venerdì 17 ottobre 2014

Cambiare la didattica dell'italiano scritto?


Non credo che l'obiettivo della scuola sia quello di rincorrere le mode, quanto piuttosto di fornire agli studenti delle basi solide, grazie alle quali potranno in seguito sviluppare un percorso personale; tuttavia la seguente "provocazione", contenuta in un articolo di Giuseppe Granieri, intitolato Dove la scuola e l'Università non arrivano [lastampa.it, 17.10.2014] , sembra interessante, almeno come spunto per ripensare ai propri metodi e ai lavori che si assegnano agli studenti:

"Insegnare a scrivere per la rete non per la carta

Se il mondo cambia in fretta, cambia anche il modo in cui gestiamo la conoscenza. La scuola e l'Università, quando lo fanno, insegnano a scrivere per la carta. Ma ormai tutti leggiamo e scriviamo per la rete, con regole differenti.

Così magari ti interessa la provocazione (che non so se è davvero tale) di Simon Dumenco: «Invece di scrivere compiti e saggi brevi, gli studenti dovrebbero imparare a scrivere -anzi produrre- "contenuti che sappiano ingaggiare". Invece dei classici compitini dovrebbero imparare a scrivere contenuti che funzionano in rete. La capacità di farsi condividere e di farsi cliccare sono parti essenziali della scrittura di oggi.»"

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