martedì 9 giugno 2009

Alberto Sughi e la letteratura


Alberto Sughi e' uno dei piu' importanti pittori italiani del XX secolo.

Nel marzo del 1998 Sughi realizzo' un volume illustrato sulle Operette morali di Giacomo Leopardi [fu presentato al Palazzo delle Esposizioni di Roma a cura della Società Poligrafica di Arte Classica e Moderna]. Si trattava di dodici tavole, tempera su carta.
Nel 2001 Sughi dipinse una serie di tavole per I Promessi Sposi, pubblicate da Arté Edizioni, e per la Vita Nuova, esposte per la prima volta nel 2002 a Palazzo Firenze di Roma, sede della Societa' Dante Alighieri.
In una nota biografica del 2003 Romano Manescalchi fa notare che, mentre nei lavori del '98 l'artista non aveva nessun modello a cui riferirsi, nel caso di Dante moltissimi illustratori lo avevano preceduto: Sandro Botticelli, Luca Signorelli, William Blake, Johann Heinrich Fussli e Gustav Dore', per citare i piu' noti. In ogni caso, le rappresentazioni di Sughi andrebbero intese "piu' come opere autonome, che di illustrazione o di interpretazione." Cio' non farebbe che confermare quanto lo stesso Sughi avrebbe dichiarato in una intervista a Sergio Zavoli [reperibile online nel breve saggio di Attilio Brilli]. Alla sollecitazione dell'intervistatore,"llustrazione non e' sempre qualcosa di esonerativo, didattico, arbitrario, servile...", Sughi avrebbe replicato con una certa forza: "Assolutamente no, basti pensare ai disegni danteschi di Botticelli, di Luca Signorelli, fino a William Blake e ai memorabili acquarelli sulla cantica dell'Inferno di Heinrich Fussli: capolavori che si possono ammirare indipendentemente dal rapporto che hanno con l'opera di Dante."
All'artista interessa infatti calare gli elementi del passato nella realta' odierna. Questa visione e' alla base della serie Dante tra noi, nella quale compaiono anche personaggi contemporanei.
Un'ultima serie e' quella dei ritratti immaginari di Dante, per i quali, nella citata intervista di Sergio Zavoli, Sughi ha dichiarato: "L'iconografia del volto di Dante e' cosi' calata nel nostro immaginario che nessuno ha mai osato discostarsene troppo. La sua raffigurazione, ostinatamente suggerita da un archetipo, finisce per diventare una specie di ritratto al di fuori del tempo."

Nessun commento: