giovedì 9 maggio 2013

10 maggio 1933: Ottanta anni fa il rogo dei libri


Dal sito di Radio3:

"Ottanta anni fa, il 10 maggio del 1933, nella Piazza dell’Opera di Berlino i nazisti misero al rogo migliaia di libri. Gli autori erano etnicamente impuri, politicamente sgraditi o artisticamente “degenerati”; e dunque ebrei, socialisti o comunisti, scienziati e scrittori d’avanguardia. L’elenco comprendeva gran parte del pensiero e della letteratura moderni, la cultura del nostro tempo nei suoi aspetti più coraggiosi e avanzati.
In ogni epoca, i libri sono stati censurati, distrutti, cancellati con ogni mezzo fisico e morale. La perduta Biblioteca di Alessandria è ancora oggi il simbolo della ferocia con cui culture e religioni “nuove” hanno trattato ogni traccia del passato, ogni segno di altre culture e di altre grandezze che nei libri (qualunque sia la loro forma fisica) si deposita. L’Indice dei libri proibiti è stato il modello di ogni dittatura teologica o politica. E del resto quella di Opernplatz (oggi Bebelpltaz, sede di un suggestivo monumento commemorativo e di molte iniziative politico-culturali) fu una delle tante edizioni di una lugubre cerimonia con cui il nazismo pensava di cancellare le tracce di una cultura che non capiva, non accettava, che sentiva comunque -e giustamente- ostile. Oltre ai roghi, una campagna altrettanto aggressiva e ancora più profonda mirava a ripulire e “bonificare” biblioteche e librerie.


Alla vigilia del Salone internazionale del Libro che si aprirà a Torino la settimana prossima (e che Radio3 seguirà con l’abituale passione e attenzione), una giornata speciale ci aiuterà a pensare ai libri e alla cultura sotto una luce diversa. Con una consapevolezza che gli eventi di ottanta anni orsono non fanno che ribadire: dove si bruciano i libri, si bruciano prima o poi gli uomini stessi. L’anniversario è l’occasione in primo luogo di raccontare una tragedia e, nel nostro piccolo, di risarcire le vittime. Venerdì 10 maggio ogni trasmissione di Radio3 “adotterà” uno dei libri bruciati o degli autori perseguitati, ne riprenderà il messaggio e ne racconterà l’importanza, lasciandoci almeno immaginare cosa avremmo perso, tutti noi umani, se quei libri fossero davvero bruciati e cancellati dal nostro orizzonte. Ma il ricordo di quell’evento non può che metterci di fronte a qualche domanda ancora aperta e del tutto attuale. Intanto, quali sono oggi lo spazio e la forza dei libri? Ha ancora, la cultura contemporanea, la capacità di generare pensiero critico inconciliabile con il potere? E quali sono le forme che il potere può ancora mettere in campo per fermare le idee? L’era digitale ci libera da ogni rischio di censura o invece enfatizza le possibilità di controllo?"

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