sabato 12 marzo 2011

Storia della comunità ebraica a Cremona


Sabato 12 marzo 2011, presso la Sala Puerari del Museo Civico "Ala Ponzone" di Cremona, Giovanni B. Magnoli ha tenuto una conferenza dal titolo Mercanti, avventurieri e artisti: la storia della comunità ebraica a Cremona, nell'ambito della rassegna "Il Violinista sul Tetto. Il violino nella cultura ebraica", promossa dal Comune di Cremona, da Cremonabooks e dallo Studiolo di Via Beltrami.

Come noto, Magnoli ha curato il volume Gli ebrei a Cremona, pubblicato nel 2002 da Giuntina, la casa editrice specializzata in opere di argomento ebraico.

Il volume è la pubblicazione degli atti del Convegno internazionale tenutosi a Cremona il 31 ottobre 2000, relatori Roberto Bonfil [Hebrew University di Gerusalemme], Michele Luzzati [Università di Pisa], Anna Foa [Università La Sapienza di Roma], Pier Francesco Fumagalli [Biblioteca Ambrosiana di Milano], oltre allo stesso Magnoli [vedi comunicato stampa in occasione della pubblicazione degli atti].

Il volume raccoglie quattro saggi: Aspetti di vita culturale ebraica a Cremona nel Cinquecento di Roberto Bonfil [pp. 13-24], Chiesa ed ebrei. Il rogo di Cremona di Pier Francesco Fumagalli [pp. 25-31], La circolazione di uomini, donne e capitali ebraici nell’Italia del Quattrocento: un esempio toscano-cremonese di Michele Luzzati [pp. 33-52], “Il gran disordine de’ guidei”. Storia di una comunità sotto assedio di Giovanni B. Magnoli [pp. 53-92].


Primo saggio [Bonfil]:

L’autore vuole dimostrare che il piccolo mondo ebraico di Cremona, una minuscola comunità di un centinaio di persone rispetto al migliaio in tutto il ducato di Milano, può essere visto come uno specchio del grande mondo ebraico “diviso in una straordinaria varietà di argomenti, ma sempre su uno sfondo di “sostanziale unità di base”.” Gli esempi, soprattutto due, “si proiettano al di là della aneddotica locale per configurarsi come varietà eminentemente paradigmatica delle convolute vie della convivenza degli ebrei coi cristiani in terra cristiana.”
Il primo esempio riguarda le vicende editoriali di alcuni testi ebraici e, in particolare, dello Zohar, il più importante libro della tradizione cabalistica, ad opera del più importante stampatore cremonese di testi ebraici, Vincenzo Conti. Cremona era infatti subentrata a Venezia a partire dal 1533, anno della bolla di Giulio III che ordinava la combustione del Talmud e in cui la Serenessima decise di mettere fine alla collaborazione tra gli stampatori cristiani e quelli ebrei. Cremona conservò questo primato fino al 1560, quando si adeguò alla tendenza generale nel Ducato di Milano con la cacciata degli ebrei.
Il secondo esempio illustra una discussione tra il rabbino di Cremona, Avraham Coen Porto o Rapaport, e un altro Maestro poi trasferitosi in Polonia, Eliezer Ashkenazi.

Secondo saggio [Fumagalli]:

Passa in rassegna, in modo molto succinto, le vicende della comunità ebraica lombarda dal Medioevo a oggi.

Terzo saggio [Luzzati]:

Illustra le vicende di un ingente investimento dei banchieri da Pisa nelle attivià creditizie di Cremona, risalente al 1469.

Quarto saggio [Magnoli]:

Lo scritto, più ampio e articolato rispetto ai precedenti, fattore che incide sulla nostra sintesi, costretta a tagliare molti particolari, parte dalla descrizione del protagonista del Negromante di Ariosto, maestro Iachelino, la quale racchiude in sé tutti i temi dell’antigiudaismo popolare.
La prima condotta fu accordata nel 1441 da Francesco Sforza al medico Isaac ben Salomon. Dal documento appare chiara l’insofferenza dei notabili e della chiesa per la presenza ebraica.
Moses ben Yekuthiel Hakohen fu il committente del più prezioso dei manoscritti ebraici miniati, la cosiddetta Miscellanea Rothschild [vedine alcune miniature al sito dell'editore Facsimile Editions]
Nella seconda metà del Quattrocento ebbe inizio la predicazione dei frati minori contro il prestito di denaro a pegno e, di conseguenza, il processo di emarginazione.
Il primo rogo di libri, anticipatore di quello del 1533, risale al 1488.
Al 1490 si colloca invece la nascita del primo monte di pietà.
Il famosissimo ciclo di affreschi della navata centrale della Cattedrale di Cremona illustra in modo sintomatico la posizione della chiesa cattolica: dalla scena della circoncisione, in cui compare una scritta in ebraico, alle scena di Pilato, dalla salita al Calvario alla crocifissione, in cui gli ebrei vengono additati come responsabili della morte di Gesù.
L'emarginazione degli ebrei cominciò molto prima del 1597: nel 1510 fu nominato un commissario incaricato di dirimere questioni amministrative; nel 1526 si stabilì che gli ebrei dovessero portare berretti gialli come segno di riconoscimento.
Nel 1533 si ebbe il rogo del Talmud, accusato di contenere elementi di predicazione antiebraica [l'ordine non comprendeva altri libri ebraici].
Nel 1557 Michele Ghislieri, capo dell’inquisizione romana, tornò ad invitare il senato lombardo a fare chiarezza sulla stampa ebraica. Giulio Claro, incaricato di portare a termine le indagini, interrogò Vincenzo Conti e dichiarò che le accuse erano infondate.
Nel 1559 Conti trasferì la sezione editoriale ebraica a Riva di Trento.
Tre eminenti figure ecclesiastiche unirono i propri sforzi per far cessare l' "esecrata conversazione tra cristiani ed ebrei", ossia una pacifica e mutua convivenza tra rappresentanti delle due fedi: si trattò di Niccolò Sfondrati, vescovo di Cremona dal 1560 al 1590, anno in cui salì al soglio pontificio col nome di Gregorio XIV; Cesare Speciano, vescovo dal 1590 al 1607, che introdusse i Gesuiti a Cremona; e di Carlo Borromeo, che visitò la città nel 1575.
Nel 1580 fu approvata l'ipotesi di costruire un ghetto [nato nel 1516 a Venezia].
Nel 1591 il re di Spagna Filippo II decise l'espulsione: gli ebrei avevano sei mesi di tempo per andarsene; prima, però, bisognava versare loro l'ingente somma dei prestiti.
"Con loro scomparve anche un sistema economico, ed una tradizione di studi e di ricerca che aveva reso la città famosa nel mondo ebraico e non solo" [p. 91] scrisse Giambattista Biffi nel suo Diario.


La conferenza del 12 marzo:

Le vicende di due personaggi, tra i molti che si potrebbero prendere a esempio, aiutano a ricostruire il clima dei rapporti tra ebrei e cristiani nella seconda metà del Quattrocento: si tratta di Isaac ben Salomon e di Carcosa [o Carcossa] Galli.

