venerdì 7 dicembre 2012

Se l'omofobia comincia a scuola. Come si può cambiare?

Il blog "Solferino 28" pubblica un articolo in cui si accenna al ruolo negativo che la scuola italiana avrebbe nella diffusione [o almeno nella mancata condanna] di atteggiamenti omofobi. Non solo i compagni di classe, ma anche i docenti, sarebbero coinvolti!

Nell'ambito dell'insegnamento della letteratura italiana, tre sono le strade che si possono percorrere per contribuire a migliorare la società.

La prima è quella di affrontare senza reticenze la biografia di scrittori omosessuali e la lettura di opere letterarie in cui il tema dell'omosessualità viene affrontato [analogamente a quanto potrebbero fare insegnanti di storia, storia dell'arte, storia della musica, letterature straniere, psicologia, ecc.].

Studiare Pasolini, Forster o Marguerite Yourcenar; leggere opere come Ernesto di Saba può far emergere un dato inoppugnabile che gli omofobi tendono a sottovalutare: la presenza dell'amore omosessuale in tutte le culture e nella natura umana.

La seconda, più complessa, è quella di rileggere alcuni autori e testi in una chiave nuova.

In un articolo di Saverio Aversa, pubblicato da "Nazione Indiana", su un convegno intitolato L'arte del desiderio. Omosessualità, letteratura, differenza, si riportano, ad esempio, le parole dello scrittore Franco Buffoni, secondo cui, quando anche le università italiane [e per conseguente ricaduta, anche la scuola] apriranno ai gender studies, sarà possibile rileggere in modo differente molti autori.

La terza è infine quella di portare i ragazzi a riflettere sulla letteratura come portatrice di valori, ma anche di pregiudizi, tipici di un'epoca, di una società o classe, o semplicemente di un autore o di un critico.

L'esempio forse più ovvio, in quanto rientra tra le letture che ogni liceale affronta in classe, è, in proposito, il famosissimo episodio dell'incontro tra Brunetto Latini e Dante nel XV dell' Inferno.
Il lungo dibattito critico sulla questione ci sembra ben riassunto nelle parole di Francesco Gnerre, autore di un commento alla Commedia edito dalla Casa editrice Petrini - De Agostini Scuola: "non credo sia il caso di parlare di omofobia a proposito di Dante. L’omofobia, come la conosciamo noi, nasce nell’Ottocento quando viene inventata “l’omosessualità”, quando gli omosessuali diventano una categoria. Dante è un uomo del suo tempo e come uomo del suo tempo costruisce il suo Inferno sulla base della gerarchia dei peccati elaborata qualche anno prima da Tommaso d’Aquino. La sodomia è per lui un peccato, ma la condanna in nome della legge cristiana coesiste con la pietà dell’uomo nei confronti della fragilità umana e si tratta comunque di un peccato che non esclude né la riverenza affettuosa né il rispetto ammirato per Brunetto e per i grandi fiorentini che sono insieme a lui. Insomma la sodomia non era per Dante una “malattia” di cui provare vergogna come sarebbe stato in epoca moderna. Ad alcuni critici è parsa anche strana la collocazione di Brunetto tra i sodomiti, perché, si è detto, non esistono altre testimonianze, prima di questi versi della sua sodomia." [Fonte]

Alla base di una scuola e di una società più giuste e meno conflittuali stanno comunque il rispetto delle persone, studenti e docenti, nella loro complessa umanità e nei loro sentimenti.

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