martedì 12 gennaio 2010

Trento 1475


Nel corso dei secoli gli ebrei furono accusati di vari misfatti; uno dei piu' gravi e' il cosiddetto "omicidio rituale", noto anche come "accusa del sangue". In estrema sintesi, i membri della comunita' ebraica venivano accusati di uccidere dei bambini per utilizzarne il sangue a scopi rituali.
Molti furono i processi conclusisi con l'esecuzione dei condannati; ma uno dei piu' noti e studiati e' il caso di Simone da Trento, un bambino scomparso il 23 marzo 1745 -quell'anno coincidente con il Giovedi' santo- il cui cadavere venne ritrovato la domenica di Pasqua. Il processo si svolse nella citta' di Trento, allora appartenente a un principato vescovile nell'ambito del Sacro Romano Impero Germanico, dal 1475 al 1478.
Gli imputati, tutti sottoposti a tortura, vennero alla fine giustiziati. Nonostante le perplessita' di alcuni membri del clero, tra cui lo stesso papa Sisto IV, il piccolo Simone venne beatificato. Il Concilio Vaticano II avrebbe poi tolto il nome di Simonino dall'elenco dei santi. Ancora oggi vi sono cattolici che ne vorrebbero re-introdurre il culto.
[Consulta le numerose rappresentazioni del presunto martirio; vedi anche la copertina del libro di Dana E. Katz, The Jew in the Art of the Italian Renaissance]

Ecco una sintesi schematica del libro Trent 1475: Stories of a Ritual Murder Trial di R. Po-chia Hsia, New Haven, Yale University Press, 1992

Introduzione
Lo studioso illustra le caratteristiche, la struttura e la storia del codice Yeshiva, un manoscritto tedesco oggi posseduto dalla Yeshiva University di New York.
Di particolare interesse sono due precisazioni: la prima riguarda la compresenza di almeno cinque "voci": dell'autore-editore [non e' dato sapere chi sia esattamente], dei testimoni cristiani, degli imputati ebrei sottoposti a tortura e poi condannati a morte [15 uomini + 4 donne, ognuno con la sua differente personalita'], dei magistrati [il podesta' Giovanni de Salis di Brescia, il capitano Jakob von Sporo, gli interpreti], del segretario che registro' gli interrogatori [il notaio Hans von Fundo, coadiuvato, ad un certo punto, da Peter Rauter di Maleferrat]. Quest'ultimo riporto' i dialoghi in terza persona, facendo ricorso al discorso indiretto e a formule del tipo "viene domandato", testimonianze dell'impersonalita' della tortura.
Il lettore viene dunque posto di fronte a due ordini di problemi di traduzione: dal discorso diretto alla sua riformulazione scritta, e da una lingua all'altra. Egli deve tenere a mente il contesto in cui vennero rese le testimonianze: la camera della tortura di un castello. Quattro lingue furono coinvolte negli interrogatori: l'italiano parlato dal podesta', il tedesco parlato dal capitano e dalla maggioranza degli ebrei [solo due conoscevano anche l'italiano], l'ebreo usato raramente in riferimento ad alcuni testi religiosi, il latino usato dal notaio. Bisogna dunque tener conto delle molteplici traduzioni [dall'italiano al tedesco, dal tedesco all'italiano, dalle lingue vive al latino]. Infine il manoscritto riflette una piu' sinistra traduzione: quella in cui vengono alterati i confini tra fatti e fantasia,in cui vengono a coincidere dichiarazioni volontarie con involontarie confessioni e in cui i riti ebrei si trasformano in una etnografia cristiana della barbarie.

Capitolo 1. Il principe-vescovo
Inizialmente vengono ricostruiti gli eventi dei tre giorni 24-26 marzo 1475.
In seguito viene inquadrata la figura del principe-vescovo Johannes Hinderbach nel contesto storico e culturale: la personalita' del prelato; il principato vescovile di Trento; l'ambiente dell'universita' di Vienna, dove Hinderbach aveva studiato: l'antisemitismo diffuso a Vienna, il quartiere ebraico e la sua soppressione (proprio a vantaggio dell'universita').

Capitolo 2. La comunita' ebraica
Lo storico ricostruisce la comunita' ebraica di Trento. A parte gli atti del processo, infatti, nessun documento ci informa di come viveva questa minoranza, mentre le deposizioni rilasciate durante il processo offrono l'opportunita' di avere un quadro piuttosto preciso.
Non era una comunita' ampia: c'erano tre famiglie (allargate) che facevano capo a Samuel, Tobia e Engel, di 11+1, 6+4, 6+3 componenti (il secondo numero si riferisce ai bambini; il primo agli adulti). Provenivano dall'Europa centrale germanica. Due capi-famiglia erano prestatori di denaro; uno un medico. Erano a Trento (rispettivamente) dal 1461, '62, '71.
Quando venne ritrovato il corpo del piccolo Simone avevano tre ospiti.
Gli ebrei erano in citta' sotto la protezione del principe-vescovo J. Hinderbach. Le loro case confinavano con quelle dei cristiani.

Capitolo 3. L'inchiesta
Il 26 marzo 1475, giorno di Pasqua, il cuoco Seliman vede il cadavere di un bambino. I tre capifamiglia decidono di andare dal podesta', al castello Buon Consiglio, poco distante dalle loro abitazioni.
Vengono descritte le reazioni degli altri familiari.
Tobia, medico, esamina il corpo e le ferite. Dopo cena, tra le 8 e le 9, arrivano le autorita': il podesta' Giovanni de Salis e il capitano Jakob von Sporo. Gli uomini presenti sono posti sotto arresto.
Lunedi' mattina: nella casa di Samuel sono convinti che dietro la morte ci sia Zanesus, detto lo Svizzero. La moglie di Engel scrive alla comunita' ebraica di Rovereto. Israel il pittore, uno degli ospiti, vuole fuggire ma e' arrestato.
Il podesta' si reca alla Chiesa di San Pietro (dove era stato ricoverato il cadavere del bambino) con due medici e un legale. il padre di Simone Unferdorben, Andrea, chiede vendetta contro gli ebrei. Il podesta' fa arrestare tutti gli altri uomini.
Il podesta' chiede a Giovanni da Feltre, un convertito, chiarimenti sull'uso del sangue nei riti ebraici.
Margaritha, una donna tedesca, racconta che 14 anni prima suo figlio era scomparso il Venerdi' santo ed era stato ritrovato nella casa di Samuel, che pero' non ne sapeva nulla.
Un'altra Margaritha conferma di avere sentito il pianto di un bambino e di averlo ritenuto quello di un ragazzo della casa.

Capitolo 4. La camera della tortura
Nel Castello del Buonconsiglio gli ebrei vengono ripetutamente sottoposti a tortura e finiscono per confessare quello che i torturatori vogliono sentirsi dire: gli ebrei usano sangue cristiano per celebrare il passaggio del Mar Rosso.
Solo alcuni si rifiutano di "stare al gioco" degli aguzzini e ribadiscono che i comandamenti proibiscono di uccidere e mangiare sangue; e' per questo che gli ebrei mangiano carne priva di sangue.
Uno chiede: "Ditemi cosa dovrei dire e ve lo diro'!"
Sorge un dubbio: ma quanti altri bambini sono stati uccisi?
Il 21 aprile (gli interrogatori erano iniziati alla fine di marzo) il processo viene sospeso per ordine dell'arciduca Sigismondo del Tirolo che aveva un medico ebreo.

Capitolo 5. "Il benedetto martire Simone"
Hinderbach non si da' per vinto e scrive a Raffaele Zovenzoni, poeta laureato d Trieste, invitandolo a comporre dei versi in onore del santo martire Simone.
Vengono attribuiti a Simone vari miracoli.
La notizia del martirio si diffonde in Veneto, Lombardia, Tirolo, e fomenta violenze contro gli ebrei. Il doge esprime preoccupazione per la salvezza degli ebrei veneziani.
I versi incitano a scacciare gli ebrei.
Giovanni Maria Tiberino, medico, scrive al senato e al popolo di Brescia un pamphlet che diventera' il piu' influente strumento di propaganda antisemita: la Passio beati Simonis pueri Tridentini, pubblicata a Roma nel 1475. Escono varie edizioni, 4 a Roma e 10 altrove; esce una traduzione in tedesco a Trento: e' il primo libro stampato in citta'.
Nell'iconografia che accompagna il santo si notano tre elementi che lo associano a Cristo: la crocifissione, la ferita ai genitali (anche Gesu', in quanto ebreo, era circonciso) e il ritratto della famiglia.

Capitolo 6. Teatro di morte
Jakob von Sporo informa il suo collega Giovanni de Salis che il 5 giugno e' arrivato il permesso di riprendere il processo, tuttavia si sarebbe dovuto procedere solo nei confronti di alcuni ebrei (non delle donne e dei servi).
Samuele confessa. Aggiunge che gli ebrei italiani avrebbero praticato l'omicidio rituale da lungo tempo per imitare la crocefissione di Cristo. Anche altri confessano.
In tutto: 81 giorni e 64 interrogatori (con tortura).
Il 14 giugno viene emessa la sentenza nei confronti di otto imputati: blasfemia contro la fede cristiana. Solo sette condanne verranno eseguite perche' l'ottantenne Moses morira' in cella. Le esecuzioni vennero eseguite tra il 21 e il 23 giugno. Venne accordato il rogo, come richiesto da Samuel prima della sua confessione.
Due ebrei chiesero di essere battezzati: impartito il sacramento, vennero decapitati e poi bruciati.

Capitolo 7. Il commissario apostolico
Hinderbach promuove il culto di Simone: scrive lettere, distribuisce il trattato di Tiberino e immagini del martirio di Simone. In pratica il principe-vescovo cerca di sconfessare il portavoce delle comunita' ebraiche, le quali lo accusavano di volere appropriarsi del denaro degli ebrei.
Papa Sisto IV nomina un commissario: Battista Dei Giudici, vescovo di Ventimiglia. Quest'ultimo resta a Trento ventidue giorni. Indaga sui presunti miracoli di Simone. Hinderbach rifiuta di collaborare e pone ostacoli; per esempio, fa in modo che Dei Giudici non veda mai i prigionieri. Avendo espresso dubbi sui miracoli, Dei Giudici e' minacciato di morte. Non appena il suo notaio finisce di copiare gli atti del processo, lascia Trento per Rovereto. In pubblico non viene meno l'apparenza di cordialita', ma Dei Giudici si lamenta di essere stato trattato in maniera pessima. A Rovereto il commissario pontificio parla con un rappresentante della comunita' ebraica, chiede che gli ebrei vengano rilasciati. Hinderbach scrive una lettera aperta ai principi del Sacro Romano Impero. Vengono raccolte notizie su precedenti processi a Ravensburg (1430), Pfullendorf (1461), Freiburg (1470).
Dei Giudici scomunica Giovanni de Salis per avere disubbedito alle richieste del commissario.
Anzelino Austoch, un testimone ebreo, lascia Trento per Rovereto ma viene arrestato. Anzelino accusa lo Svizzero di avere ucciso Simone e di averne collocato il cadavere nella casa di Samuele. A Trento lo Svizzero viene interrogato ma rilasciato perche' la moglie Dorotea conferma l'alibi.
Sisto IV scrive al doge di Venezia ammonendolo a proteggere gli ebrei. Scrive anche a Hinderbach chiedendo di rilasciare donne e bambini, sicuramente innocenti. Il Commissario giunge alla conclusione che il processo si era svolto in modo inappropriato; vi erano evidenze che lo Svizzero avesse ucciso Simone e avesse poi tentato di far ricadere la colpa sugli ebrei.
Hinderbach denuncia Dei Giudici al papa. Il papa nomina una commissione di sei cardinali.