Isacco era un medico e un banchiere che nel 1441 ricevette una condotta da Francesco Sforza, non ancora duca di Milano, ma "signore della città", in procinto di sposare Bianca Maria Visconti [evento capitale nella storia di Cremona]. Da questo testo dettagliatissimo apprendiamo tutta una serie di utili informazioni.
Isacco era un medico, ossia un intellettuale, un uomo che curava le persone e viveva in mezzo a loro, che conosceva i potenti ma anche la gente comune. In quanto medico ebreo, aveva un altro approccio rispetto alla medicina cristiana: quest'ultima curava le emergenze; la prima, invece, poneva una particolare attenzione alla dieta, all'acqua, alla prevenzione.
Era anche un banchiere: il prestito avveniva su pegno e il pegno non riscattato poteva essere venduto. La differenza tra pegno e usura consisteva nel fatto che il primo stabiliva con esattezza tassi di interesse e tempi di riscossione, vincolando e garantendo entrambe le parti contraenti.
La condotta stabiliva che Isacco potesse andare, venire o "partire" a e da Cremona senza pagare ogni volta un dazio per la sua merce. Isacco si impegnava a rispettare le regole vigenti in città, ma chiedeva che nè il vescovo nè le autorità locali potessero intentare un processo contro di lui, tanto meno utilizzando come testimone un ebreo convertito. Non avrebbe dovuto portare un segno di riconoscimento [la tristemente famosa stella gialla]. Avrebbe goduto della libertà di culto e della possibilità di tenere aperto il proprio negozio di domenica.
Questi diritti e doveri valevano anche per la sua "famiglia allargata", per la comunità che lui rappresentava.
Una condotta analoga fu concessa in altre città in cui vennero istituiti altri banchi, dando vita a una rete piuttosto estesa.
Terzo elemento: grazie ai prestiti di Isacco e alle committenze promosse dallo Sforza si può dire che cominciò il Rinascimento cremonese. Anche per i lavori della Cattedrale si fece ricorso a prestiti da parte di ebrei.
Sebbene nel testo della condotta fossero presenti elementi di ostilità da parte della comunità cristiana, all'epoca non era presente l'antigiudaismo dei decenni successivi. Esso arrivò con i frati.

La seconda vicenda è quella di Carcossa Galli. Avvenne qualche anno dopo la morte di Francesco Sforza. Gli era subentrato il figlio Galeazzo Maria Sforza che, dopo un periodo di coreggenza con la madre, la allontanò dal governo.
Vescovo della città era Giovanni Stefano Bottigella, un nobile pavese che aveva avuto una carriera ecclesiastica molto rilevante. A differenza dei predecessori e dei successori, e in anticipo con le risoluzioni del Concilio di Trento, Bottigella si stabilì nella sua sede episcopale.
Erano passati pochi anni, ma i rapporti tra la città e la minoranza ebraica erano mutati: già si avvertivano i primi segni delle tensioni che portarono a fine secolo alla espulsione degli ebrei.
Il 14 febbraio 1469 il duca ordinò al podestà di Tortona una relazione sulla figlia di Davide Galli di Castelnuovo [una località vicino a Tortona] e moglie di Salomone di Viadana. La donna, infatti, era incappata in un bandito, un tale Gallina, che l'aveva denunciata per avergli promesso di sposarlo e di convertirsi al cristianesimo. La donna venne arrestata e poi rilasciata, ma il Gallina la denunciò di nuovo. Riarrestata, venne portata a Mantova, dove il Marchese la fece liberare.
Il vescovo Bottigella la fece chiudere in un convento e battezzare forzatamente da un laico. Il Venerdì e Sabato santo del 1469 un gruppo di banchieri ebrei manifestò all'esterno del duomo e del convento in cui la donna, a cui era stato dato il nome di Angelica, era rinchiusa. Vennero tutti arrestati, tradotti a Milano e rilasciati dopo il pagamento di una ingente cauzione. La donna non ammise mai di essersi convertita al cristianesimo. L'ordine di liberarla non ebbe seguito. Fu fatta sposare e mandata a Modena. A quel punto, di fronte a ben due sacramenti, era impossibile avanzare opposizioni. Il padre, ovviamente, non era inizialmente disponibile a versare una dote. Poi la concesse, dichiarando però che non voleva più sentirne parlare.
Questo episodio getta luce sul fenomeno dei battesimi forzati e sui primi scontri tra potere ducale ed ebrei da un lato, autorità ecclesiastica e cittadina dall'altro.

