venerdì 21 giugno 2013

Boccaccio e l'arte della narrazione 14/14 - Griselda


Il 4 giugno 2013 è andata in onda la quattordicesima e ultima puntata del ciclo dedicato a Boccaccio dalla Rete2 della Radiotelevisione svizzera, in collaborazione con l'ISI (Istituto di Studi Italiani dell'Università della Svizzera Italiana).

Questa ultima puntata del ciclo era dedicata alla novella di Griselda (X,10). In studio, la prof.ssa Mira Mocan e la scrittrice Marta Morazzoni.

Anche questa puntata è stata organizzata, come le precedenti, sull'alternanza di alcuni momenti-chiave: la lettura da parte di un autore contemporaneo della propria riscrittura di una novella del Decameron; la lettura di passi dell'originale, affidata all'attore Augusto di Bono; la conversazione tra un autore italiano contemporaneo e un docente universitario; riferimenti a brani musicali e immagini artistiche ricollegabili al testo di Boccaccio.

Attività didattiche:

Come spesso accade in casi analoghi, la trasmissione può essere lo spunto per iniziare un viaggio nel testo e nella cultura musicale e artistica; oppure un piacevole momento di riflessione critica per una rilettura approfondita.

a. Boccaccio e Petrarca

Data la complessità dei riferimenti, ti invitiamo a leggere, prima di guardare la puntata, i seguenti testi:

- la novella del Decameron, come sempre scaricabile dal sito della RSI, oppure consultabile online grazie a biblioteche digitali come IntraText, Classici Italiani, ecc.;

- la traduzione di Petrarca, De insigni obedientia et fide uxoris [il testo latino e una traduzione in italiano di Antonietta Bufano sono disponibili sul sito della Biblioteca dei Classici Italiani di Giuseppe Bonghi];

- la lettera di accompagnamento della traduzione, che può essere considerata -si dice nella puntata- come una sorta di "prima recensione" del testo di Boccaccio. Si tratta della lettera Seniles, XVII, 3 [Si può scaricare dal sito dell'Università La Sapienza]

Anonimo del XIV secolo, Petrarca offre a Boccaccio una copia latina della Griselda
(Firenze, Biblioteca Riccardiana: ms Ricc. 991, c. 1r)
Fonte: Progetto I margini del libro, diretto da Maria Antonietta Terzoli

b. l'interpretazione e la riscrittura

Guarda ora la puntata e prendi appunti.

c. un percorso musicale

Nel corso della puntata viene proposto l'ascolto di alcuni brani musicali dall'opera Griselda di Antonio Vivaldi (1735), il cui libretto, dovuto alla penna di Apostolo Zeno (1701), fu riadattato da Carlo Goldoni, che ne fece anche una versione teatrale.

Ecco quanto lo stesso commediografo veneziano dice nelle sue Memorie:

