venerdì 12 agosto 2011

Tasso e la musica: "L'Armida del Tasso" di Francesco Eredi

L'Ensemble Elyma, diretto da Gabriel Garrido, ha inciso per l'etichetta K617 due CD con opere di Sfetano Bernardi, Giulio Santo Pietro de' Negri, Claudio Monteverdi, Giaches de Wert, Sigismondo D'India, Francesco Eredi, Domenico Mazzocchi, Biagio Marini, Francesco Fiamengo, Giovanni Battista Grillo e Antonio Cifra, intitolato Gerusalemme liberata. Les larmes de Jérusalem.

Le tracce musicali sono organizzate attorno a quattro eroine: Armida, Clorinda, Sofronia e Erminia.

Tra i componimenti della prima sezione spiccano quelli del ciclo di Francesco Eredi, L'Armida del Tasso posta in musica a cinque voci, col suo basso per suonare [...] opera terza (1629), raccolta in cui compaiono, divise in nove e dieci parti, altrettante ottave desunte dai canti XVI e XX del poema tassesco. Nel cofanetto citato in precedenza sono presenti alcuni brani del primo dei due cicli: mettono in musica l'invettiva della maga abbandonata da Rinaldo, un tema che avrà ampia fortuna nella storia della musica [si veda, per averne un'idea, l'elenco dell'enciclopedia Wikipedia] e a cui si erano già ispirati in precedenza musicisti come de Wert [Ottavo libro dei madrigali], Monteverdi [Terzo libro dei madrigali], Antonio il Verso e Sigismondo D'India.

Ascolta:



Leggi i testi; come detto, tutti tratti dal canto XVI [fonte]:

Ott. 56 (I parte)

Rimanti in pace, i' vado; a te non lice
meco venir, chi mi conduce il vieta.
Rimanti, o va per altra via felice,
e come saggia i tuoi consigli acqueta. -
Ella, mentre il guerrier così le dice,
non trova loco, torbida, inquieta;
già buona pezza in dispettosa fronte
torva riguarda, al fin prorompe a l'onte


Ott. 59 (II parte)

Vattene pur, crudel, con quella pace
che lasci a me; vattene, iniquo, omai.
Me tosto ignudo spirto, ombra seguace
indivisibilmente a tergo avrai.
Nova furia, co' serpi e con la face
tanto t'agiterò quanto t'amai.
E s'è destin ch'esca del mar, che schivi
gli scogli e l'onde e che a la pugna arrivi


Ott. 62 (V parte)

Or che farà? dée su l'ignuda arena
costei lasciar così tra viva e morta?
Cortesia lo ritien, pietà l'affrena,
dura necessità seco ne 'l porta.
Parte, e di lievi zefiri è ripiena
la chioma di colei che gli fa scorta.
Vola per l'alto mar l'aurata vela:
ei guarda il lido, e 'l lido ecco si cela.


Ott. 63 (VI parte)

Poi ch'ella in sé tornò, deserto e muto
quanto mirar poté d'intorno scorse.
- Ito se n'è pur, - disse - ed ha potuto
me qui lasciar de la mia vita in forse?
Né un momento indugiò, né un breve aiuto
nel caso estremo il traditor mi porse?
Ed io pur ancor l'amo, e in questo lido
invendicata ancor piango e m'assido?


Ott. 64 (VII parte)

Che fa più meco il pianto? altr'arme, altr'arte
io non ho dunque? Ahi! seguirò pur l'empio,
né l'abisso per lui riposta parte,
né il ciel sarà per lui securo tempio.
Già 'l giungo, e 'l prendo, e 'l cor gli svello, e sparte
le membra appendo, a i dispietati essempio.
Mastro è di ferità? vuo' superarlo
ne l'arti sue... Ma dove son? che parlo?


Ottava 65 (VIII parte)

Misera Armida, allor dovevi, e degno
ben era, in quel crudele incrudelire
che tu prigion l'avesti; or tardo sdegno
t'infiamma, e movi neghittosa a l'ire.
Pur se beltà può nulla o scaltro ingegno,
non fia vòto d'effetto il mio desire.
O mia sprezzata forma, a te s'aspetta
(ché tua l'ingiuria fu) l'alta vendetta.


Ottava 66 (IX parte)

Questa bellezza mia sarà mercede
del troncator de l'essecrabil testa.
O miei famosi amanti, ecco si chiede
difficil sì da voi ma impresa onesta.
Io che sarò d'ampie ricchezze erede,
d'una vendetta in guiderdon son presta.
S'esser compra a tal prezzo indegna sono,
beltà, sei di natura inutil dono.

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