lunedì 13 aprile 2015

Giuseppe Barlolomeo Chiari e Tasso


Un quadro di Giuseppe Barlolomeo Chiari (1654-1727), ispirato alla Gerusalemme liberata, è presente tra i lotti di un'asta della Casa Dorotheum di Vienna.

Rinaldo e Armida nel giardino incantato (Fonte)
Cliccando sulla foto riportata alla pagina web citata, è possibile ottenere degli ingrandimenti

Ecco la traduzione delle note che accompagnano il dipinto, a cura di Mark MacDonnell:


"La scena raffigurata nel presente lavoro si riferisce ad un episodio tratto dalla Gerusalemme liberata di Torquato Tasso (XVI, 17-23) e ha Rinaldo e Armida come protagonisti: il grande principe cristiano è portato via per vendetta della giovane e bella maga inviata da Satana, che sostiene i Saraceni. Tuttavia, dopo averlo condotto sull'Isola Felice, i due si innamorano.

Chiari offre una variante della consueta rappresentazione della scena, che, seguendo il racconto di Tasso, vede l'eroe con uno specchio di fronte a Armida per permettere alla coppia di contemplare i propri volti segnati dall'estasi dell'amore. In questo lavoro, invece, vediamo la maga seduta a terra, che adorna i capelli con fili di perle che le vengono portati su un vassoio da un putto, mentre Rinaldo è disteso davanti a lei con ancora indosso il suo elmo e le offre un gioiello.

In primo piano a destra, due putti tengono una faretra contenente frecce, a simboleggiare l'amore cieco che ha travolto i due giovani. Tra il fogliame dei boschi sullo sfondo, vediamo i due cavalieri che sono stati inviati a cercare Rinaldo, i quali scoprono invece i due amanti in uno stretto abbraccio sulle sponde di un lago. Sullo sfondo, sul lato opposto, si intravede il palazzo di Armida. Questo idillio è destinato ad essere presto interrotto: riportato a terra dai suoi due compagni, Rinaldo abbandonerà Armida che, dopo averlo  pregato di rimanere, cambierà le suppliche con delle maledizioni.

Narrato da Torquato Tasso come un adattamento del racconto di Virgilio riguardante Enea e Didone, questo episodio è stato un soggetto popolare durante l'entusiasmo per l' "Arcadia", nel tardo 17° e agli inizi del 18° secolo. Era particolarmente diffuso a Roma, dove Cristina, regina di Svezia, aveva fatto rivivere il culto per questa corrente artistica, che aspirava ad un ritorno alla semplicità della natura e a un'incontaminata umanità, e che nel 1690 l'aveva portata alla fondazione dell'Accademia dell'Arcadia nel tentativo di perseguire questi obiettivi.

L'episodio di Rinaldo e Armida innamorati su un'isola incontaminata offriva un soggetto perfetto per la creazione su tela di fughe idealizzate dalla realtà. Queste opere erano molto apprezzate dai collezionisti più raffinati dell'epoca, compresi prelati disinibiti come i cardinali Ottoboni e Spada. La Galleria Spada di Roma conserva quattro soggetti mitologici, adattati dalle Metamorfosi di Ovidio, che sono stati commissionati nel 1708 dal cardinale Fabrizio Spada Varalli (1642-1717); sono esempi emblematici delle tendenze poetiche e artistiche del tempo, e che trovarono un interprete esemplare in Chiari.


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