I teatri non si riaprono a Venezia che al principio di ottobre; vi è però nei quindici giorni dalla fiera dell’Ascensione una grand’opera e qualche volta due, che hanno venti sole rappresentazioni. Il nobile Grimani, proprietario del San Samuele, dava in questa stagione un’opera per suo conto: e siccome mi aveva promesso di occuparmi in questo spettacolo, mantenne la parola. Non si doveva esporre in quell’anno un dramma nuovo; si era scelta la Griselda, opera d’Apostolo Zeno e di Pariati, che lavoravano insieme, prima che Zeno partisse per Vienna al servizio dell’imperatore: e il maestro che doveva mettere in musica era l’abate Vivaldi, che si chiamava per la sua capigliatura ‘il prete rosso’. Si conosceva più per questo soprannome che per il suo vero casato. Questo ecclesiastico, eccellente sonator di violino e mediocre compositore, aveva allevato e addestrato al canto la signorina Giraud, giovane cantatrice, nata a Venezia e figlia d’un parrucchiere francese. Non era bella, ma aveva grazia, un gentil personale, occhi belli, bei capelli, una graziosa bocca, poca voce ma molta azione. Era appunto quella che doveva rappresentar la parte di Griselda. Il signor Grimani dunque mi mandò a casa del maestro per fare a quest’opera le necessarie modifiche, tanto per accorciare il dramma, quanto per variare le condizioni dell’arte ad arbitrio degli attori e del compositore. Andai dall’abate Vivaldi, e mi feci annunziare per parte di sua eccellenza Grimani; trovai quell’uomo circondato di musica e col breviario in mano. S’alza, si fa un segno di croce in tutta la sua lunghezza e larghezza, mette da parte il breviario e mi fa il solito complimento: - Qual’è il motivo che mi procura il piacere di vedervi, signore? - Sua eccellenza Grimani mi ha incaricato dei cambiamenti che voi credete necessari nell’opera per la prossima fiera, onde io vengo appunto a intendere quali siano le vostre intenzioni. - Ah! ah! Voi dunque siete incaricato dei cambiamenti della Griselda? Non è più addetto agli spettacoli del signor Grimani il signor Lalli? - Il signor Lalli che è molto avanzato in età, godrà sempre il profitto delle lettere dedicatorie e della vendita dei libretti, cose delle quali non m’incarico. Io avrò il piacere di occuparmi in un esercizio che deve divertirmi, e avrò l’onore di cominciare sotto gli ordini del signor Vivaldi. - L’abate riprende il suo breviario, si fa un altro segno di croce e non risponde. - Signore, gli dissi allora, non vorrei distrarvi da un’occupazione così religiosa; tornerò in altro momento. - So molto bene, mio caro signor Goldoni, che avete genio per la poesia, ho veduto il vostro Belisario e mi è molto piaciuto, ma qui la cosa differisce assai; si può fare una tragedia, un poema epico, quello che volete, e non saper poi fare una quartina per la musica. - Mi fareste la grazia di mostrarmi il vostro dramma? - Sicuro, sicuro; vi voglio compiacere; dove diavolo si è cacciata questa Griselda? Era pur qui... Deus in adiutorium meum intende... Domine... Domine... Domine... Or ora era qui. Domine ad adiuvandum... Ah! eccola. Esaminate un po’ questa scena fra Gualtiero e Griselda: è veramente una scena che va al cuore. L’autore vi ha posto in ultimo un’aria patetica; ma la signorina Giraud non ama il canto lugubre: ella desidererebbe un pezzo di espressione e di moto, un’aria che esprima la passione in differenti guise: con discorsi, per esempio, interrotti, con sospiri vibrati, con azione, con moto; non no se m’intendete. - Sì, signore, capisco a meraviglia; e poi ho avuto l’onore di sentire la signorina Giraud altre volte, so che la sua voce non è grandissima. - Come, signore! voi insultate la mia scolara? Ella è buona a tutto, ella canta tutto. - Sì signore, avete ragione, datemi dunque il libretto e lasciatemi fare. - Non posso disfarmene, ne ho troppo bisogno e me ne fanno troppa premura. - Ebbene, se voi siete sollecitato, prestatemelo per un momento: vi soddisferò seduta stante. - Ora? - Sissignore. -
Burlandosi l’abate di me, mi presenta il dramma e mi dà carta e calamaio; ripiglia il suo breviario, e passeggiando torna a recitare salmi e inni. Rileggo la scena che era già nota, fo la ricapitolazione di ciò che il maestro desiderava, e in meno di un quarto d’ora stendo sul foglio un’aria di otto versi divisa in due parti; chiamo l’ecclesiastico e gli fo vedere la composizione. Vivaldi legge, aggrinza la fronte, rilegge daccapo, prorompe in gridi di gioia: getta il suo breviario per terra e chiama la signorina Giraud. Ella viene: - Ah! le dice, eccovi un uomo raro, un poeta eccellente. Leggete quest’aria: è stata fatta da questo signore senza muoversi di qui in meno di un quarto d’ora. - Indi a me rivolto: - Ah! signore, vi domando perdono. - Mi abbraccia, e protesta che non avrà mai altro poeta che me. Mi affidò il dramma, mi ordinò altre variazioni, e sempre di me contento, l’opera riuscì a meraviglia.
Eccomi dunque iniziato nell’opera, nella commedia e negl’intermezzi, che furono i precursori delle opere comiche italiane.
[Parte prima, capitolo XXXVI]

Dopo alcuni giorni che ero a Padova, il direttore mi parlò delle nuove rappresentazioni che bisognava preparare per Venezia. La signora Collucci, soprannominata la Romana, era la prima amorosa della compagnia a vicenda con la Bastona, e malgrado i suoi cinquant’anni, che abbigliamento e belletto non potevano nascondere, aveva un suono di voce così chiaro e dolce, una pronuncia talmente giusta e tante grazie così schiette e naturali, che pareva ancora nella maggior freschezza dell’età. La signora Collucci possedeva una tragedia del Pariati intitolata Griselda, ed era appunto la sua rappresentazione favorita; ma essendo in prosa, fui incaricato di metterla in versi. Nulla per me di più facile, giacchè mi ero occupato di questo stesso soggetto a Venezia, e la Griselda di Pariati altro in sostanza non era che l’opera da lui stesso composta in compagnia di Apostolo Zeno. Mi accinsi con piacere a contentar la Romana, non seguendo con precisione gli autori del dramma, anzi facendovi molte variazioni; vi aggiunsi il padre di Griselda, padre virtuoso che aveva veduto salire al trono senz’orgoglio sua figlia, e la vedeva scendere dal medesimo senza il minimo rincrescimento. Immaginai questo nuovo personaggio, perché avesse parte anche il mio amico Casali. L’episodio diede alla tragedia un’aria di novità, la rese più piacevole e mi fece passare per autore della rappresentazione. Nell’edizione delle mie opere fatta a Torino nel 1777 da Guibert e Orgeas, questa Griselda si trova stampata come una composizione di mia pertinenza; ma siccome ho in sommo orrore i plagi, protesto adesso solennemente di non esserne l’autore. [Parte prima, capitolo XXXVII]