Cap. 8. Una etnografia del sangue
L’arciduca autorizza la prosecuzione degli interrogatori. Inizia pertanto la seconda fase del processo. Gli interrogati non sanno che cosa dire; alla fine confessano la versione ufficiale; inventano dettagli, quali l’usanza di bere sangue. Bere il sangue era una pratica attribuita dalla Chiesa agli eretici e alle streghe. Ciascun ebreo fu torturato fino a quando non confesso’ la partecipazione a un omicidio rituale. Non puo’ non essere sottolineato abbastanza che le accuse rappresentano un anello di una lunga catena: 1430 Ravensburg, 1440 Merano, 1440 Landshut, 1461 Trento, 1461 Pfullendorf, 1470 Endinghen, 1473 Trento, 1475 Regensburg. Questi casi rappresentano REALI persecuzioni in aggiunta agli IMMAGINARI omicidi rituali estratti dagli ebrei attraverso la tortura.
Quale era il significato delle confessioni?
1. il piu’ ovvio era la confessione stessa come conferma delle precedenti esecuzioni di giugno
2. la creazione di una storia di omicidi rituali che collega presente e passato
3. rappresentano la concezione cristiana delle pratiche ebree.

Capitolo 9. Il convertito
Israel, arrestato mentre cercava di lasciare Trento e poi sottoposto a tortura, chiede di essere battezzato nella speranza di sfuggire all’esecuzione. Battezzato col nome di Wolfgang, e' rilasciato e ottiene il permesso di prestare denaro. Israel, o Wolfgang, tenta un pericoloso gioco: ingraziarsi i nuovi dominatori e aiutare le donne e bambini ebrei a sfuggire alle persecuzioni. Diviene il contatto degli ebrei veneziani e informatore durante il soggiorno del commissario papale.
Venne riarrestato quando fu citato durante le confessioni degli altri. Dovette affrontare diciassette interrogatori. All’inizio si dichiaro' innocente. Poi, sotto tortura, invento' un caso di omicidio rituale a Regensburg, che avrebbe avuto gravi conseguenze per la comunita’ ebraica locale. La sua deposizione fu usata dal vescovo Heinrich come base di arresti e torture. Le quattordici persone verranno rilasciate dopo quattro anni e mezzo, grazie all’intervento dell’imperatore Federico III, sotto il cui comando erano posti gli ebrei.
Durante un interrogatorio rivelo' le ragioni della conversione: la paura di morire.
Confesso' anche di avere rubato nelle case degli ebrei. Confesso' un elaborato piano per avvelenare Hinderbach, il podesta’ e il capitano. Puo’ darsi che i giudici gli abbiano creduto, dato che nell’Italia rinascimentale il veleno era ampiamente usato.
Esecuzioni pubbliche alla presenza di illustri trentini. Anche due ebrei che avevano chiesto di essere battezzati, vengono giustiziati. Anche Israel viene infine ucciso.

Capitolo 10. Le donne
Oltre alle attese confessioni estratte sotto tortura, le testimonianze delle donne ebree rivelano molto sulle loro vite sia prima che dopo il disastro che distrusse le loro famiglie.
Come sappiamo, una delle richieste del commissario apostolico fu che le donne e i bambini venissero rilasciati. Hinderbach, tuttavia, rifiuto'. Dopo l'incarcerazione di tutti gli uomini, le donne furono poste agli arresti domiciliari.
Vi furono in tutto ventisei interrogatori.
I particolari relativi alle proprie vite, raccontati dalle donne, erano di scarso interesse per i magistrati. A loro interessavano soprattutto tre cose: che venisse confermata la versione ufficiale dell'omicidio rituale, che venisse stabilito il grado di coinvolgimento delle donne, che venisse chiarito il passaggio di informazioni con l'esterno durante la prigionia.
Come per gli uomini, per sfuggire alla tortura, inventarono. Sottolinearono il ruolo marginale delle donne.
Percepite come il sesso debole e marginalizzate nei riti religiosi, le donne furono assoggettate a minori pressioni. [Agli occhi dello storico] Esse emergono come individui, al contrario degli uomini le cui personalita' erano annullate dalla versione ufficiale dell'omicidio rituale.

