mercoledì 27 ottobre 2010

Note d'autore. Il Risorgimento e la nascita dell'Italia contemporanea


L'Arcivio multimedia del sito dell'Accademia di Santa Cecilia contiene le registrazioni video delle dieci conferenze del ciclo Note d'autore. Il Risorgimento e la nascita dell'Italia contemporanea.

Tutti i video si trovano anche sul sito del Progetto Risorgimento [a suo tempo segnalato su questo blog]

Riportiamo le sintesi degli interventi:

Prima lezione: Renato Meucci, Aspetti dell'influenza del pensiero mazziniano sulla musica italiana dell'Ottocento

"Tra i diversi scritti di critica letteraria, estetica e filosofia, Mazzini pubblicò nel 1836 la Filosofia della musica, dedicata a un "Ignoto Numini" che avrebbe dovuto ricollocare la musica "dove gli antichi grandi, non di sapienza, ma di sublimi presentimenti l'avevano posta accanto al legislatore ed alla religione". Come scrisse Massimo Mila, probabilmente Mazzini intendeva additare agli artisti italiani un cammino da percorrere, "un altro dei valori attraverso i quali era possibile placare la struggente ansia individualistica del Romanticismo: ‘Dio e Popolo'."
Questo il punto di partenza per indagare i reali rapporti tra il pensiero di Mazzini e le opere dei compositori a lui contemporanei."

Seconda lezione - Prima parte: Giovanni Sabbatucci, Antonio Rostagno, La cultura italiana al tempo di Giuseppe Martucci

"La serata s'inserisce nell'ambito del progetto Il Risorgimento e la nascita dell'Italia contemporanea e delle Manifestazioni nazionali per il primo centenario della scomparsa di Giuseppe Martucci.
Fondatore e primo direttore dell'Orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Martucci è stato una figura di primo piano nella musica e nella cultura italiana di fine Ottocento. Egli fu musicista interessato tanto alla tradizione nazionale quanto all'apertura europea; un compositore che sperimentò e rinnovò continuamente le grandi forme, senza mai ripetere né modelli esterni appresi passivamente né propri traguardi già acquisiti: esattamente ciò che accadde nella coeva letteratura italiana fra Carducci e Pascoli. Musica e letteratura del periodo rivelano, quindi, diversi punti di contatto tra le arti e un comune obiettivo: creare e individuare nuovi modelli "nazionali"."

Seconda lezione - Seconda parte: Concerto dei Giovani Artisti dei corsi di perfezionamento e dell'Opera Studio dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia nell'ambito della Seconda lezione del ciclo "Note d'Autore", a cura dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia in collaborazione con il Comitato promotore Giuseppe Martucci a cento anni dalla morte (1909-2009)

Giuseppe Martucci, Tre Pezzi per canto e pianoforte op. 84, poesie di Giosué Carducci (1905-1906)
Maggiolata
Pianto antico
Nevicata
Sergio Vitale baritono
Stefano Giannini pianoforte

Giuseppe Martucci, Tema con Variazioni op. 58
Giulio Biddau pianoforte

Giuseppe Martucci, La canzone dei Ricordi op. 68a (1886), poemetto lirico di R.E. Pagliara
No... svaniti non sono i sogni
Un vago mormorio mi giunge
Al folto bosco, placida ombria
Anna Goryachéva mezzosoprano
Stefano Giannini pianoforte

Terza lezione: Fabrizio Della Seta, Verdi e Manzoni: il dialogo tra uno scettico e un credente nell'Italia del Risorgimento

"Manzoni e Verdi sono stati gli artisti italiani dell'Ottocento nella cui produzione, rispettivamente letteraria e di teatro musicale, si incarnano nella maniera più chiara i problemi e le necessità della storia italiana nell'arco di tutto il secolo, prima e dopo l'Unità. Per questo è utile mettere a fuoco i momenti essenziali del loro rapporto. La conferenza riesamina l'insieme di dati e testimonianze relativi ad esso su tre piani: 1) quello dei rapporti personali; 2) quello della ricezione dell'opera e del pensiero di Manzoni da parte di Verdi; 3) quello dell'influsso che il primo ebbe sulla produzione del secondo, cercando di rispondere alla domanda: cosa c'è di manzoniano nell'opera di Verdi?"

Quarta lezione: Umberto Nicoletti Altimari, L'identità italiana nella programmazione delle istituzioni musicali nazionali del Novecento

"E' esistita una identità nazionale nella musica colta in Italia e, se così è, dove va ricercata? Da questa domanda prende avvio l'intervento che cercherà di chiarire quanto e quando un ‘idea di musica italiana sia stata adottata programmaticamente nelle attività musicali dello stato unitario. Le conclusioni, in parte paradossali, porteranno l'analisi a concentrarsi su aspetti specifici della vita musicale italiana con particolare riguardo all'Accademia Nazionale di Santa Cecilia istituzione che per capacità organizzativa, ampiezza di coinvolgimento pubblico e riflesso sulla creatività musicale italiana svolge un ruolo significativo, se non unico, nella diffusione della musica strumentale e orchestrale nel panorama italiano."

Quinta lezione: Bianca Maria Antolini, Per un recupero di un'identità culturale nazionale fra musica, arte e letteratura: le celebrazioni dantesche del 1865

"Nel 1865 il sesto centenario della nascita di Dante venne celebrato in tutta Italia con feste grandiose, che in alcuni casi assunsero un significato dichiaratamente politico. In particolare a Firenze - capitale d'Italia e promotrice di un articolato programma di manifestazioni - si celebrò in Dante "il profeta dell'Italia presente, il fondatore dell'Unità nazionale". La musica ebbe una parte rilevante nelle feste fiorentine del 14, 15 e 16 maggio 1865, non solo con una profusione di cori di contenuto patriottico eseguiti da masse corali di centinaia di persone, ma con la prima esecuzione di una nuova sinfonia ispirata alla Divina Commedia, composta da Giovanni Pacini.

