mercoledì 17 ottobre 2012

Oltre le 18 ore di lezione: gli standard europei e la realtà italiana. Appello ai lettori per una raccolta di informazioni

Una delle motivazioni con cui il governo italiano tenta di giustificare la proposta di un aumento delle ore di lavoro in classe [e dunque anche a casa] dei docenti italiani consiste in un presunto allineamento agli "standard europei".

Accantoniamo momentaneamente l'obiezione che la suddetta motivazione non viene fatta valere per altri aspetti come, ad esempio, 1. l'ammontare degli stipendi in rapporto al costo medio della vita nel luogo di residenza/lavoro; 2. la presenza-assenza a scuola di uno spazio adeguato dove poter preparare le lezioni e correggere, di una scrivania, di un computer personale; 3. la possibilità di vedere rimborsate alcune spese come quelle per l'acquisto di libri, di computer, di strumenti per la didattica, di iscrizione a corsi di aggiornamento e, al contrario, la necessità di comprare con i propri soldi materiale indispensabile allo svolgimento delle lezioni.

Concentriamoci su un aspetto che ci sta particolarmente a cuore e domandiamoci: come gli insegnanti europei correggono? quanto tempo dedicano a questa attività? dove viene svolta questa attività? quanto ricevono per questo lavoro? esiste o è esistito un momento di riflessione critica sul carico di lavoro dei docenti e un tentativo di renderlo palese?

Una amica ci raccontava che in Danimarca esiste una particolare commissione che certifica un compenso in rapporto alle seguenti variabili: numero di prove/studenti, difficoltà, tempo necessario per correggere e valutare le prove. L'informazione è confermata da una lettera aperta al Ministro Profumo della prof.ssa Antonietta Brillante [pubblicata su il Manifesto.it e altre testate giornalistiche e blog].

Un'altra amica ci parlava del "coefficiente correttore" in vigore nelle scuole europee, il quale calcolerebbe il valore effettivo di una lezione (quanti alunni, correzioni sì o no).

Purtroppo, però, non siamo riusciti a reperire informazioni precise e fonti certe, anche in lingua straniera, valide per i Paesi dell'Europa.

Saremo grati a chiunque volesse segnalarci delle fonti a cui attingere, ossia dei link a siti/documenti/ricerche, anche in lingue straniere, sulla base dei quali potere rispondere ai nostri interrogativi e potere comparare gli standard in vigore in Europa, come contributo a una presa di coscienza sociale e riflessione critica.

Possiamo però descrivere la realtà italiana: la legislazione italiana NON prevede alcun compenso specifico per la correzione delle verifiche scritte e per il LAVORO domestico. Indipendentemente dalla materia insegnata, dal numero di classi e dal numero di allievi. Il comma 2 dell'art. 29 del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro [vedi] recita: "Tra gli adempimenti individuali dovuti rientrano le attività relative: a) alla preparazione delle lezioni e delle esercitazioni; b) alla correzione degli elaborati; c) ai rapporti individuali con le famiglie."

In Italia, come sanno benissimo studenti e genitori di tutti i livelli scolari, le discipline sono catalogate come "scritte", "orali" e "pratiche". Chi opera nella scuola sa bene che per le materie orali o pratiche non esiste alcuna seria riflessione sul rapporto tra ore di lezione in un anno, numero di allievi della classe e numero di prove obbligatorie [e che le decisioni in proposito vengono lasciate ai docenti e ai consigli di classe, i quali spesso si limitano a dichiarazioni programmatiche generiche quali "almeno due valutazioni a quadrimestre", "non meno di due scritti per quadrimestre"]. E' noto però che il proliferare di progetti che sottraggono ore alle spiegazioni e alle prove, l'aumento esponenziale del numero di allievi per classe, la presenza sempre più alta di studenti con varie difficoltà, hanno causato un drastico calo delle cosiddette "interrogazioni" [che si tengono in classe] e, per i docenti di tutte le discipline, un aumento vertiginoso di test scritti [che bisogna preparare e correggere a casa]. Altrimenti si rischierebbe di occupare tutto il tempo a disposizione in classe per interrogare. Per le materie scritte, invece, è tradizione consolidata assegnare delle prove di varia lunghezza e complessità, prove che ovviamente vengono corrette a casa.

{Come noto, questa tripartizione [prove scritte, test e interrogazioni orali] si riflette al termine del ciclo di studi superiori nell'esame di stato che prevede appunto due prove scritte [di cui una è sempre Italiano], una terza prova e un colloquio orale.}

Chi prepara i test ed elabora le tracce per gli scritti che vengono assegnati durante l'anno? Chi corregge test e scritti? E' questo un LAVORO? Cosa percepisce la persona per questo LAVORO? E' giusto?

Le risposte che noi diamo alla terza e quarta domanda sono: "Sì, è un LAVORO molto onoroso, che implica tempo e un'elevata professionalità." e "I docenti italiani NON percepiscono alcun compenso per questo LAVORO". La risposta alla quinta domanda è lasciata al lettore. A noi sembra che la risposta sia "NO".

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