martedì 9 agosto 2011

"Tu dormi": Leopardi e la musica

Partiamo da una premessa: è ampiamente noto che il tema della musica è presente in molte liriche di Leopardi, non a caso intitolate Canti. Un esempio, fra i molti che si potrebbero fare, può chiarire quanto detto: il canto che a tarda notte il giovane Giacomo udiva allontanarsi a poco a poco, fatto che produceva in lui una sensazione dolorosa.

Dolce e chiara è la notte e senza vento,
E queta sovra i tetti e in mezzo agli orti
Posa la luna, e di lontan rivela
Serena ogni montagna. O donna mia,
Già tace ogni sentiero, e pei balconi
Rara traluce la notturna lampa:
Tu dormi, che t'accolse agevol sonno
Nelle tue chete stanze; e non ti morde
Cura nessuna; e già non sai né pensi
Quanta piaga m'apristi in mezzo al petto.
Tu dormi: io questo ciel, che sì benigno
Appare in vista, a salutar m'affaccio,
E l'antica natura onnipossente,
Che mi fece all'affanno. A te la speme
Nego, mi disse, anche la speme; e d'altro
Non brillin gli occhi tuoi se non di pianto.
Questo dì fu solenne: or da' trastulli
Prendi riposo; e forse ti rimembra
In sogno a quanti oggi piacesti, e quanti
Piacquero a te: non io, non già ch'io speri,
Al pensier ti ricorro. Intanto io chieggo
Quanto a viver mi resti, e qui per terra
Mi getto, e grido, e fremo. Oh giorni orrendi
In così verde etate! Ahi, per la via
Odo non lunge il solitario canto
Dell'artigian, che riede a tarda notte,
Dopo i sollazzi, al suo povero ostello;
E fieramente mi si stringe il core,
A pensar come tutto al mondo passa,
E quasi orma non lascia. Ecco è fuggito
Il dì festivo, ed al festivo il giorno
Volgar succede, e se ne porta il tempo
Ogni umano accidente. Or dov'è il suono
Di que' popoli antichi? or dov'è il grido
De' nostri avi famosi, e il grande impero
Di quella Roma, e l'armi, e il fragorio
Che n'andò per la terra e l'oceano?
Tutto è pace e silenzio, e tutto posa
Il mondo, e più di lor non si ragiona.
Nella mia prima età, quando s'aspetta
Bramosamente il dì festivo, or poscia
Ch'egli era spento, io doloroso, in veglia,
Premea le piume; ed alla tarda notte
Un canto che s'udia per li sentieri
Lontanando morire a poco a poco,
Già similmente mi stringeva il core.
[Fonte]

Ora una suggestione musicale ci fa ipotizzare che alla base di alcune stupende immagini poetiche pssano esserci delle composizioni musicali. E' questo il caso della donna che, tornata dalla festa, può riposare tranquillamente, al contrario del poeta che non riesce a prendere sonno.

Ascoltiamo un componimento di Bartolomeo Tromboncino (1470-1535), "Tu dormi", nell'esecuzione dell'Ensemble Doulce Mémoire diretto da Denis Raisin-Dadre:



e nell'esecuzione di Rómulo Vega-González:



Il testo:

Tu dormi io veglio a la tempesta e vento
su la marmorea petra di tua porta.
Tu dormi io veglio con amaro accento
ognhor chiamo pietà che per me è morta.
Tu dormi io veglio con grave tormento
né trovo al mio penar chi me conforta.
Tu dormi riposato senza affanno
e gli occhi miei serrati mai non stanno.


Il cantautore Angelo Branduardi ha ripreso il testo usato da Tromboncino nella raccolta Futuro Antico III. Ascolta:



Quello dell'amante non corrisposto e dunque affetto da insonnia è comunque un topos letterario/musicale, come si vede nel madrigale di Claudio Monteverdi [dal Settimo libro], eseguito dal complesso Concerto italiano, diretto da Rinaldo Alessandrini:



Il testo è di autore anonimo:

Tu dormi? Ahi, crudo core,
tu puoi dormir, perch'in te dorme amore.
Io piango, e le mie voci lagrimose
a te, che sorda sei,
portano invano, ahimé, l'aure pietose.
Ah, ben i pianti miei
pon far pietosi i venti:
ma te fan più crudele i miei lamenti.

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