giovedì 29 agosto 2013

Evaristo Baschenis e Tasso


Il museo Boijmans van Beuningen di Rotterdam possiede un quadro del pittore bergamasco Evaristo Baschenis, intitolato Natura morta con strumenti musicali, libri e scultura.


Ciò che rende interessante questo quadro ai fini dello studio dei rapporti tra arte e letteratura è il fatto che contenga un evidente riferimento a Torquato Tasso. Sul dorso di uno dei libri, infatti, compare il nome del poeta.


Un elemento che attira l'attenzione di chi osserva il quadro è l'effetto prodotto dallo strato di polvere che ricopre un liuto, approfittando del quale sembra che qualcuno abbia scritto il nome "D. M. Tasso".


Perché proprio quel nome? E a chi corrispondono le iniziali? Difficile (per noi) rispondere, ma facciamo alcune ipotesi (ci si perdoni il metodo alla Sherlock Holmes). Nell'albero genealogico dei Tasso, reperibile sul sito del Museo di Camerata Cornello, scaricabile in formato pdf, e curato da Tarcisio Bottani e Gianfranco Lazzarini, compare un Domenico vissuto dal 1646 al 1728, ossia proprio negli anni in cui Baschenis lavorava. Ma ben poco abbiamo trovato su di lui e soprattutto sui rapporti con il pittore. Che sia il committente del quadro e che l'artista abbia fatto riferimento, sul dorso del libro, al noto parente del suo mecenate?
Sarebbe interessante scoprirlo (ipotizziamo che qualcuno se ne sia già occupato).

Nelle Vite de' pittori, scultori e architetti bergamaschi di Francesco Maria Tassi (1793), che si possono leggere online grazie a Internet Archive, si cita proprio il quadro di Rotterdam, ma non si fa cenno ai riferimenti letterari o alle eventuali simbologie e allusioni :

"Quello in che veramente riuscì, fu una bizzarrissima maniera, ch'egli s'inventò; e questa sua propria, nè più usata da altri, nè più veduta; e fu il dipingere ogni sorta di strumenti da suono con incredibile naturalezza, e verità; e n'è riuscito con tanta perfezione, che io non so ch'altri l'abbia uguagliato giammai. Era solito introdurre ne' quadri tavolini coperti d'arazzi, e tappeti somigliantissimi, e fatti con tale maestria, che all'usanza di Persia, o in qualunque altra più vaga maniera sembran tessuti. Sopra questi vi dipingeva diversi strumenti confusamente, ma con tale arte però e con tale rilievo, che pare debbansi con la mano distaccare dal quadro. Vi frammischiava altre moltissime cose, come scrigni, lettere, carte da suono, scattole, calamai, vasi, frutti, fiori, libri, figurine di gesso, e tutto ciò, che la fertile sua fantasia gli suggeriva: tanta naturalezza vedendosi in ogni cosa da esso dipinta, che facile è il lasciarsi ingannare; come seguì ad una poco avveduta persona, che vedendo in un quadro dipinto un leuto tutto coperto di polvere a riserva di alcune naturali striscie, che parevano fatte da qualcuno, che avesse voluto porre le mani sul quadro; e volendo col proprio fazoletto pulirlo, s'accorse dell'inganno, e fu motivo a' circostanti di qualche burlevole trattenimento."  (tomo I, p. 234)

Nell'elenco dei proprietari di quadri di Baschenis, che segue a p. 235, si cita il conte Giacopo Tassis, ma non si chiarisce se tra i suoi quadri vi fosse proprio quello ora a Rotterdam. Essendo probabilmente identificabile con il Gio. Battista Giacomo (1682-1737), figlio del Domenico (1646-1728) di cui abbiamo ipotizzato la committenza a Baschenis, ed appartenendo Francesco Maria (1710-1782) allo stesso ramo dei Tasso di Bergamo, potrebbe trattarsi di un quadro di famiglia che Domenico aveva commissionato, Giacomo ereditato e Francesco Maria visto in casa di un parente. Anche l'episodio della burla potrebbe proprio essere accaduto nel palazzo di Giacomo, e dunque noto allo storico dell'arte. Con la scritta sul liuto Baschenis avrebbe alluso proprio al suo mecenate, e col riferimento a Torquato al più noto (in ambito letterario) degli appartenenti al complesso albero genealogico dei Tasso.


---

Aggiornamento (feb. 2014): La nostra ipotesi ("agostana") è smentita dal fatto che il committente sia con tutta probabilità Gian Francesco dei conti Guidi Bagni di Mantova, marchese di Montebello dal 1664. Il foglietto di carta che giace accanto al violino reca infatti l'iscrizione: "All'Ill(ustrissi)mo Sig(no)r Mar Gio(vanni) Fran(ces)co de co(nti) Guidi Bagni (di) Mantova". Il dipinto ha fatto parte della collezione dei conti Guidi fino al 1964, anno in cui è entrato in possesso del Museo Boijmans Van Beuningen.
A cosa alluda la scritta "D.M. Tasso" non è mai stato spiegato in modo del tutto soddisfacente. Ce lo ha confermato la gentilissima Rozanne de Bruijne del Museo di Rotterdam.
La questione resta dunque aperta e il quadro di Bachenis mantiene il suo fascino e il suo interesse per i complessi (e talvolta misteriosi) rapporti tra letteratura e arte.


4 commenti:

Giancarlo ha detto...

Sono un ingegnere ultraottantenne. Da lungo tempo ho cercato invano il significato di quella scritta. Pare che nessuno se ne sia mai occupato. Le sono profondamente grato per avere affrontato il problema fornendone una documentatissima e interessante ipotesi di soluzione. Vorrei tuttavia farle notare che, secondo me, la scritta appare come fatta direttamente sullo strumento, seguendo scrupolosamente l'andamento delle fasce, e non "spostando la polvere".

Michele Torresani ha detto...

Egregio Signor Giancarlo,

il suo commento mi forza a un aggiornamento che da troppo tempo stavo rinviando. Lo troverà alla fine del post, segnalato da uno sfondo colorato.

L'ipotesi formulata dopo la visita al museo è smentita dal fatto che il committente sia con tutta probabilità Gian Francesco dei conti Guidi Bagni di Mantova, marchese di Montebello dal 1664. Il foglietto di carta che giace accanto al violino reca infatti l'iscrizione: "All'Ill(ustrissi)mo Sig(no)r Mar Gio(vanni) Fran(ces)co de co(nti) Guidi Bagni (di) Mantova". Il dipinto ha fatto parte della collezione dei conti Guidi fino al 1964, anno in cui è entrato in possesso del Museo Boijmans Van Beuningen.
A cosa alluda la scritta "D.M. Tasso" non è mai stato spiegato in modo del tutto soddisfacente. Rozanne de Bruijne, del Museo di Rotterdam, mi ha segnalato che della questione si sono comunque occupati almeno due studiosi olandesi, sebbene in questo momento non possa proporre dei link a cui fare diretto riferimento. Si tratta di Michael Latcham, conservatore degli strumenti musicali del Gemeentemuseum dell'Aia, e di Friso Lammertse, curatore del Museo olandese.

Ero in dubbio se cancellare il post, per non contribuire alla diffusione in rete di informazioni errate o ipotesi "strampalate".
Ma il Suo gentile commento, mi convince a lasciarlo [con la doverosa rettifica di oggi] perché si tratta di una questione che mi pare possa appassionare altri lettori.

Bisognerebbe indagare meglio la questione dei rapporti tra i Tasso e i Guidi, cosa che mi ripropongo di fare nei "ritagli di tempo", purtroppo non molto ampi per un docente in servizio, costretto per dovere professionale a porre in primo piano altre meno avvincenti occupazioni.

MT

De Pascale ha detto...

Gentile amico, come forse saprà mi occupo di Baschenis da molto tempo, a ancora oggi non ho perso interesse per questo magico artista (una mia nuova monografia sul pittore uscirà entro l'anno). Il quadro olandese ha indubbiamente molti misteri. Quando nel 1996 mi accorsi della scritta DM TASSO pensai subito a una aggiunta posteriore, non autografa. Perchè? Innanzitutto perchè il carattere (FONT) della scritta non pareva affatto seicentesco , ma soprattutto perchè tale scritta non era prospetticamente scorciata, curvata, come invece avrebbe dovuto, essendo sopra la pancia di un liuto....inoltre non ha affatto l'aspetto di una scritta fatta nel velo di polvere come in un promo momento si sarebbe stati indotti a pensare.... tutto intorno sembrerebbe contraddire le abitudini del Baschenis illusionista... Viceversa l'esame ravvicinato della tela con un restauratore confermava che si tratta (si tratterebeb) di una scritta coeva.... Il mistero dienta ancora più ambiguo se si considera che oltre al TASSO del libro e al DM TASSO anche il legno usato per lo strumento del violino è legno di TASSO!! La ricerca continua...... Saluti!! Enrico De Pascale

Michele Torresani ha detto...

Egregio Prof. De Pascale,

La ringrazio molto delle sue precisazioni. L'enigma continua e ora che anche il legno è di "tasso" assume un'aria divertente che richiama alla mente le "spiritose" parole di Campanile.

MT