sabato 21 aprile 2012

"Paolo e Francesca" di Raffaello Matarazzo



Il canale YouTune Santibailorchannel 2, il cui obiettivo è di "contribuire a conservare la memoria di quelle pellicole italiane "che non passano mai" (o molto di rado) nei canali convenzionali", ha caricato il film Paolo e Francesca. La storia di Francesca da Rimini di Raffaello Matarazzo (1949), con Odile Versois [Tania de Poliakoff-Baïdaroff] (Francesca da Rimini), Armando Francioli (Paolo Malatesta), Andrea Checchi (Gianciotto Malatesta), Aldo Silvani (L'Astrologo di Corte), Dedi Ristori (L'Ancella di Francesca), Nino Marchesini (Il Conte Guido), Angela Lavagna (La Madre Badessa), Roberto Murolo (Il Giullare di Corte), Enzo Musumeci (Capitan Manfredi), Guido Morisi (Capitan Usodimare), Giulio Tomasini (Capitan Verucchio); sceneggiatura di Vittorio Nino Novarese, Vittorio Calvino e Raffaello Matarazzo.




Guarda il film.





Proviamo ad abbozzare una analisi del film:

1. Divisione in sequenze

- Siamo nel 1277: Ravenna, assediata da Gianciotto Malatesta, signore di Rimini, è difesa dal suo signore, Guido da Polenta.
- Gianciotto discute coi suoi capitani; suo fratello Paolo li informa che Ravenna viene costantemente rifornita di grano e, fintanto che durerà tale situazione, sarà difficile espugnare la città. Bloccando i rifornimenti, si potrebbe prenderla per fame. L’impresa non appare degna di un soldato, ma Paolo si offre.
- Paolo tenta di penetrare in città, ma viene scoperto; riesce a fuggire e a rifugiarsi presso un convento, facendo leva sul diritto d’asilo di cui godeva la Chiesa.
- Ad aprirgli la porta del convento è proprio Francesca, che gli cura le ferite e provvede a farlo condurre fuori dalla città nemica.
- L’astrologo ricorda a Gianciotto la profezia “il fratello ucciderà il fratello”.
- Gianciotto pensa di combinare un matrimonio con la figlia di Guido da Polenta e i suoi inviati comunicano la proposta al signore di Ravenna.
- Guido rivela alla figlia le condizioni di Gianciotto: le nozze saranno il pegno della pace tra i due contendenti.
- Francesca piange di fronte all’altare; esce per recarsi al convento e lungo la strada delle donne implorano la fine del conflitto.
- Francesca si confida con la Madre Badessa; al termine del colloquio dichiara di avere compreso quale sia il suo dovere.
- Paolo entra in città e tutti credono che sia il promesso sposo di Francesca.
- Paolo rivela la natura della sua missione: rappresentare i fratello nel matrimonio per procura.
- Francesca, inizialmente felice di vedere che il (presunto) futuro sposo è proprio il giovane di cui si era invaghita, sviene quando apprende la verità.
- Si celebra il matrimonio per procura.
- Gianciotto si lamenta con l’astrologo di corte che tutti gli sarebbero devoti per opportunismo; Mastro Matteo vorrebbe gettare discredito su Paolo, ma Gianciotto è convinto che dal fratello non gli possa venire inganno.
- Mentre si recano a Rimini, Paolo e Francesca fanno una sosta lungo la strada: il cavaliere confida alla dama di non avere sospettato che proprio lei fosse la donna che il fratello aveva chiesto in sposa; in caso contrario, si sarebbe opposto alle nozze. Francesca è convinta che Dio abbia voluto metterli alla prova. I due capiscono di amarsi, ma anche di dovere affrontare il proprio destino.
- Una volta giunti a destinazione, apprendono che Gianciotto era uscito per andare loro incontro.
- Colloquio tra i due coniugi: Gianciotto non vuole la pietà di nessuno; nemmeno della moglie.
- Mentre un menestrello canta nel cortile del castello, ognuno dei tre protagonisti vive nella sua stanza il proprio tormento interiore.
- Gianciotto fa frustare un suddito che aveva osato chiamarlo “lo sciancato”.
- Gianciotto chiede aiuto a Paolo, che suggerisce di trasformare la fortezza in una corte d’amore.
- Francesca fa chiamare Paolo presso un laghetto: gli rivela l’intenzione di farsi rimandare dal padre.
- Gianciotto incarica Mastro Matteo della trasformazione della rocca; l’astrologo ripete al padrone la frase “gioventù va verso gioventù".
- Un banchetto allietato da danze e musiche segnala la trasformazione della residenza, sebbene il padrone sia ancora un po’ rozzo.
- Francesca incontra Paolo nella cappella; un giovane paggio e la fedele ancella Ornella, che si erano occupati di trasmettere il messaggio al cavaliere, vengono inutilmente sottoposti a tortura dall’astrologo.
- In un colloquio con la cognata, Paolo dichiara che non gli restano che i libri. Francesca è convinta che Ornella sia partita improvvisamente. I due leggono il famoso passo di Lancillotto e Ginevra.
- Francesca chiede a Mastro Matteo una pozione per dormire. L’uomo le consegna un flacone, facendole credere che una dose eccessiva potrebbe procurare la morte.
- A Gianciotto, Matteo fa invece credere che la moglie volesse un filtro d’amore.
- L’ancella, sottoposta a torture, si sfoga contro Gianciotto “lo sciancato”.
- Paolo invita Francesca a fuggire; la donna rifiuta e chiede di essere lasciata sola per procurarsi la morte. Paolo, che ha intuito, le propone di farla finita insieme.
- Sopraggiunge Gianciotto che ferisce a morte i due innamorati; prima di morire, Francesca gli rivela la sua vera intenzione; Gianciotto intuisce l’inganno tramato dall’astrologo.
- Nei fotogrammi finali, in sovrimpressione, compaiono i versi di Dante:
Amor che a cor gentil ratto s’apprende
Amor che a nullo amato amar perdona
Amor condusse noi ad una morte


2. Personaggi.

Descrivi i personaggi principali: Gianciotto, Paolo, Francesca, Mastro Matteo.

