giovedì 6 marzo 2014

Dante, Ariosto e Sannazaro a Bomarzo


Alcuni disegni di Giovanni Guerra riproducono vedute di ville della Tuscia e fiorentine, tra cui quella di Bomarzo (Viterbo) [Fonte: voce del Dizionario Biografico degli Italiani]. Come noto, il bosco creato ai piedi del palazzo-fortezza degli Orsini, che si erge sullo sperone tufaceo occupato dal centro storico di Bomarzo, fu ideato da Pier Francesco, detto Vicino, vissuto tra il 1523 e il 1585. Figlio di Gian Corrado, signore di Bomarzo e uomo d'armi, Vicino seguì le orme del padre e partecipò a molti conflitti dell'epoca a fianco della famiglia Farnese, a cui apparteneva la moglie Giulia. Verso la fine degli anni Cinquanta, tuttavia, lasciò la carriera militare e si ritirò a Bomarzo. Dopo la prematura morte della consorte, si dedicò assiduamente ai suoi interessi letterari e alla costruzione del Sacro Bosco, a cui attese quasi fino al termine dell'esistenza, lasciandovi un'impronta indelebile della sua personalità [Fonte: un cartello che introduce il visitatore al Bosco].  

Uno dei disegni di Guerra è riprodotto sul cartello citato. Esso evidenzia senza alcun dubbio l'ispirazione dantesca della scritta scolpita sulle labbra del mostro più noto del Parco: l'Orco. Si tratta del famosissimo verso del canto III dell'Inferno: "Lasciate ogni speranza, voi ch'entrate", lievemente mutato in "Lasciate ogni pensiero o voi ch'intrate".


Oggi sulle labbra si legge la frase "Ogni pensiero vola",


probabile allusione alla "poetica" ispiratrice del Bosco, sintetizzata nella massima "Voi che pel mondo gite errando / di veder maraviglie alte et stupende, / venite qua dove son faccie horrende, / elefanti, leoni, orsi, orchi et draghi".


Il citato cartello ricorda che "fonte d'ispirazione furono le descrizioni dei boschi magici, attraversati da cavalieri sottoposti a prove di coraggio e d'arguzia, contenute nei poemi cavallereschi, in particolare nelle opere di Ludovico Ariosto e di Bernardo Tasso, oltre che il sogno di Polifilo (Hypnerotomachia Poliphili) di Francesco Colonna. Tuttavia sono i versi incisi sulle sculture che, probabilmente scritti dallo stesso Vicino, restituiscono il senso più immediato di questa orchestrazione, con la loro continua sfida rivolta alla percezione a all'intelletto dello spettatore nell'intento di destare meraviglia e "confondere i sensi"."



Anche nel documentario su Bomarzo, realizzato da Michelangelo Antonioni nel 1950, si allude spesso ad Ariosto e, in particolare, al personaggio di Alcina: il parco è paragonato all'isola dove la maga trasformava gli uomini in bestie, in pianti, in sassi, in fontane [m. 3.40 circa].



Anche la statua della balena viene paragonata a quella scambiata per un'isoletta da Astolfo, come narrato al canto VI del poema [m. 8.00 circa].
Chi cercherebbe la maga, in ogni caso, non la troverebbe più -conclude il documentario-;  delle sue gesta restano solo gli incantesimi di pietre sparsi per la campagna.


Nel 1578 Francesco Sansovino pubblicò a Venezia l'Arcadia di Jacopo Sannazaro con una lunga dedica a Vicino Orsini e una descrizione di Bomarzo [la traiamo da una copia della Biblothéque du Palais des Arts de Lyon, digitalizzata da Google, intitolata Arcadia di M. Giacomo Sannazaro nuovamente corretta, & ornata di Figure & di annotazioni da M. Francesco Sansovino con la Vita dell'Auttore, descritta dal medesimo, & con la dichiaratione di tutte le voci oscure cosi Latine come Volgari che sono nell'Opera, Venezia, Appresso Giovanni Varisco, 1578]:

"All'Illustriss. Signor Vicino Orsini Mio Signore. Quando mi viene à mente il vostro bellissimo loco di Bomarzo, non posso astenermi di non trar qualche sospiro, percioche mi piacque tanto quando vi fui , ch'ardirò dire che nessun de' Signori della Casa Orsina possiede il più ameno & il più dilettevol luogo del vostro. Mi pare esser su quella loggia, la qual scuopre tutto il paese, & mena l'occhio de' riguardanti più per quella collina, à pie della quale si vede il Theatro, il lago, il Tempia dedicato alla felice memoria dell'Illustrissima Sig. Giulia Farnese già vostra consorte: le quali tutte cose fatte con spesa reale, & con mirabil giudicio, me lo fanno sommamente desiderare. Desiderar dico di rivederle quando che sia, Et tanto più desiderarlo, quanto che leggendo il presente volume, vi ho trovato per entro alcune discrittioni di colli e di valli, che rappresentandomi il sito di Bomarzo, me ne hanno fatto venir grandissima voglia. Disegno giunto quivi, di passare alcun mese con voi dolcissimo per natura, affabilissimo, & di animo liberissimo quanto più si possa dire. Et dopo qualche discorso di lettere o d'armi o di cose di stato, voglio che ce ne andiamo alle hore ordinate alla caccia, a gli uccelli, ò à qualche altro piacere, Et disegno in somma di godervi bramosamente in quell'otio cosi grato e soave con tutti quei modi che si conviene, & con quella letitia che dee haver l'homo libero che si trovi in cosi fatti paradisi terreni. Et percioche alcuna volta leggiadramente scrivendo mi havete desto ad alto e nobil pensiero, vi farò vedere la discrittion di quel luogo, con l'introduttione d'alcune persone amate da voi, e con ragionamenti tessuti a proposito di quel luoga secondo che voi mi dicesti nel partirmi da voi. In questo mezzo, sarà caparra del mio buono animo, questo libro che io vi mando, tante volte veduto e letto da voi, accioche per questo segno voi conosciate che io son pronto a quanto ho promesso, & che longhezza di tempo, ne distanza di luogo mi levarà mai dalla memoria l'obligo che io tengo al valor vostro, & alla vostra sempre memoranda cortesia. Cosi Nostro Signore ne conceda gratia che noi veggiamo nel seggio di Pietro quando che sia, quel segnalatissimo per ogni qualità di virtù Signor nostro, & di tutti gli animi Italiani, come io spero di farvi palese quanto io vi honoro. Ma accioche non paia che io vogli parlar piu presto con la bocca della adultatione che con quella della verità facendo fine, conchiudo in somma che io verrò tosto a vedervi, & che voi in questo messo mi amiate & mi comandiate come a vostro leal amico & servitore. Francesco Sansovino." [sono state mantenute le caratteristiche tipografiche dell'originale, ndr]

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