mercoledì 8 settembre 2010

"Noi credevamo" di Mario Martone


E' stato presentato al 67^ Festival Internazionale del Cinema di Venezia il kolossal di Mario Martone sul Risorgimento [dura ben 3 ore e mezza]. Uscira' nelle sale italiane a partire da novembre.
Il film e' tratto dall'omonimo romanzo di Anna Banti, pubblicato nel 1967 [Leggi il commento sul blog ideato e curato da Francesca Branca. Il testo integrale puo' essere consultato e scaricato grazie a Scribd].

Attivita' didattiche:
* Consulta il blog ufficiale del film e la pagina Facebook. Leggi alcuni articoli, recensioni e interviste apparse sulla stampa e online.
* Documentati sui seguenti personaggi storici:
Giuseppe Mazzini, Francesco Crispi, Cristina Trivulzio di Belgiojoso, Emilie Ashurst Venturi, Sigismondo Castromediano, Simone Bernard, Carlo Di Rudio, Antonio Gallenga, Luigi Amedeo Melegari, Antonio Gomez, Felice Orsini, Carlo Poerio, i fratelli Capozzoli, Nicola Nisco, Stanisław Worcell.
* Rispondi alle seguenti domande:
- In un articolo-intervista di Claudia Morgoglione, pubblicato su "la Repubblica", il regista spiega i tre aggettivi che caratterizzerebbero l'Italia, desunti dalla fonte letteraria [gretta, superba e assassina]: "Si riferisce al Paese di allora, ma io credo sia qualcosa che ha continuato a esistere e persistere - così come persistono le forze che vi si oppongono. E non parlo di destra e sinistra, ma della differenza antropologica tra democrazia e autoritarismo. C'è qui da noi una spinta autoritaria, un rapporto tra paure profonde e affidarsi a una persona forte dall'alto. Invece io, che nella pellicola enfatizzo il ruolo della Repubblica romana, penso che la Costituzione che si diede - così come la nostra Costituzione, nata cento anni dopo - dovremmo tenercela stretta".
Ripercorri la storia degli ultimi 150 anni: quali episodi possono confermare la tesi di uno scontro tra democrazia e autoritarismo?
- Rifacendoti sempre alla citazione precedente, quale rapporto si puo' istituire tra Repubblica romana e Repubblica italiana?
- L'interpretazione che Martone da' alla figura di Mazzini fara' sicuramente discutere. Sempre nell'articolo di Claudia Morgoglione il regista dichiara: "La mia [...] è un'opera nata sull'onda dell'emozione per gli attentati dell'11 settembre. La figura di Mazzini può in effetti ricordare il terrorismo: gli stessi Marx ed Engels vedevano in lui un terrorista, comunque un uomo di cui non accettavano i metodi estremi. Un personaggio più vicino all'integralismo religioso (con la sua fortissima fede cattolica) che alla lotta armata stile Br: col suo essere religioso e mistico allevava in qualche modo dei martiri". La frase e' introdotta addirittura dalla frase "ben felice di mandare ragazzi a farsi ammazzare pur di uccidere Carlo Alberto". Cio' cozza con quanto lo stesso Mazzini avrebbe scritto nel suo famoso testo, noto come La tempesta del dubbio (leggilo sull'antologia).
In un articolo pubblicato da Adnkronos leggiamo la seguente dichiarazione del regista: "Non c'è una sola parola che Mazzini pronuncia nel film che non derivi dai suoi scritti. Questo aspetto terroristico, perché così veniva definito del resto Mazzini dalle polizie di tutta Europa ma anche da Marx ed Engels, non è un'invenzione mia né di Giancarlo de Cataldo (co-sceneggiatore del film col regista, ndr) è qualcosa che appartiene alla storia. Naturalmente Mazzini è un personaggio immenso e quindi lungi da me l'idea di ridurlo solo a terrorista. E' stato un uomo che ha saputo immaginare l'Italia unita in anni in cui era inconcepibile. Certo, la lotta così lunga, l'ostinazione per il credo repubblicano, una forma di mistica religiosa nella forma della lotta, è innegabile. Ma d'altronde fare un Paese è un processo doloroso. Abbiamo cercato di raccontarlo, anche perché la stragrande maggioranza di noi non sa nulla su come è nata l'Italia ma sa tutto su come sono nati gli Stati Uniti grazie ai film western".
Discuti con l'insegnante e i compagni.

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