martedì 8 marzo 2011

"Piccoli" eroi locali. Così è nata l'Italia

Repubblica@Scuola propone agli studenti la seguente traccia:

"TEMA: Nelle città e nei paesi, nelle piazze e nei parchi, ci sono migliaia di targhe che ricordano un nome, una storia. Di chi ha lottato per fare nascere l’Italia. Perché il nostro Paese non è nato solo grazie agli eroi conosciuti da tutti. Cerca una targa, una storia, un nome nel tuo paese e nelle tua città. E raccontala a Repubblica Scuola. Ai migliori, l’enciclopedia sul Risorgimento. Ecco l’invito a voi studenti-reporter scritto da Guido Crainz, docente universitario di storia contemporanea.

NON comprendiamo nessuna fase della storia se non sappiamo vedere in essa il confluire di moltissimi percorsi individuali: un’infinità di scelte, passioni, idee. E non “vediamo” davvero quei percorsi senza capire dove si svolgono: in quale terra, ma anche in quale clima culturale.
Il nostro Risorgimento muove le mosse nell’Europa del primo Ottocento: un’Europa che mostra quasi ovunque una gioventù attraversata da inquietudini e ribellioni, insofferente nei confronti degli assetti statali, delle istituzioni, delle culture dominanti. Sono inquietudini più o meno profonde e diffuse: talora sembrano dilagare come un fiume in piena, talora sono più nascoste o sotterranee.
Non vi è nulla di scontato in questo. Già il delinearsi di un mondo giovanile come mondo a sé, e come protagonista, è una vera novità. E non è “normale” neppure una ribellione che nasce non dalla fame e dalla miseria ma dalle idee. Sono le idee di nazione e di patria, di indipendenza dallo straniero, di libertà, di dignità, di sacrificio per il bene comune. Dove nascevano quelle idee?
E’ importante capire cosa rappresentavano per le migliaia e migliaia di giovani che rinunciavano a una tranquilla sicurezza e sceglievano di agire, accettando il rischio della prigione e dell’esilio. Più ancora: accettando il rischio di perder la vita e quello, ancor più grave, di toglierla ad altri.
Non bisogna mai dimenticare che quelle idee erano innanzitutto idee da scoprire: non imparate per obbligo, a scuola o in famiglia. Nascevano da letture individuali e da discussioni, dagli stimoli che venivano dalle associazioni segrete o dall’esperienza di altri paesi. Ed erano alimentate da una forte insofferenza morale per “lo stato di cose presente”, dal rifiuto del dispotismo e del conformismo.
Può essere davvero affascinante un viaggio volto a riscoprire quelle scelte, quelle emozioni, quei sentimenti in ogni città e paese dell’Italia di allora. Volto a ricostruire il loro incarnarsi in uomini e donne, talora poco più che ragazzi e ragazze. Volto a capire, anche, che segno lasciarono in quella generazione. Buon viaggio a tutti.

* Guido Crainz è professore ordinario di Storia Contemporanea presso la Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università di Teramo. Ha dedicato le sue ricerche alla società rurale europea dell’Ottocento e del Novecento, alla storia dell’Italia contemporanea e alla storia dei media e al rapporto fra media e comunicazione storica."

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