Intanto fu messa in scena la Griselda. La tragedia fu ricevuta dal pubblico come un’opera nuova; piacque molto e richiamò molto popolo. La Romana, quantunque su questo teatro da venti anni, fu applaudita come la prima volta; Casali si guadagnava l’affetto del pubblico e faceva piangere; e Vitalba, che aveva tanto ben sostenuto la parte del Belisario, superò sé stesso in quella di Gualtiero. [Parte prima, capitolo XXXVIII]

Leggi il libretto dell'opera.

Ascolta una delle arie più famose dell'opera, "Agitata da due venti" (Atto II, scena II), nell'interpretazione di Veronica Cangemi [molte altre versioni sono presenti online]. È una delle arie di Costanza, la figlia di Gualtiero e Griselda:



Testo:

Agitata da due venti
freme l'onda in mar turbato
e 'l nocchiero spaventato
già s'aspetta naufragar.
Dal dovere, e dall'amore,
combattuto questo core
non resiste; par che ceda,
e cominci a disperar.

Oltre a quello di Vivaldi, la lista dei melodrammi sulla figura di Griselda è molto lunga. Ce ne occuperemo in prossimi post.

d. un percorso figurativo:

1. Francesco di Stefano, detto il Pesellino, Storia di Griselda (1450 c.) [Bergamo, Accademia Carrara]

Partenza per la caccia e incontro di Gualtieri con Griselda [Fonte: Wikimedia Commons]

Particolare [Fonte: Sapere.it]

Gualtieri e i cittadini di Saluzzo [Fonte: Wikimedia Commons]
Vedi anche: sito Lombardia Beni Culturali e scheda della Fondazione Zeri

2. Apollonio di Giovanni, Storia di Griselda (1460 c.) [Modena, Galleria Estense]:

Storia di Griselda [Fonte: Blog aRT_and_more]
Particolare [Fonte: Decameron Web]

3. Maestro di Griselda, Storia di Griselda, 1494 c. [Londra, National Gallery]

 Parte I: Matrimonio di Griselda [Fonte]


Parte II: Esilio di Griselda [Fonte]


Parte III: Banchetto in onore di Griselda [Fonte]
Vedi anche:

Jill Dunkerton, Carol Christensen, Luke Syson, The Master of the Story of Griselda and Paintings for Sienese Palaces, "National Gallery Technical Bulletin", Vol. 27, pp 4–71 [Abstract];

virtual tour della stanza 60 della National Gallery;

sito della Fondazione Zeri.

4. 24 scene della Storia di Griselda (1460 c.) [Milano, Castello Sforzesco, affreschi provenienti dal Castello di Roccabianca (Parma)]

Guarda il video:



La "Stanza di Griselda" -si legge sul sito "notizie.parma"- si trova nella Torre a sinistra dell'ingresso al Castello di Roccabianca. I dipinti ivi presenti sono copie, eseguite da Gabriele Calzetti, degli originali attribuiti a Niccolò da Varallo, staccati nel 1897 e ricomposti presso il Castello Sforzesco di Milano.


Una dei 24 scene [Fonte: Tarot History Forum]
Un'altra delle 24 scene [Fonte: galleria fotografica sito Verdi 200]
Altre immagini corredano un articolo di Arduino Colasanti, Due novelle nuziali del Boccaccio nella pittura del Quattrocento, in "Emporium", Vol. XIX (1904), Fasc. n. 111, pp. 200-215 [consultabile online].


e. Per approfondire:

La bibliografia sull'ultima novella del Decameron è sterminata. Dei liceali possono consultare i seguenti saggi:

- Elisabetta Menetti, Griselda o l'enigma di Giovanni Boccaccio, Griselda Online

- Mirko Bevilacqua, Quelle strane bugie di Francesco e Giovanni. A proposito dell'interpretazione della Griselda decameroniana, Treccani Portale

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A conclusione del ciclo della RSI su Boccaccio [torneremo in futuro sulle puntate che non abbiamo ancora documentato] ti invitiamo a rispondere alle seguenti domande:

- Cosa pensi del ciclo? Ti sembra una modalità efficace di divulgazione, capace di attrarre il pubblico degli specialisti e non?

- La carrellata delle 10 riscritture da parte di autori viventi può essere vista come una panoramica della narrativa italiana contemporanea. Quale autore ti ha maggiormente colpito?

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