mercoledì 13 novembre 2013

Ancora sul carico di lavoro degli insegnanti: l'Italia non sa calcolare ciò che altri Paesi calcolano


Torniamo su un tema caro a questo blog: la quantificazione, o almeno il riconoscimento teorico, del numero di ore necessarie ai docenti per preparare le lezioni e per correggere le prove (tema affrontato in vari post del 14.06.13, 17.10.1213.10.12).

L'occasione è ora data dalla consultazione del rapporto Cifre chiave sugli insegnanti e i capi di istituto in Europa, Edizione 2013. Rapporto Eurydice, elaborato dalla Commissione europea/EACEA/Eurydice e presentato in marzo dall'Ufficio delle pubblicazioni dell'Unione Europea, scaricabile in formato pdf.

Guardiamo la tabella "D5a: Definizioni ufficiali del carico di lavoro settimanale per gli insegnanti a tempo pieno", che compare alle pp. 75 e 76 del rapporto, e chiediamoci: Quali sono i Paesi che si limitano a indicare il numero delle ore "di lezione"? Quali sono, al contrario, i Paesi che riescono a fornire un'indicazione sul numero totale delle ore "di servizio" e sul numero delle ore per "disponibilità a scuola"?

p. 75:


p. 76:

Note: ISCED = Classificazione Internazionale Standard dell'Educazione; 0 = pre-primaria, 1 = primaria, 2 = secondaria inferiore; 3 = secondaria superiore.

Le risposte alle due domande precedenti sono facili: l'Italia, il Belgio e la Lituania sono gli unici Stati che si limitano a indicare il numero di ore di insegnamento. Tre Paesi (Olanda, Svezia e Inghilterra/Galles/Irlanda del Nord) non indicano le ore di lezione ma il totale delle ore di disponibilità a scuola o di servizio, cosa che -ai fini del nostro discorso- equivale comunque a riconoscere formalmente che, oltre alle lezioni, i loro insegnanti fanno molto altro. Sette Paesi (Germania, Grecia, Spagna, Lettonia, Portogallo, Scozia, Islanda) sono in grado di indicare le tre voci "ore di servizio", "disponibilità a scuola" e "ore di insegnamento". Undici Stati (Bulgaria, Rep. Ceca, Danimarca, Estonia, Francia, Ungheria, Austria, Polonia, Romania, Slovenia e Slovacchia), infine, indicano [sanno indicare] ore di lezione e ore di disponibilità a scuola; e sei Paesi (Cipro, Lussemburgo, Malta, Finlandia, Turchia e Norvegia) ore di lezione e ore di servizio.

Ci chiediamo ora: come è possibile che alcuni Paesi siano in grado di quantificare quello che in altri sembra impossibile da determinare?

Nelle "note esplicative" il Rapporto precisa:

"Le definizioni ufficiali si riferiscono all’orario di servizio definito nei contratti di assunzione degli insegnanti, mansionari e altri documenti ufficiali. Queste definizioni sono emesse dalle autorità centrali oppure dalle autorità regionali nei paesi in cui queste ultime corrispondono al livello più alto in ambito educativo.

Per numero di ore di insegnamento settimanali si intende il numero di ore che gli insegnanti passano con gruppi di studenti per l’insegnamento, la valutazione e attività educative all’interno o all’esterno della classe. Questo numero è calcolato in modo tale da escludere le pause e il tempo trascorso con gli alunni al di fuori dell’insegnamento. Le ore di insegnamento sono calcolate moltiplicando il numero delle lezioni per la durata di una lezione e dividendo il prodotto per 60. Quando sono fornite due cifre, si riferiscono alle variazioni illustrate nelle note specifiche per paese.

Per numero di ore di disponibilità a scuola si intende il tempo disponibile, oltre a quello dedicato all’insegnamento, per svolgere i propri doveri a scuola o in un altro luogo specificato dal capo di istituto.

Le ore complessive di servizio settimanali sono il numero di ore di insegnamento, le ore di disponibilità a scuola e le ore di lavoro dedicate ad attività di preparazione e correzione che possono svolgersi al di fuori della scuola.

Per i paesi in cui lo status o il contratto degli insegnanti non fa riferimento a orario di insegnamento, ore di disponibilità a scuola e/o orario complessivo di servizio, sono state effettuate delle stime. Laddove gli obblighi degli insegnanti sono stabiliti su base annua, è stato calcolato un numero medio di ore settimanali partendo dal numero di giorni di presenza richiesti a scuola e/o dall’orario complessivo di servizio, dove possibile." [sottolineature nostre]

Nelle "note specifiche per paese" si legge, relativamente all'Italia, che:

"le ore trascorse a scuola per altre attività sono solo parzialmente quantificabili, in quanto sono costituite da un numero minimo di ore annue per attività collegiali formali e un numero di ore non quantificabili per altre attività che il contratto definisce come funzionali all’insegnamento." [sottolineature nostre]

La frase è senz'altro attribuibile a chi ha fornito i dati, in quanto si tratta di una "vulgata ufficiale", che si scontra con l'evidente capacità di altri sistemi educativi di quantificare quanto in Italia non si riesce a (o meglio, non si vuole) calcolare. Ma questo calcolo sarebbe, a nostro avviso, il primo passo per l'emersione di un LAVORO sottostimato dall'opinione pubblica italiana, la quale - pur di fronte all'evidenza di prove corrette e valutate, di voti relativi a materie scritte e non orali, di incontri tra genitori e docenti in cui vengono mostrati i test, i compiti in classe, le verifiche scritte - continua a parlare di "18 ore"! [Ne ha tutte le ragioni, si giustificherà qualcuno, se neppure chi governa il sistema indica ai partner internazionali un altro numero oltre a quell'unico!] Si tratta di un passo, lo ribadiamo, che altri Paesi sono riusciti a fare anche pure a livello di "stime" (vedi sopra). Quei Paesi, al contrario dell'Italia, riconoscono   f o r m a l m e n t e    il LAVORO aggiuntivo a quello delle lezioni.

Prove corrette e valutate negli anni 2011/2012 e 2012/2013

Prove corrette e valutate nell'a.s. 2012/2013
Collegato al problema del calcolo delle ore di lavoro dedicate ad attività di preparazione e correzione, vi è un aspetto non secondario: l'assenza, in Italia, di ambienti adatti a lavorare a scuola: oltre alle aule, vi è spesso un'unica aula docenti, in cui risulta di fatto impossibile concentrarsi nel lavoro di preparazione delle lezioni e nella correzione e valutazione delle prove. Viceversa, in altri Paesi i docenti hanno a disposizione ambienti confortevoli, dotati di scrivania, computer, scaffali, e che possono addirittura personalizzare con piante, quadri, fotografie, grazie ai quali una stanza offerta dalla struttura scolastica viene di fatto trasformata in uno studio personale, simile a quello  che i docenti italiani, a loro spese, possono creare nel proprio appartamento.

Lo studio di quattro docenti di italiano in un liceo ceco

La tabella del Rapporto Eurydice non sembra prendere in considerazione una differenza del numero di ore di lezione o di altre attività in base al tipo di disciplina. Tuttavia, sempre nelle "note specifiche per paese" a p. 77, si precisa che:

"In Bulgaria, Slovenia, Croazia e Norvegia l’orario di insegnamento varia in base alla materia insegnata. In Francia a livello ISCED 3, l’orario di insegnamento varia in base allo status degli insegnanti. In Finlandia le ore di insegnamento e di disponibilità a scuola variano in base alla materia insegnata."

Ancora una volta ci si chiede come altrove sia possibile quello che in Italia sembra fuori della portata teorica e pratica.

Ci limitiamo ad accennare alla fine al fatto che in alcuni Paesi "le ore di servizio possono variare anche in base agli anni di servizio o all’età degli insegnanti. Non è tuttavia - dice il Rapporto a p. 77 - una pratica molto diffusa in Europa. Soltanto nove paesi riducono il carico di lavoro degli insegnanti in base alla durata del loro servizio e/o alla loro età. In Germania, gli insegnanti di una certa età possono godere di un orario di insegnamento ridotto. Le norme dei Länder variano ma, nella maggior parte dei casi, gli insegnanti ottengono una riduzione di una lezione a settimana a partire dal loro 55º compleanno e una riduzione di due lezioni a settimana a partire dal loro 60º compleanno. In altri Länder, invece, la riduzione inizia con il loro 58º o 60º compleanno e rimane invariata fino alla pensione. Una situazione simile si riscontra in Portogallo, dove le ore di insegnamento sono gradualmente ridotte a partire dal compimento del 50º anno d’età. Nel resto dei paesi, le riduzioni sono legate alla durata del servizio. Le norme sulle riduzioni si riferiscono sempre alle ore di insegnamento" [sottolineatura nostra], sebbene -aggiungiamo noi- la riduzione di un'ora di lezione si ripercuota poi sul numero complessivo delle ore dedicate alla correzione in quanto un'ora in meno significa eventualmente test in meno da correggere.

Questi Paesi particolarmente "sensibili" si rendono forse conto che, con l'aumentare dell'età, vengono meno certe forze? Oppure la riduzione delle ore di lezione è una sorta di "benefit", alternativo o equiparabile agli aumenti progressivi di stipendio? Non lo sappiamo, ma lasciamo ai nostri lettori ogni personale conclusione.

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