G.: Come viene descritto il signore di Rimini? Che rapporti vi sono inizialmente tra i due fratelli? Come accoglie la moglie e reagisce al suo iniziale rifiuto? Perché fa frustare un suddito che aveva osato chiamarlo sciancato? Come mai accetta i suggerimenti di Paolo in merito alla trasformazione della casa? Come si comporta durante il banchetto? E alla fine, dopo avere ucciso la moglie?

F.: sin dall’inizio, quando Paolo si rifugia nel convento, come viene presentata Francesca? E dopo il colloquio con la Madre Badessa? Come reagisce all’arrivo di Paolo e alla scoperta che non è lui l’uomo che avrebbe dovuto sposare? Cosa dice nel colloquio che ha con Paolo durante il viaggio verso Rimini? Come mai appare poco più che una bambina a Gianciotto? Quale risoluzione prende Francesca? Perché non accetta di fuggire con Paolo?

P.: rispetto al fratello, quali caratteristiche ha Paolo? Perché, ad un certo punto, egli dice che il destino è stato spietato con lui?

M.: questo personaggio, che unisce in sé le nature del saggio, del consigliere malizioso e maligno, del torturatore, ha un ruolo centrale nella vicenda. Come ci appare all’inizio, quando dà da mangiare al falcone? Perché sin dall’inizio Paolo sembra l’unico a non ascoltarlo? Quali profezie ripete spesso? Come si comporta con il paggio, l’ancella, Francesca e il suo padrone?

3. Tempi e luoghi.


Quando e dove si svolge la vicenda? Secondo te, vi è una fedeltà agli ambienti, ai costumi e alle caratteristiche dell’epoca?

Il film fu girato nella Rocca di Gradara, il cui restauro – si legge nel sito www.castellodigradara.it - fu inizialmente [1923] affidato dall’ultimo proprietario, Umberto Zanvettori, a Gustavo Giovannoni, esperto di architettura medievale; quest’ultimo abbandonò l’incarico quando il committente si fece condizionare da un gusto di matrice dannunziana.

Le bellissime miniature del Codex Manesse (Cod. Pal. Germ. 848), un manoscritto copiato e illustrato tra il 1304 e il 1340, possono darci un'idea dei costumi in uso alla fine del 1200.

4. Tematiche.

Quali temi affronta il film?

5. Critica.

Il film fu girato nel 1949, epoca in cui si stava sviluppando la corrente del neorealismo (’43-’55 circa), elemento che ha certo influito nei giudizi dei commentatori. Potrebbe essere definito un “melodramma”. Perché?

Tra le critiche disponibili online, puoi leggere la recensione-stroncatura di Giuseppe Rausa:

"il solito film targato Lux (l’ “illuminata” casa di produzione torinese) nel quale si elogia l’attrazione amorosa innanzitutto, al di là di ogni remora e di ogni impegno di fedeltà precedentemente siglato. Mentre Dante collocava i due amanti all’Inferno, pur riservando loro uno sguardo pietoso e commosso, la tradizione letteraria, operistica e cinematografica che si è ripetutamente occupata della vicenda delinea la storia dei due innamorati con ben diversa partecipazione emotiva. In questa differente logica - ovviamente successiva al 1789 e all’affermarsi del modernismo ideologico - si succedono Silvio Pellico (1815) e Gabriele d’Annunzio (1901) in campo letterario, Ciaikovskij (1877) in ambito sinfonico, Thomas, Rachmaninov e soprattutto il nostro Zandonai (1914) in sede operistica e infine numerose versioni cinematografiche (parecchie quelle italiane dell’epoca del muto, tutte intitolate Francesca da Rimini) per poi giungere alla versione Matarazzo - Lux.
Due ulteriori notazioni vanno aggiunte: la riconferma che il cinema italiano del dopoguerra lavora sui medesimi soggetti che erano propri della tradizione lirica, in una perfetta continuità volta a fare del cinema il vero e unico erede del melodramma e la fermezza invece ribadita dal mondo cattolico il quale, nel giudicare negativamente (affibbiandole il solito “escluso”) la pellicola di Matarazzo, dimostra di non avere mutato prospettiva rispetto all’immortale
Commedia dantesca.
Dunque Matarazzo cantore dell’adulterio dopo il Matarazzo cantore dell’amore coniugale: il pubblico appare perplesso e decreta un solenne e meritato fiasco per questa raffazzonata pellicola dove attori bamboleggianti (si salva appena Andrea Checchi nel ruolo del terribile Gianciotto Malatesta), dialoghi letterari, abbondanza claustrofobica di interni (per risparmiare) e scene belliche approssimative fanno naufragare il lavoro nel tedio più assoluto. Invano la discreta partitura in stile veristico di Alessandro Cicognini cerca di rinvigorire la narrazione, sottolineando l’impostazione complessiva del lavoro, sostanzialmente ereditata dal teatro lirico, mentre in ambito di sceneggiatura (addirittura sei gli scrittori impegnati, regista compreso) ci si limita a scopiazzare l’
Otello shakespeariano, affidando all’astrologo (Aldo Silvani) di Gianciotto il compito di instillare in lui - giorno dopo giorno - il sospetto dell’infedeltà di Francesca.

Sei d'accordo? Quale impressione ha fatto a te il film?

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