martedì 12 marzo 2013

Il giudizio dell'OCSE sul Piano Nazionale Scuola Digitale


Dalla sezione "Comunicati stampa" del Miur [06.03.2013] è possibile scaricare la cartella "ocse_scuola_digitale06032013" con due importanti documenti sulla diffusione delle tecnologie digitali nella scuola italiana:

1. il comunicato stampa Review of the Italian Strategy for Digital Schools. Il giudizio dell'Ocse sul Piano Nazionale Scuola Digitale e

2. il documento originale OECD, Review of the Italian Strategy for Digital Schools di Francesco Avvisati (OCSE), Sara Hennesy (Università di Cambridge, Regno Unito), Robert B. Kozma (Kozmalone Consulting, Stati Uniti) e Stéphan Vincent-Lancrin (OCSE).

Ovviamente, lo stesso documento è presentato sul sito dell'Organizzazione, dove è possibile scaricare anche una sintesi in italiano dello studio, in formato pdf.

Proviamo ad analizzare quest'ultimo documento [NB il grassetto è sempre nostro].

Lo studio inizia con una lapidaria introduzione che fotografa la situazione:

"L’Italia è in ritardo rispetto alla maggioranza dei paesi OCSE per quanto riguarda le dotazioni multimediali e l’uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC) nella scuola. Ad esempio, nel 2011 solo il 30% degli studenti italiani di terza media utilizzava le TIC come strumento di apprendimento durante le lezioni di scienze, rispetto a una media del 48% in altri Paesi dell’OCSE."

Lo studio prosegue con una sezione intitolata "Un Piano ben strutturato con pesanti vincoli di bilancio". Il titolo riassume il giudizio complessivamente positivo sul Piano, ma contemporaneamente mette in luce un grave limite: quello finanziario.

Nel primo paragrafo di questa sezione vengono riassunti gli obiettivi e le quattro iniziative del Piano: 1. Piano LIM; 2. cl@asse 2.0; 3. scuol@ 2.0; e 4. Editoria digitale scolastica.

Ecco alcuni passaggi:

"Il piano utilizza le sue modestissime risorse finanziarie per attuare una visione realistica e ambiziosa dell’innovazione. Si concentra giustamente sul forte desiderio di alcune scuole e insegnanti di avviare il cambiamento, promuove strumenti che non contrastano con i metodi attuali di insegnamento, [...] si focalizza sugli usi didattici della tecnologia più che sulle dotazioni, sottolinea l’importanza dello sviluppo professionale e di una più ampia diffusione delle risorse didattiche digitali. [...]"

"Tuttavia, le scarse risorse del Piano hanno limitato l’efficacia delle sue diverse iniziative. È soprattutto a causa della mancanza di risorse più che di una scarsa domanda da parte delle scuole e degli insegnanti, che la presenza delle dotazioni tecnologiche nelle classi è ancora molto bassa. Il Piano ha stanziato EUR 30 milioni all’anno per 4 anni, ossia meno dello 0,1% della spesa pubblica per l’istruzione (ovvero meno di EUR 5 per studente di scuola primaria e secondaria all’anno). Un aumento significativo delle risorse attraverso finanziamenti pubblici o privati è una condizione necessaria al successo del Piano così com’è attualmente configurato."

Partendo dall'attuale situazione, il rapporto suggerisce di concentrarsi su due obiettivi. A questi sono dedicati appunto due sezioni della prima parte:

"Viste le attuali restrizioni di bilancio, è difficile prevedere un aumento delle risorse, e il rapporto propone di riconsiderare alcuni aspetti del Piano per raggiungere due obiettivi: 1) accelerare l’integrazione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC) nelle scuole e nelle classi; 2) creare una Rete di Laboratori per l’Innovazione in cui alcune scuole pilota sperimentino e concepiscano nuove pratiche didattiche e organizzative per migliorare il sistema scolastico italiano, reindirizzando i progetti di innovazione sull’iniziativa scuol@ 2.0."

Per quanto riguarda il primo obiettivo ["Accelerare l’integrazione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC) nelle scuole e nelle classi italiane"], lo studio parte da un giudizio negativo sulla lentezza della diffusione di lavagne interattive multimediali, che erano di fatto la principale iniziativa.

"Il maggiore limite del Piano LIM consiste nella lentezza della sua attuazione. Nel 2012, il 16% delle classi italiane (al massimo) erano dotate di lavagne interattive, con un aumento di 11 punti di percentuale rispetto al 2010. Ma al ritmo attuale, ci vorranno più di 15 anni per dotare l’80% delle classi italiane, ovvero per raggiungere l’attuale livello di dotazioni del Regno Unito. Ciò ha portato ad una presenza disomogenea delle dotazioni nelle scuole che crea discontinuità nell’esperienza didattica delle tecnologie digitali degli insegnanti, limita le loro opportunità di apprendimento e riduce la loro capacità di sfruttare tutto il potenziale didattico della tecnologia."

"È fondamentale accelerare il processo di dotazione per aumentare l’integrazione delle TIC nelle classi e far sì che l’uso delle tecnologie digitali favorisca tra gli insegnanti forme di apprendimento informale tra pari. [...]"

A questo punto lo studio mette bene in luce che la dotazione di nuovi strumenti deve andare di passo con l'aggiornamento dei docenti. In caso contrario - è quasi ovvio - poco cambierebbe nella didattica reale.

"L’integrazione delle tecnologie nella scuola dipende anche dalle opportunità di apprendimento e di formazione offerte agli insegnanti, nonché dalla disponibilità di sufficienti risorse didattiche digitali. A misura che il Piano si diffonde al di là degli insegnanti più motivati e preparati, gli insegnanti avranno bisogno di un sostegno sempre maggiore per integrare l’uso della tecnologia nei loro metodi di insegnamento. Altrimenti si corre il rischio che le dotazioni tecnologiche non siano utilizzate." 

"Il piano nazionale - si ammette - comprende disposizioni per lo sviluppo professionale, ma tali disposizioni non coprono l’insieme dei bisogni in materia. Accelerare il processo di dotazione permetterebbe di moltiplicare le opportunità per l’apprendimento collettivo e individuale e risponderebbe ad alcuni di questi bisogni. [...]"

Lo studio ricorda un dato ben noto, ossia che "La formazione a scuola durante l’intero arco dell’anno è generalmente considerata come la forma più efficace di sviluppo professionale per introdurre nuove pratiche di insegnamento, in quanto incoraggia la condivisione informale tra gli insegnanti", ed avanza alcune significative proposte:

"pur continuando ad incoraggiare gli editori a sviluppare risorse digitali, l’Italia dovrebbe accelerare la creazione di una banca nazionale delle risorse didattiche digitali. A questo proposito, il Ministero dell’Istruzione potrebbe commissionare la traduzione e l’adattamento di un numero selezionato di risorse educative aperte di alta qualità disponibili in altre lingue. Potrebbe anche promuovere lo sviluppo di una piattaforma virtuale di scambio, dove gli insegnanti possano pubblicare le loro risorse educative aperte e condividere la loro esperienza sull’uso di specifici dispositivi e risorse digitali per l’insegnamento e l’apprendimento."

È a questo punto che si affronta il secondo obiettivo ["Reindirizzare i progetti di innovazione su scuol@ 2.0 per creare una Rete di laboratori per l’innovazione formata da scuole pilota"]. In sintesi, si propone al Ministero di interrompere l'iniziativa Cl@asse 2.0, di concentrare le risorse sul coinvolgimento di intere scuole pilota e di coinvolgere partner esterni sia pubblici che privati.

"I gruppi scolastici selezionati per la sperimentazione dovrebbero essere utilizzati come banchi di prova per ricercare e sviluppare soluzioni per le altre scuole. Prototipi di nuove risorse (come i libri di testo digitali e gli strumenti digitali di valutazione), nuovi modelli di formazione, nuove forme di organizzazione scolastica e nuovi quadri di valutazione dovrebbero essere sperimentati in queste scuole." 

Ma tutti questi sforzi sarebbero vani per l'intero sistema scolastico nazionale se tutto il grande lavoro di sperimentazione non fosse affiancato da una documentazione e da una riflessione scientificamente rigorose:

"Gran parte di questi sforzi sarebbero vani se non consentissero di capire, a livello dell’intero sistema, quali sono le soluzioni locali più efficaci. L’Italia dovrebbe quindi garantire che nelle scuole pilota esista fin dall’inizio un ricco sistema di documentazione e di informazione e, allo stesso tempo, finanziare la ricerca in queste scuole e monitorare i loro progressi e i diversi risultati. Ad esempio, finanziare borse di studio di dottorato e posizioni post-dottorato per progetti di ricerca legati al “Piano nazionale scuola digitale” potrebbe fornire informazioni utili sulle politiche da adottare, e gettare le basi per un dialogo fruttuoso tra ricerca educativa e politica scolastica."

Gli ultimi paragrafi di questa prima parte dello studio sono dedicati all’Agenda digitale italiana.

Una utile tabella riassume i tempi, i costi e la diffusione delle quattro iniziative del piano.

Segue un capitolo dedicato ai numerosi punti di forza del Piano. Sono quattro:

I. Gli strumenti sono in sintonia con l’obiettivo di incrementare l’uso delle tecnologie nelle scuole
 
"la lavagna interattiva si è rivelata uno strumento molto apprezzato dagli insegnanti in tutto il mondo. Dalle ricerche internazionali è emerso un dato costante sulla capacità delle LIM di fungere da “Cavallo di Troia”, incoraggiando la maggior parte degli insegnanti a incrementare l’uso delle tecnologie nella loro attività professionale [...]: quando la LIM entra in classe, i docenti, pur non effettuando necessariamente un cambiamento nel loro approccio abituale all’interazione in classe, tendono a incrementare l’uso di Internet e del PC nella preparazione delle lezioni (navigando tra le risorse digitali disponibili) e nell’interazione con i colleghi."