Nello stesso 1865 a Roma si costituiva la Società della Galleria dantesca, con cui l'imprenditore Romualdo Gentilucci intendeva costruire un monumento perenne a Dante, poeta universale, attraverso l'esposizione di 27 grandi tele raffiguranti episodi della Divina Commedia in una sala in cui si sarebbero eseguite composizioni musicali, così celebrando nel nome di Dante l'unione fra le arti. Per l'inaugurazione della Galleria dantesca, il 26 febbraio 1866 venne eseguita la sinfonia Dante di Franz Liszt.

Sia a Firenze sia a Roma, pur nella diversità dell'impostazione ideologica delle celebrazioni, dettata dalle differenti condizioni politiche delle due città, la musica per le feste dantesche scelse il sinfonismo (e non il melodramma!) come mezzo privilegiato per celebrare Dante: a Firenze si volle fondare una via italiana al sinfonismo, con la scelta dell'argomento dantesco "popolare, e italiano"; a Roma si cercò l'unione di arte italiana e arte tedesca, nell'intento di mettersi al passo con le più recenti esperienze della musica europea."

Sesta lezione: Guido Salvetti, Riflessi della cosiddetta 'questione meridionale' sulla vita musicale dell'Italia post-unitaria

"Gli studi sull'arretratezza del Mezzogiorno si sono coniugati molto spesso con un'analisi del ruolo che vi hanno giocato o vi dovranno giocare gli intellettuali e una borghesia colta e propulsiva. Da qui può partire una rassegna di come al Sud abbiano svolto la loro attività musicisti, editori musicali e impresari: e di come nella stagione del cosiddetto "verismo musicale" si sia data un'immagine semplificata e stereotipata del Mezzogiorno."

Tra Otto e Novecento, inoltre, questo tema è stato amplificato enormemente nel contesto dell'emigrazione - anche di musicisti e di imprenditori musicali - verso le Americhe."

Settima lezione: Luca Serianni, La lingua italiana nei carteggi dei musicisti

"Nell'Ottocento la corrispondenza epistolare era la più diffusa comunicazione tra adulti in grado di maneggiare la penna, anche all'interno della stessa città: le formule di rito non riducevano la vivacità espressiva, che poteva spingersi fino al ludismo verbale. Questo ed altro emerge dagli epistolari dei musicisti; la frequente, notevole, sprezzatura linguistica rischia di farli apparire sgrammaticati per la sensibilità attuale, ma va ricondotta a una norma meno rigida propria dell'uso manoscritto dell'epoca. Si leggeranno brani di lettere di grandi musicisti dell'Ottocento (Rossini, Paganini, Verdi), insieme a un esempio di scrittura femminile -- le donne hanno una presenza significativa negli epistolari -- appartenente alla cantante lirica Adelaide Borghi Mamo in corrispondenza con Pacini."

Ottava lezione: Annalisa Bini, Da Pontificia a Regia Accademia di Santa Cecilia: il nuovo clima culturale di Roma capitale

"Prima e dopo il 1870: il processo di trasformazione dell'Accademia di Santa Cecilia, da Congregazione dei musici nella Roma pontificia a moderna Accademia musicale è lo spunto per ripercorrere i progessivi mutamenti del clima culturale della nuova capitale nei primi decenni del Regno d'Italia. In un arco di tempo che va dalla breccia di Porta Pia alla caduta della giunta Nathan nel 1914, la città cambia volto, e con lei i luoghi d'arte, i teatri, le istituzioni culturali."

Nona lezione: Giovanni Paolo Di Stefano, Il mandolino come strumento musicale nazionale

"Nell'immaginario collettivo il mandolino napoletano è senza dubbio lo strumento più noto della tradizione musicale italiana. Diffusosi dalla metà del XVIII secolo, il mandolino raggiunse l'apice del successo proprio negli anni postunitari quando una miriade di associazioni e di circoli, sorti in tutto il paese, stimolarono l'attività di compositori, di editori musicali e determinarono l'affermazione di una fiorente industria liutaria nazionale specializzata proprio nella costruzione di questi strumenti. Di particolare rilevanza, nell'ambito del fenomeno del mandolinismo italiano, fu anche l'apporto della regina Margherita di Savoia - ella stessa mandolinista dilettante - che incoraggiò la diffusione di tale strumento nell'Italia unita e favorì il propagarsi di una vera e propria moda musicale nazionale.

In questo panorama culturale, significativa fu l'attività dei liutai napoletani, romani catanesi e milanesi. Le note manifatture Vinaccia e Calace a Napoli, Embergher a Roma, Porto a Catania, Monzino a Milano - liutai peraltro rappresentati nella collezione di strumenti appartenuti a Margherita di Savoia, oggi esposta presso il Museo dell'Accademia di Santa Cecilia - furono tra le fabbriche più note nel paese (ma una lista dei costruttori italiani di mandolini dell'epoca dovrebbe includere diverse centinaia di nomi).

La conferenza indaga le ragioni storiche, economiche e le implicazioni di carattere sociologico che determinarono lo straordinario successo del mandolino negli anni postunitari quando, conseguentemente al fenomeno dell'emigrazione di massa, questo strumento divenne un simbolo universalmente noto della cultura italiana nel mondo.

Durante la conferenza viene proposto l'ascolto di musiche di Giuseppe Branzoli, Raffaele Calace, Carlo Munier eseguite dal vivo da Dorina Frati (mandolino), Valdimiro Buzi (mandolino e mandola), Andrea Pace (chitarra)."

Nessun commento: