venerdì 23 maggio 2014

Il cortometraggio "Sempre vivi" oggi su Tiscali


Dal sito Tiscali.it:

"Quattrocento chili di tritolo per far saltare in aria un’autostrada alle porte di Palermo e le macchine che ci passavano sopra. Quattrocento chili di tritolo per uccidere ogni speranza di sconfiggere Cosa Nostra. Quattrocento chili di tritolo per mettere a tacere per sempre il più grande nemico della mafia, Giovanni Falcone. E con lui la moglie Francesca Morvillo e la scorta. Il 23 maggio 1992 è una di quelle date stampate nella mente e nel cuore di milioni di italiani. Una di quelle date nelle quali il cronometro dell’esistenza di un’intera nazione si è fermato per disegnare un prima e un dopo, nel lasciarci attoniti e storditi da tanta brutalità. Cinquantasette giorni dopo toccò a Paolo Borsellino, l’altro nemico giurato delle cosche, il collega e l’amico fraterno di Falcone. Un boato in un pomeriggio assolato d’estate sotto casa della mamma, in via d’Amelio, un boato così sordo che ancora oggi rimbomba nelle orecchie di tanti palermitani: altri 100 chili di esplosivo, un’altra strage, sei persone che non ci sono più.
Sono passati 22 anni da allora ma per fortuna nessuno ha voglia di dimenticare. La lunga coda dei processi, delle rivelazioni dei pentiti, delle agende scomparse e delle connivenze dello Stato. La verità giudiziaria e politica in parte ricostruita, ma in parte ancora da ricostruire. E poi la memoria, l’identità, la legalità: sentimenti che in questi anni sono rimasti vivi anche grazie a cinema e tv che si sono incaricati di raccontare in film, documentari, fiction, quelle pagine di storia italiana. Ed è in questo filone che va inserito Sempre vivi, cortometraggio del regista palermitano Pierfrancesco Li Donni, prodotto dalla Ownair, che sarà presentato al teatro Politeama di Palermo proprio il 23 maggio e in contemporanea su Tiscali.it . “Ero solo un bambino quando ci fu la strage di Capaci. Mi ricordo che chiamarono mio padre, medico, per correre in ospedale. Gli dissero che era scoppiata una palazzina a Capaci. Non ho vissuto la morte dei due magistrati che non conoscevo ma ho iniziato a vivere con loro”.
La rivolta della società civile - Sempre vivi ha il merito di focalizzarsi su un aspetto per tanti versi trascurato e cioè quello della reazione della città, una reazione che si materializzò nell’esposizione delle lenzuola ai balconi e alle finestre: “L’eredità più bella che hanno lasciato Falcone e Borsellino fu il coraggio di ribellarsi alla mafia. Quella dei lenzuoli fu una vera rivoluzione culturale. Appenderli alle proprie finestre significava non nascondersi più, significava metterci la faccia. La prima ad appendere un lenzuolo alla finestra fu Marta Cimino. La sua è una storia fantastica, quella di una mamma che guarda alla televisione il funerale di Giovanni Falcone e di una bambina che piange a singhiozzi. Un lenzuolo lo abbiamo tutti in casa, pensò Marta appendendo il primo. Fino ad allora il lenzuolo era stato simbolo di morte: il lenzuolo, quello che sempre copriva i cadaveri dei morti ammazzati dalla mafia, diventa il simbolo della ribellione. Viene riconvertito per dire no alla mafia. La ribellione fu contagiosa e coinvolse tutta Palermo in modo trasversale. Era davvero la prima volta”.
Dove svolazzano oggi i lenzuoli? - Naturale chiedersi oggi dove siano finiti quei lenzuoli e soprattutto dove dovrebbero iniziare a svolazzare. Pierfrancesco Li Donni, che tra l’altro è autore anche de Il secondo tempo, sulle stragi di mafia del ’92, risponde così: “Oggi Palermo non è più una città in emergenza. Come forse l’Italia, che però sta perdendo la sua identità, dove la gente crede sempre meno al futuro e dove non esiste progettualità. Da un punto di vista della legalità in Sicilia è stato fatto tantissimo ma oggi c’è un arretramento della società civile. Un po’ perché la mafia ha cambiato pelle, un po’ perché tutti noi dopo un certo periodo ricominciamo ad abituarci a ciò che vediamo. Palermo in quest’ultimo periodo è precipitata in una degenerazione incredibile. Il fatto è che anche la mafia fa i conti con la crisi. Non riesce più a sostenere le sue famiglie e si dà alla microcriminalità. Forse oggi è più debole da un punto di vista militare ma molto più anarchica: i singoli prendono di più l’iniziativa”.
In Sempre Vivi  da segnalare anche la partecipazione della regista e scrittrice Emma Dante. "

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