giovedì 11 agosto 2011

Tasso e la musica: "Vezzosi augelli infra le verdi fronde"

Leggi il testo dell'ottava 12 dal canto XVI della Gerusalemme liberata [Fonte]:

Vezzosi augelli infra le verdi fronde
temprano a prova lascivette note;
mormora l'aura, e fa le foglie e l'onde
garrir che variamente ella percote.
Quando taccion gli augelli alto risponde,
quando cantan gli augei più lieve scote;
sia caso od arte, or accompagna, ed ora
alterna i versi lor la musica òra.


La strofa fa parte della descrizione del bellissimo giardino di Armida, di cui Rinaldo è prigioniero.

Ascolta il componimento di Giaches de Wert (1535-1596), dall'Ottavo Libro de' Madrigali a cinque voci (1586), nell'interpretazione dell'Ensemble Arte Musica:



Purtroppo, questo sembra essere attualmente l'unico madrigale su testi tasseschi di Giaches de Wert, disponibile su You Tube. Ricordiamo che il compositore mise in musica 14 ottave del poema. Alcune di queste composizioni sono contenute in un CD dell'etichetta Glossa, curato dal complesso La Venexiana. La prima appartiene al Settimo libro, pubblicato nel 1581 [l'anno della prima edizione del poema, ma copie "autografe" erano circolate sin dal 1575]: il madrigale Giunto a la tomba, ove al suo spirto vivo, basato sull'ottava 96 del XII canto della Liberata, in cui Tancredi si reca sulla tomba dell'amata Clorinda. Le altre appartengono all'Ottavo libro: sono, in aggiunta al madrigale appena ascoltato, Sovente, allor che su gli estivi ardori (GL, VII, 19); Forsennata gridava: -O tu che porte (GL, XVI, 40); Qual musico gentil, prima che chiara (GL, XVI, 43-47); Misera non credea ch'a gli occhi miei (GL, XIX, 106-107). Dedicato alla notte è invece il madrigale Usciva omai dal molle e fresco grembo (GL, XIV, 1).

Nel libretto che accompagna un cofanetto della casa discografica K617, intitolato Gerusalemme liberata. Le larmes de Jérusalem, a cui faremo spesso riferimento nei prossimi post, Maria Antonella Balsano, richiamandosi a uno studio di Lorenzo Bianconi, scrive: "L'impressionante efficacia drammatica della musica di Wert sulle stanze della Gerusalemme la rese "un modello imperativo" e un termine di paragone ineludibile per quanti nel corso degli anni vi si accostarono. Di fatto gli episodi trattati da Wert rimarranno quelli cui musicisti via via si accosteranno, pur selezionando di volta in volta ottave differenti."

I rapporti tra Wert e Tasso sono documentati dalla seguente citazione tratta dal dialogo La Cavaletta o vero de la poesia toscana (composto nel 1584, stampato nel 1587):
"Dunque lasciarem da parte tutta quella musica, la qual, degenerando, è divenuta molle ed effeminata: e pregheremo lo Striggio [il padre del librettista dell'Orfeo, ndr], e Iacches [Wert, appunto, ndr] e ’l Lucciasco [Luzzasco Luzzaschi, ndr], e alcuno altro eccellente maestro di musica eccellente, che voglia richiamarla a quella gravità, da la quale traviando, è spesso traboccata in parte, di cui è più bello il tacere che ’l ragionare."
Ma tutto il dialogo è di estrema utilità per comprendere il pensiero di Tasso in merito ai rapporti tra parola scritta e musica. Leggilo online grazie al sito Classici italiani.it .

E [quasi certamente] a Wert Tasso dedicò l'ode Ad un Musico:

Queste mie rime sparte
sotto dolci misure
raccolto hai tu ne le vergate carte
e coi dolci modi
purghi le voglie impure,
ove il mio stil talora
ne la tua voce e ne l'altrui s'onora
e più, quando le lodi
del bel Vincenzo
[Gonzaga ndr], e i pregi
canti degli avi gloriosi egregi.


[Cfr., scaricabile dal sito della Biblioteca dela Letteratura Italiana, Rime, Einaudi, p. 699, n. 643 {edizione di riferimento Le rime, a cura di Bruno Basile, Salerno, 1994}]

Ascolta ora il madrigale di Luca Marenzio (1533-1599), tratto dalla raccolta Madrigali a quattro voci. Libro Primo (1585), nell'esecuzione del gruppo Concerto Italiano, diretto da Rinaldo Alessandrini:



Imitando il ciclo di Wert, anche Marenzio inserì nel suo Quarto libro a cinque voci una serie basata sulle quattro ottave 96-99 del canto XII: Giunto a la tomba, ove al suo spirto vivo; Non di morte sei tu, ma di vivaci; Dalli lor tu ché se mai gli occhi gira; Ed amando morrò: felice giorno.

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