che più tosto involar vogli l'annello,
ch'averlo in don. Perché da me nol prendi?
Non pur quel, ma lo scudo e il destrier snello
e me ti dono, e come vuoi mi spendi;
sol che 'l bel viso tuo non mi nascondi.
Io so, crudel, che m'odi, e non rispondi. -

Così dicendo, intorno alla fontana
brancolando n'andava come cieco.
Oh quante volte abbracciò l'aria vana,
sperando la donzella abbracciar seco!
Quella, che s'era già fatta lontana,
mai non cessò d'andar, che giunse a un speco
che sotto un monte era capace e grande,
dove al bisogno suo trovò vivande.
[...]

Ruggiero intanto, poi ch'ebbe gran pezzo
indarno atteso s'ella si scopriva,
e che s'avide del suo error da sezzo;
che non era vicina e non l'udiva;
dove lasciato avea il cavallo, avezzo
in cielo e in terra, a rimontar veniva:
e ritrovò che s'avea tratto il morso,
e salia in aria a più libero corso.

Fu grave e mala aggiunta all'altro danno
vedersi anco restar senza l'augello.
Questo, non men che 'l feminile inganno,
gli preme al cor; ma più che questo e quello,
gli preme e fa sentir noioso affanno
l'aver perduto il prezioso annello;
per le virtù non tanto ch'in lui sono,
quanto che fu de la sua donna dono.

Oltremodo dolente si ripose
indosso l'arme, e lo scudo alle spalle;
dal mar slungossi, e per le piaggie erbose
prese il camin verso una larga valle,
dove per mezzo all'alte selve ombrose
vide il più largo e 'l più segnato calle.
Non molto va, ch'a destra, ove più folta
è quella selva, un gran strepito ascolta.


(Canto XI, ottave 2-9, 13-15)



Particolare: Ruggiero si spoglia dell'armatura

Particolare: Angelica mentre avvicina l'anello alla bocca

L'opera di Bilivert, ci informa la citata scheda di F. de Luca, appartiene a una serie di quadri tratti dai poemi di Ariosto e Tasso e dalle Metamorfosi di Ovidio, commissionata dal Cardinale Giovan Carlo de' Medici per il Casino Mediceo di San Marco.

Gli episodi scelti per il ciclo dovevano servire da monito; quello di Ruggiero e Angelica era interpretato come un esempio della follia provocata dalla passione e dal vizio.


Per approfondire:

Una galleria di opere su Angelica e Ruggiero (www.orlandofurioso.org, L'Orlando Furioso e la sua traduzione in immagini)

2 commenti:

Lakshman ha detto...

Very good picture and Great job for publishing such a beneficial article. Your blog information isn’t only useful but it is additionally creative with high content too. Thanks.. dealstoall

Michele Torresani ha detto...

Thanks so much. Unfortunately, I have so little time to go into topics being mainly engaged in correcting tests of students who do not want to learn. But your comment motivates me to continue in my spare time.