domenica 28 agosto 2011

Tasso e la musica: "Aminta"


Nella foto Il lamento di Aminta (1614-15) di Bartolomeo Cavarozzi

Potrebbe sembrare strano che i musicisti che avrebbero attinto ampiamente alla Gerusalemme liberata e alle Rime, non abbiano fatto altrettanto per l'Aminta. Ecco cosa scrive in proposito Maria Antonella Balsano nel fascicoletto che accompagna il cofanetto di 2 CD dell'etichetta K617 Les larmes de Jérusalem, più volte citato: "Contrariamente a quanto ci si aspetterebbe, solo occasionalmente essa fu presa in considerazione e utilizzata dai musicisti: questo frutto precoce della musa tassesca era forse troppo in anticipo rispetto all'epoca che vedrà i primi melodrammi di corte, nei quali ritroviamo l'ambientazione pastorale per tanti versi ad essa affine. Così quei compositori che ne utilizzarono i versi, pur sullo scorcio del secolo (Simone Balsamino nel 1594, Erasmo Marotta nel 1600) e poi quando i primi melodrammi di corte erano già storia consolidata (Antonio il Verso nel 1612 con un libro purtroppo perduto), preferendo il recitativo rispetto ai cori, li convogliarono nella forma del madrigale polifonico".

Le musiche a cui si fa riferimento sono:
- Simone Balsamino, Le novellette [cfr. Andrea Chegai, Le novellette a sei voci di Simone Balsamino. Prime musiche su «Aminta» di Torquato Tasso (1594), Firenze: Olschki, 1993].
- Erasmo Marotta, Aminta musicale… Il primo libro di madrigali a cinque voci, con un dialogo a otto, Venezia: A. Gardano, 1600. Come risulta dalla voce del Dizionario Biografico degli Italiani, nel libro di musica del quadro di Cavarozzi sono visibili le pagine contenenti il madrigale Dolor che sì mi crucii, tratto da Aminta, vv. 1417-1438 = Atto III, scena II, vv. 94-115 [fonte]:

[AMINTA] Dolor, che sì mi crucii,
ché non m'uccidi omai? tu sei pur lento!
Forse lasci l'officio a la mia mano.
Io son, io son contento
ch'ella prenda tal cura,
poi che tu la ricusi, o che non puoi.
Ohimè, se nulla manca
a la certezza omai,
e nulla manca al colmo
de la miseria mia,
che bado? che più aspetto? O Dafne, o Dafne,
a questo amaro fin tu mi salvasti,
a questo fine amaro?
Bello e dolce morir fu certo allora
che uccidere io mi volsi.
Tu me 'l negasti, e 'l Ciel, a cui parea
ch'io precorressi col morir la noia
ch'apprestata m'avea.
Or che fatt'ha l'estremo
de la sua crudeltate,
ben soffrirà ch'io moia,
e tu soffrir lo dei.


Giusto Fontanini, nel trattato Aminta difeso, e illustrato (Venezia: Coleti, 1730, p. 119; digitalizzato da Google), è convito che dei quattro intermedi scritti dallo stesso Tasso "si servissero quei che rappresentarono l'Aminta in Firenze per l'ordine del Granduca, con l'accompagnamento delle macchine, e delle prospettive di Bernardo Buontalenti". Essi sono stati stampati da Marcantonio Foppa nelle Opere postume del Tasso, Roma: Dragondelli, 1666. Le medesime informazioni e il testo degli intermedi si trovano in Delle Opere di Tasso, Venezia: Monti & Compagno, 1735, Vol. 5, p. 207 (anch'esso digitalizzato da Google).

Sono perdute le musiche che Claudio Monteverdi compose per gli intermedi, su testo di Ascanio Pio di Savoia, per una rappresentazione dell'Aminta in occasione dei festeggiamenti per le nozze di Odoardo Farnese e Margherita de' Medici (1628). I temi degli intermezzi erano: Il castello incantato di Atlante, Didone ed Enea, Diana ed Endimione, Gli Argonauti, I quattro continenti [cfr. Paolo Fabbri, Monteverdi, Torino: EDT, 1985, pp. 268-279].

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