Capitolo 11. Giudizio a Roma
Il 3 aprile 1476 Sisto IV ordina a Hinderbach di liberare le persone in carcere. Si apre un'indagine sulla condotta del vescovo e sul processo. Per usare la metafora dell'autore, la scena si sposta nella curia romana; il cast e' ora formato da cardinali, umanisti e ambasciatori; il dramma si concludera' solo due anni e mezzo dopo, nel 1478.
La Roma di Sisto IV.
La comunita' ebraica romana: circa 1500 persone, tra cui banchieri e medici che curavano anche membri della corte papale. Ebrei e Cristiani coesistevano pacificamente.
Quando la notizia del processo raggiunse Roma la comunita' chiese l'intervento del Papa.
Come abbiamo detto, alla fine del 1475 Sisto IV nomino' una speciale commissione di sei cardinali. Hinderbach invio' a Roma due ambasciatori, che lo informavano delle novita'.
Hinderbach nego' di avere confiscato i beni degli ebrei, ad eccezione di alcuni libri per la biblioteca episcopale. Denuncio' il vescovo di Ventimiglia, Dei Giudici, come amico degli ebrei; esalto' il martirio di Simone e i miracoli da lui compiuti.
Alleati di Hinderbach furono i francescani di Venezia e Vicenza -a cui vennero spedite reliquie- e altri vescovi.
Nel gennaio del 1477 i trentini annunciarono trionfalmente il battesimo di tre donne ebree e di un uomo.
Partigiani della sua causa nella curia furono: Cristoforo della Rovere, nipote del papa; Bartolomeo Sacchi [Platina] e Giovanni Francesco de Panvini. Quest'ultimo scrisse due brevi in cui sostenne: 1) la non eccezionalita' del processo di Trento dato che agli ebrei non andrebbe riconosciuta piena capacita' legale; 2) l'errore di Dei Giudici che, liberando i bambini ebrei, avrebbe favorito la loro dannazione dato che non furono battezzati insieme con le rispettive madri.
Nella sua "Apologia" Dei Giudici punta l'accento sulla pericolosita' per la Chiesa di inventare falsi miracoli.
In una lettera a Platina Dei Giudici sottolinea la temerarieta' dei trentini di paragonare Simone a Cristo.
I sei cardinali si trovarono di fronte a un caso difficile per le implicazioni politiche che aveva.
Nel giugno 1478 fu pubblicata la bolla papale: stabiliva che il processo era stato condotto in conformita' con le procedure legali; Sisto IV premiava lo zelo di Hinderbach, ma gli ingiungeva di evitare qualsiasi evento contrario alla bolla di Innocenzo IV, Lachrymabilem Judaeorum (1247), che proibiva i processi contro gli omicidi rituali. Sisto IV proibiva inoltre di uccidere o mutilare gli ebrei, di estorcere loro denaro, di impedire loro di praticare i riti permessi dalla legge; infine ingiungeva al vescovo di riunire i figli con le madri battezzate e di restituire i beni confiscati.
Nonostante cio', il culto di Simonino crebbe in popolarita' propagato dagli sforzi di Hinderbach e dei francescani, a lungo impegnati nella polemica anti-ebraica che era riuscita a promuovere la nascita dei Monti di Pieta' come alternativa ai banchi ebraici.
Il volere del papa non riusci' a prevenire violenze antisemite che si manifestarono a Reggio, Mantova [1478], Arena (Milano) [1479], Portobuffole' (Treviso) [1479] e Verona.
Il culto di Simonino si diffuse anche in Austria e Germania del Sud.
Anche la corte di Innsbruck ne fu toccata: dopo l'iniziale opposizione, l'arciduca Sigismondo approvo' il processo; il suo successore, Massimiliano [imperatore dal 1508], fu un sostenitore del culto.
Dall'altro versante gli ebrei commemorarono l'evento con toni opposti: si possono ricordare due scritti: il primo "Kinah" ovvero "Lamentazioni di Trento", scritto nel 1475 dal rabbino Solomon Levi di Verona, e "Emek Habacha" del rabbino Joseph ben Joshua ha Cohen, una cronaca dettagliata degli eventi, risalente al 1558-1563.
Dei Giudici lascio' Roma per diventare governatore di Benevento. Dopo aver servito come legato papale in Francia nel 1480, ritorno' nelle grazie della corte pontificia; nel 1484 gli fu promessa l'arcidiocesi di Patrasso, ma mori' prima di assumere il nuovo incarico.
Sisto IV mori' qualche mese piu' tardi.
Hinderbach si spense nel 1486, senza aver visto la canonizzazione di Simone = da beato a santo.
Giovanni de Salis ritorno' nella nativa Brescia e lavoro' come consulente legale nel processo di Portobuffole', al termine del quale quattro ebrei furono condannati a morte.
Non ci sono testimonianze del destino delle donne e dei bambini sopravvissuti.
[significativamente l'autore li cita per nome]

Epilogo
Nel 1588 Sisto V approva ufficialmente il culto.
Poemi, agiografie, dipinti celebrano la morte del bambino innocente.
Difensori emersero ogni qualvolta degli scettici criticarono la versione ufficiale:
- Benedetto Bonelli, 1704-1783, francescano, autore della Dissertazione apologetica sul martirio del Beato Simone da Trento, confuto' le tesi critiche di
- Christof Wagenseil, 1633-1705, protestante, autore del trattato Benachrichtigungen wegen einiger die Judenschafft angehenden wichtigen Sachen, 1705, in cui metteva in discussione la veridicita' degli omicidi rituali
- Giuseppe Divina, canonico trentino, autore della Storia del Beato Simone da Trento, 1902, critico' due libri critici nei confronti dei processi:
- Herman Strack, professore protestante, Der Blutaberglaube in der Menscheit: Blutmorde und Blutritus, 1892
e
- Moritz Stern, storico ebreo-tedesco, Die papstlichen Bullen gegen die Blutbeschuldigung, 1893
- Joseph Scherer, Die Rechtsverhaltnisse der Juden in den deutsch-osterreichischen Landern, 1901, accusa i trentini di aver condotto un processo illegale
- Giuseppe Menestrina, articolo Gli Ebrei a Trento, 1903, in cui Bernardino da Feltre e supersizioni cattoliche appaiono come forze del male
- Gemma Volli, I 'Processi Tridentini' e il culto del Beato Simone da Trento, 1963, attacca il culto
- Willehad Paul Eckert, Beatus Simoninus-aus den Akten des Trienter Judenprozesses, 1964, rifiuta il culto
Nel 1965 il Concilio Vaticano II aboli' il culto.
I due bassorilievi di Palazzo Salvadori, sul sito della casa di Samuel, sono ora ridotti a "pietre".

Appendice
11 testi, completi o parziali, degli atti del processo sono sopravvissuti, incluso il manoscritto Yeshiva: 9 sono in latino; 2 in tedesco.
Anna Esposito e Diego Quaglioni danno una descrizione completa di 6 dei 9 latini in Processi contro gli ebrei di Trento.
Segue un elenco e una descrizione degli 11 testi. Infine vi e' una discussione sull'edizione Esposito-Quaglioni.

Nessun commento: