sabato 20 ottobre 2012

Due sistemi a confronto. Una riflessione sulla scuola a partire dallo spot della campagna Porta a scuola i tuoi sogni

Confrontiamo il video di una recente iniziativa del Miur e un video sul sistema educativo danese.

Il primo, in italiano, promuove la campagna "Porta a scuola i tuoi sogni".



Il secondo video, in inglese, è una breve presentazione del sistema educativo danese. E' stato elaborato nel 2009, in occasione del meeting internazionale ASEMME2 [Asia Europe Meeting for Education Ministers], in vista del successivo incontro [ASEMME3], che si sarebbe tenuto a Copenhagen nel 2011.



Entrambi i filmati hanno il connotato dell'ufficialità in quanto si trovano su siti istituzionali: quello italiano è visionabile infatti sia sul canale YouTube del Miur sia su una pagina tumblr che fa riferimento allo stesso Ministro dell'Istruzione [a cui si accede direttamente oppure tramite un link dal sito omonimo della campagna]; il secondo è presente sul sito del Ministero dell'Istruzione danese [The Ministry of Children and Education]. Si può pertanto affermare che entrambi forniscono una "rappresentazione" della scuola da parte di coloro a cui spetta l'organizzazione e la gestione del sistema formativo, o -se vogliamo- che entrambi sintetizzano il programma o le ambizioni del rispettivo Paese o governo.

Ma analizziamo insieme l' "immagine" che si vuole dare e chiediamoci: gli ambienti risultano "reali", corrispondenti agli spazi in cui ogni giorno docenti e allievi passano le giornate o che i loro genitori hanno modo di apprezzare quando si recano a scuola? oppure, come spesso accade quando si vede un film o una pubblicità, i luoghi sembrano più ampi, più ricchi, più attraenti di quelli che siamo soliti frequentare noi "poveri mortali"?
Quali differenze ci sono in proposito tra i due Paesi   e u r o p e i?

Qualche giorno fa, una docente italiana, Antonietta Brillante, ha scritto una lettera aperta al Ministro dell'Istruzione, pubblicata su varie testate e blog: il manifesto, Panorama, ecc. In essa viene proprio descritta la realtà delle scuole italiane e di quelle danesi, visitate dalla professoressa in occasione di uno scambio. Leggiamo:

le nostre scuole, per quanto riguarda le strutture, i materiali didattici, gli spazi e i tempi della didattica, sono proprie di un Paese arretrato e sottosviluppato. [...]


a  Skive, e nelle altre scuole danesi che ho visitato, i miei colleghi non solo non hanno cattedre di formica verde, ma hanno un piccolo studio dove possono fermarsi, nelle ore  libere tra un impegno e l'altro, e correggere compiti, studiare,  riposarsi. Hanno in dotazione computer; hanno sale-professori attrezzate con cucine, salottini con tavolini e divani, distributori gratuiti di bevande calde e fredde. Vuole venire a Pistoia, signor ministro, a vedere che cosa ho a disposizione io, nella mia scuola, quando devo restare intere giornate, [...] 
Venga, e le mostrerò volentieri  la sala-professori, i bagni per gli insegnanti e, se vorrà vederli, anche quelli per gli studenti; se viene quando il freddo sarà arrivato, si copra bene, perché lo scorso anno, a gennaio, per diversi giorni,  la temperatura, nelle aule, non superava i 10°. Le mostrerò volentieri le lavagne di ardesia, dove  tento di presentare mappe concettuali con gessi talmente scadenti che le cimose polverose non riescono a cancellare i segni. Le mostrerò le poche aule che hanno carte geografiche degne di un mercato del modernariato e quelle invece ancora più spoglie, dove, però, può darsi che penzoli un crocifisso privo di una gamba o di un braccio.
Chissà se i docenti danesi potrebbero smentire la prof.ssa Brillante e dichiarare che anche le loro scuole non sono quelle che si vedono nel filmato del loro ministero! che il loro ministro sta bleffando oppure "sognando"!

Ma non facciamoci prendere dall'ironia; torniamo alla comparazione.

Il video italiano parte con un riferimento al "passato", o a ciò che si vuole relegare in una fase ormai superata, e descrive un presente/futuro.

Il secondo filmato, pur condividendo alcuni tratti tipici della "promozione" [questo era lo scopo e lo si dichiara a chiare lettere sul sito del Ministero], descrive una realtà, una situazione che è sotto gli occhi di tutti.

Osserviamo ora i contenuti e lo stile del video italiano.

Ecco la trascrizione di quanto si ascolta:

"Quando studiavo io c'erano i libri di carta e le lavagne con il gesso; e imparavamo solo dalle maestre e dai professori. Oggi c'è Internet; ci sono i libri elettronici, le lavagne digitali. E succede anche che siamo noi insegnanti a imparare dai ragazzi. Quello che non è mai cambiato è il valore dello studio. Lo sapevate che in latino "studio" vuol dire anche "amore". Infatti studiare significa amare, e cioè dare un senso alla nostra vita, e a quella degli altri. Non importa se leggiamo un libro con le pagine o il monitor di un computer. Non importa neanche se le scuole non sono perfette e se studiare, a volte, ci sembra perfino inutile. Cerchiamo con tutte le forze di cambiare quello che non va, ma non smettiamo mai di amarla, la nostra scuola. Perché un futuro migliore per tutti è scritto nel miglior presente che riusciamo a realizzare insieme."

"C'erano i libri di carta e le lavagne con il gesso"? Oggi non ci sono più?
"Imparavamo solo dagli insegnanti"? Mah? Non c'erano le biblioteche, le enciclopedie, la televisione del maestro Manzi?
"Oggi ci sono le lavagne digitali"? Sì, ma quante? Una in ogni classe o una per ogni istituto?

A chi si rivolge l'emittente? A quale destinatario? Evidentemente ai ragazzi, che cerca di blandire con allusioni dal tono paternalista ["Oggi [...] siamo noi insegnanti a imparare dai ragazzi"; "Lo sapevate che..."].

C'è sempre coerenza oppure si dà il classico colpo al cerchio e alla botte? Una volta -come in una fiaba-  "c'erano i libri di carta. [...] Oggi c'è Internet; ci sono i libri elettronici", MA, notate bene, subito dopo si ammette che  "non importa se leggiamo [ancora] un libro con le pagine o il monitor di un computer." Come la mettiamo?

L'emittente si assume le proprie responsabilità? E, prima ancora, chi parla? E' il professor Vecchioni che sorride accattivante alla fine del filmato? Oppure il Ministro che ha finanziato lo spot e che ora chiede a tutti, sulla pagina tumblr, di dare suggerimenti? ["questo è uno spazio aperto a studenti, insegnanti e a tutto il personale, per raccontare le suggestioni sulla scuola... Uno spazio per le idee e, perché no, per i sogni"].

La maggioranza dei docenti di ieri e di oggi potrebbero confermare, come si dice nel video: "Cerchiamo con tutte le forze di cambiare quello che non va, ma non smettiamo mai di amarla, la nostra scuola."

Ma ai Ministri, ai governi, i cittadini europei chiedono proprio di "cambiare quello che non va", non un generico "abbiamo fatto del nostro meglio"! Al proprio governo, al proprio ministro, i cittadini italiani domandano quanto i governi e i ministri della Danimarca hanno fatto per i ragazzi e gli insegnanti danesi: reclamano "quelle" classi, "quelle" scuole, "quegli" standard!

Che "un futuro migliore per tutti sia scritto nel miglior presente che riusciamo a realizzare insieme" docenti e studenti lo sanno bene perché vivono fianco a fianco ogni giorno. Ma ai governi che si richiamano agli standard europei, i cittadini chiedono di non usare il futuro come uno slogan, ma di impegnarsi concretamente! Chiedono di investire nella scuola, non di sottrarle fondi; di rispettare il lavoro dei docenti, non di contribuire al loro affossamento sociale o di far leva, magari involontariamente, sui pregiudizi relativi allo scarso lavoro dei propri dipendenti.  

Cosa si apprende dal video danese?

- che esiste uno stretto legame tra educazione e lavoro, tra mondo della scuola e luoghi di lavoro (teoria nel primo; pratica nei secondi), e che si è da tempo superata l'idea dell'apprendimento nelle sole aule scolastiche;

- che i lavoratori sono coscienti delle proprie responsabilità nei confronti della società, dell'ambiente e delle sfide di un mondo globalizzato;

- che uno staff di istruttori altamente specializzati è una componente vitale nell'acquisizione di un comportamento responsabile e di un codice di condotta;

- che i conflitti sociali sono scarsi a causa degli accordi collettivi tra sindacati e datori di lavoro; che lo stato, i datori di lavoro e i sindacati sono diventati partner educativi mentre un tempo erano in competizione tra loro;

- che per far fronte al grande numero di lavoratori che perdevano il lavoro si è investito nella loro riqualificazione [il 6% perde il proprio lavoro ma una uguale percentuale ne trova un altro dopo un processo di studio e riqualificazione].

In sintesi, il video danese trasmette a noi l'idea di un progetto educativo ampiamente condiviso dalla società perché vantaggioso per tutti; di uno sforzo comune a cui contribuiscono tutti i differenti attori; di una società -possiamo dirlo?- molto più evoluta ed "adulta", che valorizza le potenzialità e le esigenze professionali e umane di ognuno, dai bambini ai lavoratori, agli addetti del mondo della scuola.

{Ricordiamo che il video rappresenta la sintesi di un complesso programma che viene illustrato ampiamente sul sito del Ministero danese e a cui rinviamo qualora qualche lettore volesse approfondire l'argomento.}

A conclusione della nostra analisi comparativa, ci pare di poter dire che il video italiano sembra, anzi è, un vero "spot"; il video danese è piuttosto un "bel" documentario, coerente con un articolato programma. Per noi italiani è anche "un monito".

Come abbiamo già ricordato, la durata e gli scopi per cui i filmati sono stati prodotti erano differenti. Per quanto ci concerne, auspichiamo che anche in Italia venga realizzato un "bel filmato" con gli standard di qualità e di rigore di quello dei nostri partner europei. Potremo allora pensare che i   s o g n i   siano diventati   r e a l t à.

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Aggiornamento del 23.10.2012: Un articolo di Tiziana De Giorgio [Repubblica.it, 23 ottobre 2012] informa che il video è stato girato nella Deutsche Schule Mailand, la Scuola Germanica di Milano, la cui frequenza è garantita da una retta di 5400 euro all'anno. Ma anche in quell'istituto -a detta di uno studente- non ci sarebbero tutte le attrezzature che si vedono e che sarebbero state portate dalla produzione.
L'autore della clip ha dichiarato che "non è uno spot sulla scuola italiana: è un video sullo studio, sull'importanza dello studio. E' un video che prova a trasmettere un unico, forte messaggio: anche se la nostra scuola non va, anche se non funziona, anche se in qualche caso [cade] letteralmente a pezzi, ricordiamoci che studiare è l'unica cosa che ci salva. L'unica che ci assicura un futuro [...]"

Il testo del video italiano è stato scritto da Riccardo Luna, Paolo Iabichino e Roberto Vecchioni, come viene chiarito in un articolo del quotidiano online ilpost.it.

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