Per approfondire:

a. studi [la bibliografia è sterminata; si citano solo alcuni testi fondamentali]:

* Roberto Bonfil, Gli Ebrei in Italia nell'epoca del Rinascimento, Firenze: Sansoni, 1991

* Robert Bonfil, Jewish LIfe in Renaissance Italy, translated by Anthony Oldcorn, Berkeley and Los Angeles: University of California Press, 1994 [Google book]

* Pier Francesco Fumagalli e Benjamin Richler (a cura di), Manoscritti e frammenti ebraici nell'Archivio di Stato di Cremona, Roma: La Fenice, 1995

* Pier Francesco Fumagalli (a cura di), Tipografia ebraica a Cremona, 1556-1576: mostra bibliografica: dicembre 1985-gennaio1986, Roma: Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, 1985

* Michele Luzzati, Banchi e insediamenti ebraici nell’Italia centro settentrionale fra tardo medioevo e inizi dell’età moderna, in Storia d’Italia Einaudi, Torino: Einaudi, 1996, vol. 11/1, pp. 175-238

* Carlo Bonetti, Gli ebrei a Cremona (1278-1630): note e appunti, Cremona: Tipografia Centrale, 1917 [ripr. facs.: Sala Bolognese (BO): Forni, 1982]

* Carlo Bonetti, Gli ebrei a Cremona: il distintivo a Cremona e altrove, Cremona: Tipografia Nuova, 1938 (estr. da "Cremona", a. 10, n. 11, nov. 1938)

* Renata Segre, Gli ebrei lombardi nell’età spagnola: storia di un’espulsione, Torino: Accademia delle scienze, 1973

* E. Horowitz, I Carmi di Cremona: una famiglia di banchieri ashkenaziti nella prima età moderna, in «Zakhor», III (1999), pp. 155-170

* Franco Bontempi, Storia della comunità ebraica a Cremona e nella sua provincia, Brescia: Società per la storia del popolo ebraico, 2002

b. mostre in corso:

* Gride contro gli ebrei, censimenti di ebrei e frammenti di codici ebraici sono esposti presso l'Archivio di Stato di Cremona nell'ambito della Mostra "Cremona tra Quattro e Cinquecento".

c. progetti didattici:

* Nell'anno scolastico 1996/97 sei studenti della classe 3^B della Scuola Media "Antonio Campi" di Cremona, guidati dal prof. Antonio Ariberti, hanno realizzato un ipertesto dal titolo Gli ebrei a Cremona nel Rinascimento.

3 commenti:

Carlo Borromeo ha detto...

Cito testualmente:
"Nella seconda metà del Quattrocento ebbe inizio la predicazione dei frati minori contro il prestito di denaro a pegno e, di conseguenza, il processo di emarginazione."
Nel suo scritto, lei non riporta la fonte di quest'affermazione che è semplicemente, non userò eufemismi, errata. Se ha scritto "pegno" mentre intendeva "usura", allora ok, si tratta di una svista da correggere. Altrimenti mi deve spiegare chi è stato l'ideatore/propugnatore dei Monti di Pietà (null'altro che credito su pegno). Ebbeno lo sono stati proprio i francescani a partire da Pietro di Giovanni Olivi che è un francescano della seconda metà del '200.

Le consiglio una lettura sull'argomento:
Oreste Bazzichi, Dall'usura al giusto profitto | L'etica economica della Scuola francescana, Cantalupa TO, Effatà Editrice, 2008. ISBN 978-88-7402-417-9

Michele Torresani ha detto...

La ringrazio della segnalazione e del suggerimento bibliografico. La fonte era appunto il quarto saggio del libro citato nella prima parte del post, che avevo letto in vista della conferenza. Trattandosi di una mia sintesi, è possibile che la confusione tra "pegno" e "usura" sia mia e non attribuibile all'autore. Controllerò in biblioteca appena possibile.

Ariberti ha detto...

La ringrazio per il link al lavoro dei miei alunni. Le comunico che la pagina, per aggiornamenti della piattaforma del sito, ora è http://www.ariberti.it/antisemitismo/ebrei-a-cremona-nel-500