giovedì 28 luglio 2011

Il "petrarchismo musicale": "Chiare, fresche et dolci acque"

Leggi il testo della canzone CXXVI.

Ascolta la serie di madrigali che Jacques Arcadelt (1504c-1568) compose a partire dalle strofe della canzone, eseguiti dal The Consort of Musicke, diretto da Anthony Rooley [da un cd della Deutsche Harmonia Mundi 77162]:

1^ stanza:

Chiare, fresche et dolci acque,
ove le belle membra
pose colei che sola a me par donna;
gentil ramo ove piacque
(con sospir' mi rimembra)
a lei di fare al bel fiancho colonna;
herba et fior' che la gonna
leggiadra ricoverse
co l'angelico seno;
aere sacro, sereno,
ove Amor co' begli occhi il cor m'aperse:
date udïenza insieme
a le dolenti mie parole extreme.




2^ stanza:

S'egli è pur mio destino
e 'l cielo in ciò s'adopra,
ch'Amor quest'occhi lagrimando chiuda,
qualche gratia il meschino
corpo fra voi ricopra,
et torni l'alma al proprio albergo ignuda.
La morte fia men cruda
se questa spene porto
a quel dubbioso passo:
ché lo spirito lasso
non poria mai in più riposato porto
né in più tranquilla fossa
fuggir la carne travagliata et l'ossa.




3^ stanza:

Tempo verrà anchor forse
ch'a l'usato soggiorno
torni la fera bella et mansüeta,
et là 'v'ella mi scorse
nel benedetto giorno,
volga la vista disïosa et lieta,
cercandomi; et, o pietà!,
già terra in fra le pietre
vedendo, Amor l'inspiri
in guisa che sospiri
sì dolcemente che mercé m'impetre,
et faccia forza al cielo,
asciugandosi gli occhi col bel velo.




4^ stanza:

Da' be' rami scendea
(dolce ne la memoria)
una pioggia di fior' sovra 'l suo grembo;
et ella si sedea
humile in tanta gloria,
coverta già de l'amoroso nembo.
Qual fior cadea sul lembo,
qual su le treccie bionde,
ch'oro forbito et perle
eran quel dì a vederle;
qual si posava in terra, et qual su l'onde;
qual con un vago errore
girando parea dir: - Qui regna Amore. -




5^ stanza:

Quante volte diss'io
allor pien di spavento:
Costei per fermo nacque in paradiso.
Così carco d'oblio
il divin portamento
e 'l volto e le parole e 'l dolce riso
m'aveano, et sì diviso
da l'imagine vera,
ch'i' dicea sospirando:
Qui come venn'io, o quando?;
credendo d'esser in ciel, non là dov'era.
Da indi in qua mi piace
questa herba sì, ch'altrove non ò pace.




Congedo:

Se tu avessi ornamenti quant'ài voglia,
poresti arditamente
uscir del boscho, et gir in fra la gente.


Ascolta la composizione che Giovanni Pierluigi da Palestrina (1525-1594) elaborò a partire dalla prima stanza, nell'esecuzione del gruppo Pro Musica Antiqua diretto da Giovanni Vianini:



Un terzo compositore da segnalare è Giovanni Lulino, la cui versione musicale della canzone è presente nel cd Musique de la Renaissance au temps de Botticelli, a cura dell'Ensemble Les Cours Européennes [ascolta], e nel cd Francesco Petrarca nelle musiche del primo Cinquecento, a cura del Consort Veneto.

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