sabato 11 febbraio 2012

"Mi chiamo Italo Calvino". Un'intervista allo scrittore

Guarda l'intervista allo scrittore Italo Calvino [dal sito della Rai].

Ecco la trascrizione della prima parte. Nella seconda parte, dai minuti 03:34, Calvino parla di Robert Louis Stevenson, da lui considerato "un modello di scrittore, di narratore puro" e, in particolare, del romanzo Il Signore di Ballantrae (1888). Dal min. 07:03 Calvino parla del Visconte dimezzato. L'intervista si conclude con l'affermazione, riferita a se stesso, di "essere ancora un bambino buono".

"Come ti chiami?
Mi chiamo Italo Calvino.

E dove sei nato?
Sono nato a Sanremo. Sono tanto nato a Sanremo che sono nato in America, perché una volta i sanremesi emigravano molto in America, soprattutto in America del Sud.

A far che cosa?
Per fare i più vari mestieri. Mio padre appunto stava in America e appartiene alla categoria di sanremesi che sono tornati. E' tornato poco dopo la mia nascita e io ho vissuto a Sanremo i primi venticinque anni della mia vita, ininterrottamente.

Che mestiere fai?
Faccio lo scrittore.

Cosa vuol dire?
Scrivo delle cose che a volte diventano dei libri, che vengono pubblicati e venduti nelle principali librerie.

Tu a che età sei stato bambino?
Sono stato bambino molto a lungo.

Quando eri bambino con che cosa e con chi giocavi?
Giocavo con degli spazi, con degli ambienti. I giochi si dividono in due categorie: quelli che si fanno in un ambiente delimitato - per esempio un campo da football - e quelli che si fanno al di fuori di un ambiente: come fare un certo percorso.

Qual è il primo gioco che fa un bambino di tre, quattro anni quando lo portano a spasso?
Vede un muretto e vuole camminarci sopra, magari tenuto per mano. Questa cosa del muretto in fondo mi è sempre rimasta.

Un po' da Tom Sawyer.
Sì, per esempio andare fino alla punta del molo, saltando da uno scoglio all'altro. Oppure percorrere un torrente senza mai passare per le strade, ma da una pietra all'altra del torrente superando i punti difficili, i piccoli laghetti.

I tuoi giochi erano più solitari, o erano giochi di gruppo?
Ho avuto una prima parte dell'infanzia piuttosto solitaria. Ma questa cosa del percorso in fondo mi è rimasta in tutte le cose che faccio: andare da un punto a un altro superando determinate difficoltà. Questo è piuttosto solitario. [...]"

[Fonte del testo. NB Talvolta la trascrizione si differenzia lievemente dalle parole dello scrittore]

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