II. La strategia adottata alimenta la domanda da parte degli insegnanti anziché creare resistenze

Tra l'altro, lo studio ricorda che: "Dal 2014, la nuova normativa sull’editoria digitale scolastica consentirà e, al contempo, incoraggerà tutti gli insegnanti ad accogliere le tecnologie nella loro classe. Questo potrebbe aprire uno scenario completamente nuovo: sarà importante preparare gli insegnanti a questo cambiamento al fine di evitare di creare resistenze all’introduzione di ulteriori nuove tecnologie in aula.

III. Il piano si è avvalso di un sistema efficiente per le procedure di acquisto

IV. La strategia sviluppa la capacità di promuovere il cambiamento

Il rapporto si conclude con molte raccomandazioni per generalizzare l'utilizzo delle TIC nelle scuole, che in sostanza riprendono quanto già è stato detto in precedenza. Le raccomandazioni si articolano in: - un programma di infrastrutture; - risorse digitali per l'apprendimento [le cosiddette REA o OER, Open Educational Resourses, in inglese]; - la formazione e lo professionale degli insegnanti; - il monitoraggio e la valutazione dei risultati; e, infine, - l'allineamento del piano con altre politiche generali portate avanti dalle istituzioni statali.

I tre punti centrali del precedente elenco sono quelli che più ci interessano:

"Sviluppare, partendo dalle risorse digitali offerte da INDIRE, una piattaforma virtuale di scambio per gli insegnanti. Tradurre le risorse educative aperte (REA) di alta qualità disponibili in altre lingue e adattarle al contesto e ai programmi scolastici italiani. Organizzare le banche di risorse per gli insegnanti a partire dalle loro esigenze (ossia riferendosi ai libri di testo attualmente in uso o alle indicazioni nazionali per il curricolo). Incoraggiare insegnanti e istituzioni a sviluppare e condividere le REA, istituendo controlli di qualità e meccanismi di reputazione propri delle reti sociali o dei premi. Introdurre l’utilizzo delle banche di risorse e delle REA tra i materiali di formazione destinati agli insegnanti."

"Consentire alle scuole di organizzare la formazione in modo flessibile. Le scuole dovrebbero poter usare il diritto alla formazione non solo per finanziare la partecipazione di singoli insegnanti a programmi di formazione organizzati al di fuori della scuola, ma anche per assumere formatori esterni per la formazione destinata a tutti i soggetti della scuola, e per remunerare le ore libere dall’insegnamento che i docenti più competenti potrebbero impegnare in attività di formazione sul posto durante l’intero arco dell’anno. Offrire ai presidi e agli insegnanti formazione e assistenza su come elaborare un progetto di sviluppo professionale adattato alle esigenze locali e creare spazi e laboratori per favorire la condivisione e l’apprendimento informale tra gli insegnanti."

"Istituire e promuovere premi per gli insegnanti e fiere dedicate all’innovazione nell’ambito degli utilizzi didattici delle TIC, al fine di facilitare lo scambio di conoscenze tra scuole. Creare reti regionali di insegnanti in grado di aiutare i colleghi ad integrare le TIC nella loro attività didattica (campioni di TIC)."

"Definire obiettivi operativi, tappe per il completamento del programma, e criteri di valutazione dei risultati. Esempi di obiettivi possibili potrebbero essere: dotare l’ 80% delle classi di TIC entro il 2014-15, rendere disponibili sulle nuove piattaforme virtuali di scambio un determinato numero di risorse digitali aperte, far sì che la piattaforma attragga un determinato numero di visitatori, ecc."

Seguono "Raccomandazioni affinché il piano promuova cambiamenti di sistema e innovazione didattica", organizzate attorno ai seguenti nuclei: - Reti di laboratori per l’innovazione; - Ricerca e valutazione; - Innovazione dal basso.

Citazioni: "Garantire che esista fin dall’inizio una ricca documentazione sulle pratiche didattiche nelle scuole pilota, e renderla accessibile ai ricercatori. Un sistema informativo nazionale che raccolga dati longitudinali sulle scuole, sugli insegnanti e sugli studenti, consentirebbe di sapere quali sono le innovazioni efficaci, e scuol@ 2.0 potrebbe essere utilizzata per perfezionare questo sistema informativo."

"Finanziare progetti di ricerca, borse di dottorato e post-dottorato al fine di generare conoscenze scientifiche attorno all’iniziativa e istituire un comitato direttivo nazionale e una piattaforma di scambio per le scuole pilota, e tra le scuole pilota e le altre scuole."

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