domenica 21 aprile 2013

Musiche su testi di Boccaccio: ''Io mi son giovinetta, e volentieri''

Molti compositori del Cinquecento misero in musica testi poetici di Boccaccio.

Un caso esemplare è quello di Io mi son giovinetta, e volentieri, la canzone che chiude la IX giornata del Decameron. Ecco l'inizio [fonte]:

Io mi son giovinetta, e volentieri
m’allegro e canto en la stagion novella,
mercé d'amore e de' dolci pensieri.
Io vo pe’ verdi prati riguardando
i bianchi fiori e’ gialli e i vermigli
le rose in su le spine e i bianchi gigli
e tutti quanti gli vo somigliando
al viso di colui che me, amando,
ha presa e terrà sempre, come quella
ch’altro non ha in disio ch’e’ suoi piaceri.

Tra i musicisti che se ne occuparono [Gerolamo Scotto, Giovanni Piero Manenti, ecc.] figura Domenico Ferabosco [Primo libro dei madrigali, Venezia: Gardano, 1572]

Ascolta il madrigale nell'interpretazione del gruppo Pro Musica Antiqua di Milano, diretto da Giovanni Vianini:



Come ricorda Arnaldo Bonaventura alle pp. 16-17 del suo saggio pioneristico sui rapporti tra Boccaccio e la musica, pubblicato nel 1914, in occasione del VI centenario della nascita del Certaldese [Internet Archive ha digitalizzato una copia del Wellesley College], la canzone

"dovette godere di molta celebrità e aver molta voga, se Vincenzio Galilei s'indusse a trascriverla per Liuto e se nel suo Fronimo, ove è pubblicata, si legge questo dialogo tra Fronimo e Eumatio:

FRONIMO. - Che canzone è questa?
EUMATIO. - Una canzone del Ferabosco a quattro voci, che comincia: Io mi son giovinetta e volentieri.
FRONIMO. - Voi vi siete affaticato in una cosa che s'è udita mille volte: non l'avete voi veduta ultimamente stampata nel primo libro dell'intavolature del Galileo nostro?
EUMATIO. - La ho veduta: e però ho voluto ancor io intavolarla, per veder poi come io m'appressava al suo modo, ecc."

La voce del Dizionario Biografico degli Italiani dedicata ai Ferrabosco documenta la presenza del madrigale in altre raccolte.

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