domenica 3 maggio 2009

Orlando furioso: canto I - analisi del testo


Leggi il canto I dell'Orlando furioso.

Ascolta la lettura del Proemio [Il Narratore audiolibri] e delle ottave 8-31 [idem]

1. Struttura narrativa

ottave - sintesi

1-2,4 proposizione: vengono presentati i temi, la cornice, il protagonista che dà il titolo al poema
2,5-8 invocazione: Ariosto, contrariamente a tutta la tradizione precedente, si rivolge alla donna amata
3-4 dedica: a Ippolito d'Este, signore di Ferrara; viene presentato il progenitore della dinastia
5-9 antefatto: vengono riassunti gli avvenimenti principali dell'Orlando innamorato: Orlando, rientrato in Occidente con Angelica, deve affrontare la rivalità del cugino Rinaldo. L'imperatore affida la donna a Namo di Baviera, pensando di darla in premio al paladino che avrebbe ucciso il maggior numero di nemici
10 fuga di A.: la donna approfitta della confusione per abbandonare l'accampamento cristiano. Entra così in un bosco
10,8-12 incontro A.-R.: Angelica avvista un cavaliere appiedato; appena lo riconosce si dà alla fuga. Anche Rinaldo (che era alla ricerca di Baiardo) riconosce la donna e la insegue
13 fuga di A.
13,8-16 incontro A.-F.: Angelica giunge a un fiume dove trova Ferraù impegnato nella ricerca dell'elmo caduto nell'acqua. Anche il Saraceno la riconosce e si appresta a difenderla
17, 1-4 duello R.-F.
17,4-8 fuga di A.: la giovane approfitta ancora una volta dell'occasione per fuggire
18-22,6 accordo R.-F.: rinvio duello: accortosi della fuga di Angelica, Rinaldo propone al rivale una tregua. Il combattimento non avrebbe infatti senso, e potrà riprendere non appena la donna sarà nuovamente a portata di mano. I due si danno all'inseguimento dell'amata. Il narratore interviene a commentare
22,7-23,6 bivio: Rinaldo e Ferraù si separano. Come la strada, si biforcano anche i racconti che riguardano i due cavalieri
23,7-25-4 vicenda di F.: Ferraù si ritrova al punto di partenza (ruscello) e, persa la speranza di ritrovare l'amata, riprende la ricerca dell'elmo
25,5-31,6 incontro F.-Ar.: dall'acqua esce un cavaliere che rimprovera Ferraù di non aver rispettato i patti: è Argalia, che Ferraù aveva ucciso e al quale aveva promesso di restituire l'elmo. Ora che il legittimo proprietario se ne è impossessato di nuovo, Ferraù potrà conquistarne un altro. Superato il turbamento derivante dall'apparizione del fantasma e dai rimproveri, Ferraù giura a se stesso di avere l'elmo di Orlando, di cui si mette subito alla ricerca
31,7-32,7 vicenda di R.: Rinaldo si imbatte in Baiardo, ma il cavallo non si ferma al suo richiamo
32,8-38,4 fuga di A.: Angelica, dopo aver vagabondato per giorni, si riposa infine presso un boschetto
38,5-58 incontro A.-S.: Angelica avvista un cavaliere e ne ascolta i lamenti: è Sacripante che si duole per l'avversa fortuna, che avrebbe favorito altri uomini nella conquista della donna amata. Una volta riconosciuto l'antico protettore, Angelica pianifica di servirsene ancora una volta come scorta. Si manifesta a Sacripante e lo convince della sua verginità. Sacripante, a sua volta, intende approfittare dell'occasione e sedurre la ragazza
59-60 incontro A.-S.-Br.: mentre Sacripante si accinge a mettere in pratica i suoi propositi, è disturbato dall'arrivo di un cavaliere misterioso
61-67 duello S.-Br.: Sacripante è sconfitto; il cavaliere riprende la sua strada e Angelica tenta di confortare il compagno, ferito nell'orgoglio
68-71 incontro A.-S.-m.: sopraggiunge un messaggero che rivela l'identità del cavaliere: si tratta di una donna! Sacripante, sempre più abbattuto, rimanda ad altra occasione la conquista di Angelica. I due riprendono il cammino
72-76 incontro A.-S.-Ba.: i due incappano in Baiardo
77-81 incontro A.-S.-Ba.-R.: Angelica avvista Rinaldo e supplica Sacripante di riprendere la fuga. Il cavaliere si ritiene offeso e se ne lamenta. Nel frattempo Rinaldo, riconosciuto il cavallo e l'amata, è sempre più vicino.

La vicenda del Furioso ha inizio dopo un proemio in cui vengono presentati i temi, la cornice e le novità del poema, l'invocazione alla musa ispiratrice e la dedica dell'opera. Ariosto si rifà esplicitamente all'Orlando innamorato riprendendo la storia dal punto in cui era stata interrotta dal Boiardo. L'imperatore Carlo Magno, preoccupato dei conflitti scoppiati tra i paladini a causa dell'amore per la bella Angelica, giunta in Occidente al seguito di Orlando, decide di affidarla al duca Namo di Baviera. Colui che ucciderà il maggior numero di nemici, potrà ottenere la mano della giovane principessa. La ragazza approfitta della confusione creatasi durante la battaglia tra cristiani e musulmani per abbandonare l'accampamento e darsi alla fuga. Nella selva incontra nell'ordine Rinaldo, Ferraù e Sacripante. Tutti sono innamorati di lei, ma la giovane non li ritiene degni del suo amore. Rendendosi comunque conto dell'opportunità di disporre di un uomo che la difenda, Angelica decide di illudere Sacripante, fingendo di ricambiarne l'amore. Anche il re di Circassia vorrebbe approfittare dell'occasione e sedurre la ragazza, ma un misterioso cavaliere blocca sul nascere i suoi propositi. Il saracino viene sconfitto e umiliato davanti alla sua donna. La vergogna aumenta quando un messaggero informa la coppia che lo sconosciuto altri non è che Bradamante, una fanciulla perdutamente innamorata di Ruggero. Il "dolce assalto" è inevitabilmente rinviato. Ripreso il cammino, Sacripante e Angelica si imbattono in Baiardo e poi in Rinaldo. La richiesta di fuggirlo irrita il cavaliere, che si crede mal considerato dalla donna. Negli ultimi versi il narratore interviene per ricordare che il seguito della vicenda sarà raccontato nel canto successivo.

2. Narratore/Autore

Il racconto è spesso interrotto dal narratore. Gli interventi si possono raggruppare nelle seguenti tipologie:

- commenti:
"ecco come il giudicio uman come spesso erra! ..." ott. 7,1-6
"Oh gran bontà de' cavallieri antiqui! ..." ott. 22,1-6
"che non mi par bisogno esser racconte" ott. 48,4
"Forse era ver, ma non però credibile ..." ott. 56
"Quel che di lui non stimo già che vaglia / un grano meno" ott. 61,3-4
"Muto restava, mi cred'io, se quella / non gli rendea la voce e la favella" ott. 66,7-8
"misero il cavallier se giungeva a pieno! ..." ott. 74, 6-8

- anticipazioni:
"ma tosto si pentì d'esservi giunto" ott. 6,8
"Contrari ai voti poi furo i successi ..." ott. 9,5-8
"che molto avrà da far prima che l'abbia." ott. 24,8
"E servò meglio questo giuramento, / che non avea quell'altro fatto prima." ott. 31, 1-2
"Quel che seguì tra questi duo superbi / vo' che per l'altro canto si riserbi." ott. 81,7-8

- appelli al pubblico:
"Pensoso più d'un'ora a capo basso / stette, Signore, il cavallier dolente" ott.40,2 (appelli tipici della tradizione canterina dice l'antologia)

- spiegazioni:
"Era costui quel paladin gagliardo ..." ott. 12,1-4
"Se mi domanda alcun chi costui sia ... io dirò ch'egli è ... io dirò ancor ..." ott. 45,1-7
"e si pon l'elmo (ch'avea usanza vecchia / di portar sempre armata la persona)" ott. 59,5-6
"E questo hanno causato due fontane ..." ott. 78

- punti di raccordo:
"ma seguitiamo Angelica che fugge." ott. 32,8

3. Personaggi

A partire dall'ott. 10 (nuova narrazione) i personaggi principali sono: Angelica, Rinaldo, Ferraù, Argalia, Baiardo, Sacripante, Bradamante, messaggero.

Angelica: Figlia del re del Catai, Galafrone. Personaggio di invenzione boiardesca. Secondo il poeta di Scandiano, era giunta in Francia con il fratello, per sedurre e vincere i guerrieri cristiani, aiutata dalle sue arti magiche. Dopo la morte del fratello era rientata nel Catai, inseguita da Orlando e Rinaldo innamorati di lei. Durante il lungo viaggio Rinaldo beve alla fonte dell'odio e Angelica a quella dell'amore. Le parti si invertono. Giunta in patria, è chiesta in moglie da Agricane, re di Tartaria, ma ella lo rifiuta e si rifugia nella fortezza di Albracca. Qua è difesa da Orlando, che la donna non ama, ma che lusinga per approfittare del suo valore, e da Sacripante (ott. 80). Liberatasi dall'assedio, decide di tornare in Occidente alla ricerca di Rinaldo, di cui è innamorata; Orlando la accompagna (ott. 5). Di nuovo le parti si scambiano: Angelica beve alla fontana dell'odio e Rinaldo a quella dell'amore (ott. 78). Tra i due cugini scoppia un conflitto. Carlo Magno, per pacificarli, affida Angelica a Namo, promettendola a quello che avrebbe ucciso più nemici nell'imminente battaglia contro i Mori.
Quattro sono gli elementi su cui Ariosto insiste: innanzi tutto la straordinaria bellezza, poi l'astuzia e l'altezzosità; infine la debolezza femminile.
Le numerose occorrenze degli aggettivi "bello" e "angelico", segnalate al punto 7, sono di per sé un segnale notevole della importanza dell'elemento estetico.
A noi interessa far notare come Angelica, conscia del suo potere di seduzione, sfrutti la cosa: consapevole di "ritrovarsi sola" (50,1) e bisognosa di aiuto, intenzionata unicamente a tornare a casa (54,7-8), pianifica freddamente di sfruttare la fedeltà e diremmo quasi la "dabbenaggine" di Sacripante, sempre disposto, anche di fronte all'evidenza, ad assecondarla: ott. 52.
Angelica racconta al pretendente quanto accaduto, ma il narratore insinua nel lettore che stia abilmente mentendo. Sacripante, come ogni innamorato corrisposto solo per opportunismo, cadrà nella trappola (ott. 56); ma non è detto che lo debba fare anche il lettore!
Il carattere ipocrita e opportunista della ragazza riemerge quando, di fronte alla sconfitta di Sacripante, cerca di risollevarlo di morale dicendogli che la colpa è del cavallo o del misterioso cavaliere (ott. 67).
Angelica è anche superba e altezzosa: "ma dura e fredda più d'una colonna, / ad averne pietà non però scende; / come colei ch'ha tutto il mondo a sdegno, / e non le par ch'alcun sia di lei degno" 50,5-8; "poi torni all'uso suo dura e proterva" 51,8.
Angelica resta pur sempre una donna, un'esponente del cosiddetto "sesso debole", che gli uomini amano vedere come timida, impaurita e, di conseguenza, bisognosa d'aiuto (in ciò molto diversa da Bradamante che sa difendersi da sola, ma non a caso si presenta al lettore come troppo "mascolina"). L'aspetto della "fragilità" è evidente soprattutto durante la fuga. ott. 2 e nelle varie occorenze segnalate al punto 7. Questa debolezza naturale o caratteriale alla fin fine ce la fa apparire più "umana".

Rinaldo: signore di Montalbano - Linguadoca - (ott. 18,5), cugino di Orlando (ott. 16,2), figliuol del duca Amone (ott 77,4). È tra i più popolari protagonisti del ciclo carolingio. Nell'Innamorato ha il nome di Ranaldo.
Ha bevuto alla fonte dell'amore e si è perdutamente invaghito di Angelica, la quale a sua volta lo odia e fugge (ott. 77-79).
Nel canto I compare all'inizio, quando scatena il terrore nella giovane (ott. 11), poi nel duello con Ferraù (ott.16 sgg), dove ha modo di far emergere le sue doti argomentative, ancora nell'ottava 32 e in ultimo nel finale (ott. 77 sgg.).
È sempre appiedato e alla ricerca del cavallo Baiardo o all'inseguimento di Angelica.

Baiardo: cavallo di Rinaldo. Nell'Orlando innamorato Rinaldo combatte con Ruggiero. Essendo quest'ultimo appiedato, per cortesia, scende da cavallo. Quando il padrone vuole riprenderlo, Baiardo fugge nella foresta.
Nel canto I è citato all'inizio, in una intromissione chiarificatrice del narratore (ott. 12), nell'ott. 32 e alla fine quando Angelica e l'appiedato Sacripante se ne appropriano (ott. 72 sgg.). È dotato di una potenza strepitosa e di un temperamento bizzarro, ma si comporta come un cane fedele o un agnello di fronte ad Angelica.

Ferraù: nipote del re Marsilio (cognato di Carlo Magno, che poi tradisce per allearsi con Gradasso e Agramante). È uno dei personaggi principali delle canzoni di gesta. Si trovava alla corte di Carlo Magno quando Angelica vi giunse, accompagnata dal fratello Argalia. Ferito da Argalia, contro i patti Ferraù riprese il duello e uccise il rivale. Al nemico moribondo aveva promesso di seppellirlo nel fiume con l'intera armatura. Mancando dell'elmo, aveva ottenuto il permesso di indossare per pochi giorni quello di Argalia (ott. 27, 29). Al termine della battaglia contro i cristiani, spinto dalla sete, si era avvicinato al fiume ma l'elmo gli era inavvertitamente caduto in acqua (ott. 14)
Nel canto I è descritto inizialmente come cortese, innamorato della bella Angelica, valoroso. Nel corso dell'incontro con Argalia rivela un passato poco limpido. Diviene dunque oggetto delle rampogne di Argalia, a cui reagisce pieno di vergogna e ira.

Argalia: fratello di Angelica (cfr. spiegazione precedente).
Per certi versi rappresenta quell'elemento del "meraviglioso" che tanto interessava i lettori del poema: essendo un fantasma, la sua apparizione suscita in Ferraù le reazioni corrispondenti.

Sacripante: re di Circassia (Caucaso). Personaggio inventato da Boiardo. Accorre in aiuto di Angelica assediata in Albracca (ott. 80). Viene poi inviato (da Galafrone, padre di Angelica, secondo il Boiardo; "da lei" = Angelica secondo Ariosto ott. 55, 2) a chiedere aiuti a Gradasso, re dei Sericani (Cina del Nord) e dei Nabatei (Arabia). Lungo il tragitto è imprigionato da una fata e successivamente liberato da Mandricardo.
Viene inizialmente presentato da Ariosto come un amante triste e sconsolato a causa del tradimento della donna (ott. 39-48). Ci vuole veramente poco perché l'astuta Angelica riesca a convincerlo della sua verginità e a farne una sorta di guardia del corpo (ott. 52-55). In un primo tempo, dunque, la sua "sofferenza" e la sua "ingenuità" possono attirare le simpatie del lettore; poi però prevale un certo fastidio: Sacripante decide di non lasciarsi scappare l'occasione (come sembra aver fatto lo sciocco Orlando) e di sedurre la ragazza, ma è presto interrotto, verrebbe quasi da dire con una certa compiacenza da parte dell'autore, dall'arrivo di Bradamante. La sconfitta potrebbe apparire così una "giusta vendetta"; l'autore sembra calcare la mano dapprima sulla vergogna derivante dall'essere disarcionato dall'avversario (63,7-8; 65,7-8, 66), poi sulla notizia che sotto l'armatura del vincitore si nasconde una "gentil donzella" o "una femina" (69,5-8 e si noti il "io ti satisfarò senza dimora" del messaggero, 70,6-71). Ferito nell'orgoglio, Sacripante si risente di scatto non appena Angelica, avvistato Rinaldo, gli domanda di fuggire: non dovrebbe essere l'uomo capace di difenderla dal pedone che sta sopraggiungendo? (ott. 80)

Bradamante: guerriera cristana sorella di Rinaldo, innamorata di Ruggiero. Viene celebrata anche dai romanzi cavallereschi anteriori all'Innamorato col nome di Braidamonte. Boiardo, col nome di Brandiamarte, la fa capotistipite della dinastia estense.
La incontriamo sul finire del canto I quando Sacripante sta per predisporsi al dolce assalto di Angelica (ott. 59 sgg.) Con grande efficacia narrativa, Ariosto non anticipa che si tratta di una donna cosicché la sorpresa del lettore (e del malcapitato "macho") sarà grande. Sconfitto il nemico, riprende la strada come se fosse interamente dominata dalla ricerca dell'amato Ruggero.

4. Luoghi

Le vicende del canto I si svolgono principalmente nella selva. Il gioco degli incontri e degli imprevisti mette in scena uno dei temi centrali nella riflessione cinquecentesca: il potere della fortuna e le possibilità di affermazione del valore umano (cfr. "si messero ad arbitrio di fortuna" ott. 23,5). Alcuni critici hanno pertanto visto nella foresta una metafora della vita.
Il fiume (ott. 13) caratterizza l'episodio di Ferraù; il boschetto (ott. 35-37) - tipico locus amoenus di derivazione petrarchesca - (fresca aura, chiari rivi, erbe tenere e nuove, dolce concento, fiori, chiare onde, fresca erba, prun fioriti, vermiglie rose, liquide onde, querce ombrose, tenere erbette) quello di Sacripante.
Il bivio è allusivo della bipartizione delle vicende dei due cavalieri.
La descrizione dei luoghi ha un'importante valore strutturale: ogni volta che viene introdotto un nuovo ambiente si passa a un nuovo episodio.

5. Tempi

Le vicende raccontate nel poema si svolgono in epoca medioevale, più precisamente durante lo scontro tra Franchi e Saraceni ("che furo al tempo che passaro i Mori / d'Africa il mare, e in Francia nocquer tanto" ott.1,3-4). L'epoca non viene però rappresentata in maniera storicamente attendibile: solo esteriormente i cavalieri appartengono al IX secolo; la loro mentalità è quella rinascimentale.
L'episodio che mette meglio in luce quanto andiamo dicendo è la conclusione del duello tra Rinaldo e Ferraù: appurato che Angelica ha approfittato della schermaglia per scappare, il paladino suggerisce al nemico e rivale in amore di rinviare la tenzone. Il commento del narratore è quanto mai esplicito: "Oh gran bontà dei cavalieri antiqui!..." (ott. 22). Nessun cavaliere medioevale avrebbe rinviato il duello! Nel discorso di Rinaldo (ott. 19-20) vi è un'eco della razionalità moderna, del "buon senso" cinquecentesco, più realistico del rispetto di una norma astratta.
Vi sono degli anacronismi. Es. "i Giglio d'oro" ott. 46,8 = la Francia. Si tratta dell'emblema che figura nello stemma di Francia, a partire però dall'età di Luigi VII (1120).

6. Tematiche

6.1 bellezza
È la molla che fa scattare la passione di tutti i cavalieri nei confronti di Angelica (vedi occorrenze punto 7)

6.2 amore
La forza irrazionale dell'amore è ribadita fin dall'invocazione alla donna amata: come Orlando, anche Ariosto potrebbe perdere il proprio ingegno e non essere in grado di terminare il poema, se l'amata non gli desse tregua.
L'impulso amoroso spinge i paladini a infrangere le regole. A dire il vero, comunque, questo elemento non è giudicato in un'ottica moraleggiante (come accadrà in Tasso). Es.: Rinaldo abbandona il campo cristiano per inseguire Angelica: il suo atto costituisce una diserzione.
L'amore è presentato come errore: commentando la reazione di Sacripante alle parole di Angelica, Ariosto riprende un tema tradizionale: "quel che l'uom vede, Amor gli fa invisibile, / e l'invisibile fa vedere Amore. / Questo (che Angelica fosse ancora vergine) creduto fu; che 'l miser suole / dar facile credenza a quel che vuole." (ott. 56)

6.3 verginità
È presentata come un valore; una volta persa, priva la donna di fascino. Il tema è illustrato nella famosa similitudine della rosa (ott. 42-43, 58)

6.4 armi, audaci imprese e valori militari
"L'opposizione tra Cristiani e Saraceni dovrebbe essere un cardine del poema epico. Qui non ha alcuna importanza. Lo scontro e l'accordo tra Rinaldo e Ferraù non hanno a che vedere con il loro essere "di fé diversi". Le grandi opposizioni dell'epica carolingia tra credenti e infedeli per loro non contano." (antologia). Conta invece la condivisione del codice di comportamento cavalleresco: Ferraù scende da cavallo affinché il duello con Rinaldo non sia squilibrato (ott. 17: "come a piè si trovar"); Ferraù non lascia a piedi Rinaldo (ott. 21,7-9).
Il punto di vista, diciamo così partigiano, del narratore - ossia il suo essere bianco, cristiano e occidentale - è veramente secondario. Si possono individuare solo pochi cenni alle ott. 1 e 6.

6.5 cortesia
Il codice cortese-cavalleresco prevedeva una serie di regole quali difendere i deboli e bisognosi d'aiuto, tener fede alla parola data, ecc.
Ferraù si appresta subito a difendere la donzella bisognosa d'aiuto "E perché era cortese" (ott. 16,1)
Ferraù reagisce ai rimproveri di Argalia ammutolendo e vergognandosi (ott. 29,8-30,3)
La stessa "opportunista" Angelica, volendo consolare Sacripante, fa leva sulla scorrettezza del cavaliere misterioso, che non avrebbe abbandonato il campo per primo (ott. 67).

6.6 oggetto del desiderio
Alcuni critici hanno sottolineato come tutti i personaggi siano alla ricerca di qualcosa in cui ripongono la possibilità di una felicità: Rinaldo insegue (Angelica e) il suo cavallo Baiardo; Ferraù (abbandonata la ricerca di Angelica) è affannato a ripescare il "suo" elmo e, una volta appreso che dovrà rinunciarvi, si propone di ottenere quello di Orlando; Sacripante vorrebbe far sua Angelica; Bradamante infine è sulle tracce di Ruggero. È il tema cavalleresco della quête.

6.7 fortuna
Il concetto, contrapposto a quello di virtù (insieme delle capacità dell'uomo di piegare la sorte al proprio volere), è uno dei motivi fondamentali della riflessione cinquecentesca. Tutte le vicende sono dominate dal caso e tutti i personaggi hanno a che fare con la dea Fortuna: Angelica approfitta della disfatta cristiana per scappare ("presaga che quel giorno esser rubella / dovea Fortuna alla cristiana fede" - ott. 10); Ferraù e Rinaldo, giunti al bivio, si affidano al caso e imboccano l'una o l'altra delle due strade ("si messero ad arbitrio di fortuna, / Rinaldo a questa, il Saracino a quella" - ott. 23); Argalia sottolinea che è proprio stato il caso ad aver voluto che l'elmo cadesse nel fiume e venisse così riconsegnato al legittimo proprietario ("or se Fortuna (quel che non volesti / far tu) pone ad effetto il voler mio" - ott. 27); Sacripante si lamenta inizialmente perché crede che la sorte abbia favorito altri cavalieri nella conquista di Angelica ("Ah, Fortuna crudel, Fortuna ingrata!" ott. 44), ma poi è proprio lui a incontrarla ("l'aventurosa sua fortuna vuole / ch'alle orecchie d'Angelica" - ott.48). A questo punto egli capisce che non può comportarsi come ha sempre fatto (nota "quel ch'al Catai non avria fatto forse" ott. 54,5) e che deve piegare la sorte al suo volere. In questo senso manifesterebbe la sua superiorità nei confronti di che, come lo "sciocco" Orlando, non ha saputo approfittare delle numerose occasioni ("che da qui inante / nol chiamerà Fortuna a sì gran dono" - ma si legga tutta l'ott. 57). Il caso vuole comunque che il progetto di Sacripante venga vanificato dal sopraggiungere di Bradamante e poi del messaggero.
La realistica presa d'atto della realtà e la conseguente decisione di operare una scelta individuale accomuna Sacripante a Rinaldo (che senso avrebbe continuare il combattimento se Angelica è fuggita?), a Ferraù (ritrovatosi al punto di partenza, tanto vale tornare alla ricerca dell'elmo), ad Angelica (fuga dall'accampamento cristiano, decisione di servirsi di Sacripante - ott. 50-51, abilità oratorie della donna - ott. 52, 55, 67, assoggettamento di Baiardo "deh, come ben nostro bisogno intende" - ott. 73,6) ed infine a Bradamante (ott. 64).

6.8 "le donne" cfr. ott. 1, 1
Qui ci interessa sottolineare che le due figure femminili presenti nel canto assumono caratteri "moderni" che si possono far risalire sia alla particolare considerazione che si aveva della donna nelle corti rinascimentali sia alla mentalità ariostesca, evidente anche nel rapporto autoironico con l'amata Alessandra Benucci.

6.9 "i cavalier" cfr. ott. 1,1
Qui ci interessa analizzare l'ottica maschile evidente lungo tutta la narrazione: a) nella decisione di Carlo Magno di affidare Angelica a Namo e di prometterla come "premio" al paladino che avrebbe ucciso il maggior numero di infedeli; b) nel discorso di Rinaldo a Ferraù (ott. 20 "Quanto fia meglio, amandola tu ancora, / che tu le venga a traversar la strada, / a ritenerla e farle far dimora"); c) nei discorsi di Sacripante (viene usata l'espressione "spolia opima" = ricco bottino per indicare la solita Angelica, la violenza è poi definita "dolce assalto" (ott.59) e si dice addirittura "So ben ch'a donna non si può far cosa che più soave e più piacevol sia, ancor che se ne mostri disdegnosa ...". È un tema ricorrente in Boccaccio e in Boiardo, che si presta spesso a considerazioni misogine, segnala la nota dell'antologia).
All'ottica "dell'uomo cacciatore", per cui la donna è un po' come una preda, si collega la necessità di "fare bella figura" davanti alla propria donna. L'umiliazione di Sacripante disarcionato non deriva solo dal fatto che è stato sconfitto, ma anche dal fatto che l'azione si è svolta proprio sotto gli occhi di colei che si apprestava a sedurre.

7. Aspetti stilistici

lessico:
Un'attenta analisi lessicale, come sempre, permette al lettore di individuare meglio i temi e chiarire il messaggio dell'autore. Particolarmente significativi sono:
- il linguaggio amoroso, di derivazione petrarchesca, a cui appartengono sia la consueta immagine del fuoco che brucia all'interno del petto [grave incendio (ott. 7), animo caldo (ott. 8), petto caldo (ott. 16), tanto fuoco - tutto n'arde (ott. 18), petto acceso (ott. 19), agghiacci e ardi (ott. 41), pieno di dolce e d'amoroso affetto (ott. 54), amoroso incendio (ott. 81)] sia il campo semantico della sofferenza [pensier (ott. 39), pensoso (ott. 40), penseroso (ott. 41), dolente-afflitto-lasso-lamentarsi-sospirando-piangea (ott. 40), lacrime-travagliato-pena ria (ott. 45), triste e ria novella-doglia-affligger-lamentare e dir parole (ott. 47), s'affligge e duole-fa degli occhi suoi tepida fonte (ott. 48)]
- il linguaggio militare con i vari elmi (forse il termine più ricorrente ott. 24-26-27-28-30), corazze, cavalli, ecc.
- interessanti sono le parole usate da Argalia per offendere Ferraù: mancator di fé, mar(r)ano (attribuita agli ebrei o ai musulmani convertiti al cristianesimo), pagan, di fé mancato sei, rotta fede (ott. 26-27-29) Si noti che sia Argalia che Ferraù sono pagani; gli improperi riflettono l'ottica culturale dell'autore
- di grande utilità sarebbe l'analisi delle varianti introdotte nelle varie edizioni del poema, molte delle quali in linea con i dettami delle Prose della volgar lingua di Bembo; rimandiamo alle note al testo
- ripetizioni: tolta-tolta-tolse tolse (ott. 7-8), ch'a piè venia (ott. 10,8 e 11,8) - a piè si trovar (ott. 17), non ti turbare; e se turbar ti dei, / turbati (27), ira: reazione di Ferraù (29) e poi di Rinaldo (32), credibile-creduto-credenza (56)
- campi semantici legati ai temi
* della bellezza di Angelica [bellezza (ott. 8), angelico sebiante, quel bel volto (ott. 12), Angelica bella (ott. 15), bella donna (ott. 19), bella donna (ott. 38), Angelica bella (47), bella donna (49), fa di sé bella e improvvisa mostra (52), angelico sembiante (53), angelica faccia (81);
* della fuga [fugge (ott. 32-33)]
* della paura [pallida-tremando (ott. 13), ispaventata (15), di timor pallida e turbata (15), subite paure (33), di paura triema e di sospetto (34)]
* della vergogna [vergogna (ott. 66, 70), muto (66), tacito e muto: / e senza far parola, chetamente (71)]
* della fortuna [presaga che quel giorno esser rubella / dovea Fortuna alla cristiana fede (ott. 10), si messero ad arbitrio di fortuna, / Rinaldo a questa, il Saracino a quella (23), or se Fortuna (quel che non volesti / far tu) pone ad effetto il voler mio (27), Ah, Fortuna crudel, Fortuna ingrata! (44), l'aventurosa sua fortuna vuole / ch'alle orecchie d'Angelica (48), che da qui inante / nol chiamerà Fortuna a sì gran dono (57)]

morfologia:
Si noti l'oscillazione dei tempi verbali, tipica della narrativa in ottave (vedi nota 13 antologia)

sintassi:
efficace uso del chiasmo: es. ott. 1: schematica ma efficace sintesi delle materie dei due grandi cicli narrativi medioevali, carolingio e bretone; altro es. descrizione di Rinaldo ott. 11

metrica:
Il canto I è formato da 81 ottave (strofe di otto versi endecasillabi). Lo schema metrico è ABABABCC.
Alcuni critici hanno esaltato l'abilità dell'Ariosto e hanno coniato il termine "armonia" per descriverla.
Per collegare tra loro le ottave, Ariosto fa spesso ricorso alla tecnica della ripresa (con l'anadiplodi o altra forma di iterazione), tipica della tradizione canterina, come in 13, 8: "venne a una riviera" // 14, 1 "Su la riviera"

retorica:
Ci limitiamo agli artifici più evidenti:
metafore:
- lima (ott. 1) è tipica della tradizione lirica (n. 2 antologia)
- ornamento e splendor (ott. 3) è tipica della tradizione encomiastica latina e umanistica (n. 3 antologia)
- angelico sembiante, amorose reti (ott. 12) sono tipiche della lirica petrarchesca (n. 12 antologia). L'attributo angelico - gioca comunque con il nome proprio della principessa
- i fulgenti rai del nuovo sol (ott. 19) sono comuni in Petrarca (n. 19 antologia)
- frutto (ott. 41) - il fior virginal (ott. 55) - corrò la fresca e matutina rosa (ott. 58)
- l' (Rinaldo) odia e fugge ella (Angelica) più che gru falcone (ott 77)
similitudini:
- timida pastorella (ott. 11) il paragone è virgiliano
- qual pargoletta o damma o capriuola (ott 34) è di origine classica e già in Orazio (n. 34 antologia)
- la verginella è simile alla rosa (ott. 42 e sgg.) è classica (risale a Catullo) e diventa con l'Umanesimo uno dei pezzi di bravura più ricorrenti e raffinati (nota antologia)
- come di selva o fuor d'ombroso speco Diana in scena o Citerea si mostra (ott. 52)
- non si vanno i leoni o i tori eccetera (ott. 62), a guisa di montoni (ott. 63)
- qual istordito e stupido aratore ... (ott. 65) risale a Omero
- come intorno al padron il can saltella (ott. 75) come un agnel (ott. 76)
iperboli:
- ch'avrebbe di pietà spezzato un sasso, / una tigre crudel fatta clemente. / Sospirando piangea, tal ch'un ruscello / parean le guancie, e 'l petto un Mongibello (ott. 40)
- ch'avria (Baiardo) spezzato un monte di metallo (ott. 74)
personificazioni:
- pensier (dicea) (ott 41,1): Sacripante si rivolge al proprio sentimento, quasi personificandolo: è un modulo retorico che, dallo Stil novo, passa a Petrarca (n. 41 antologia)
antitesi:
- se egli è amico o nemico, tema e speranza (ott. 39)
- agghiacci-ardi (ott. 41)
- vede-invisibile (ott. 56)
- nel tempo che da lei tanto era amato / Rinaldo, allor crudele, allora ingrato (ott. 75), più che sua vita l'ama egli e desira; / l'odia e fugge ella più che gru falcone (ott. 77), già fu ch'esso odiò le più che la morte; / ella amò lui (sempre ott. 77, tutto l'episodio e sapientemente elaborato su antitesi), d'amoroso disio l'una empie il core; chi bee de l'altra, senza amor rimane (ott. 78,4-5), e volge tutto in ghiaccio il primo ardore (ott. 78,6), Rinaldo gustò l'una, e amor lo strugge; / Angelica de l'altra, e l'odia e fugge (ott. 78,7-8), che muta in odio l'amorosa cura (79,2), nei sereni occhi subito s'oscura (79,4)
ironia:
Un atteggiamento di superiore distacco è stato notato nel modo con cui l'autore guarda alla materia. Sulle sue "labbra" si nota spesso un lieve sorriso. Es.:
- Ferraù si appresta a difendere Angelica e l'autore precisa: "pur come avesse l'elmo, ardito e baldo" (ott. 16,4)
- Ferraù accetta la proposta di Rinaldo di rinviare il duello e il narratore commenta: ... (ott. 21-22)
- Sacripante crede alle parole di Angelica e Ariosto suggerisce: "Forse era ver, ma non però credibile / a chi del senso suo fosse signore" (ott. 56,1-2)
- Sacripante, disturbato da Bradamante, si appresta all'assalto e viene chiarito: "e si pon l'elmo (ch'avea usanza vecchia / di portar sempre armata la persona)" (ott. 59,5-6)
La critica ha notato che spesso l'effetto ironico si collochi negli ultimi due versi dell'ottava. Es.:
- "E così Orlando arrivò quivi a punto: / ma tosto si pentì d'esservi giunto ..." (ott. 6). La considerazione che segue (ott. 7) ci pare in linea con il tono amaro, ma sorridente, tipico delle Satire
- "e questo, c'hai già di lasciarmi detto, / farai bene a lasciarmi con effetto" (ott. 28)
- "tal (istordito e stupido) si levò il pagano a piè rimaso, / Angelica presente al duro caso" (ott. 65)
- "Muto restava, mi cred'io, se quella / non gli rendea la voce e la favella" (ott. 66)
- "tu dei saper che ti levò di sella / l'alto valor d'una gentil donzella" (ott 69), ma tutto il tono del discorso del messaggero e l'episodio sono ironici
- "che non sa che si dica o che si faccia, / tutto avvampato di vergogna in faccia" (ott. 70)
L'ironia di Ariosto è spesso rivolta a se stesso, è autoironia. Es.:
- l'autore si dice prossimo alla pazzia. Se la donna amata, Alessandra Benucci Strozzi, non gli concederà una tregua, anche lui, come Orlando perderà la ragione (ott. 2)
Si è poi discusso molto sulla interpretazione che si deve dare alle ott. 3 e 4: alcuni le hanno lette in chiave ironica e autoironica; altri hanno sottolineato l'improbabilità di una chiave satirica in un contesto cortigiano.

fonti:
Troppo lungo sarebbe l'elenco delle reminiscenze classicheggianti (Virgilio [ott. 1, 62 ecc.], Catullo [ott. 42-43], Seneca [ott. 56, 7-8], ecc.), dantesche, petrarchesche e ovviamente boiardesche.
Ci limitiamo a sottolineare che il proemio richiama l'esordio dell'Eneide ("Arma virumque cano ...") e alcuni versi del Purgatorio ("le donne e i cavalier, gli affanni e gli agi / che ne 'nvogliava amore e cortesia" XIV, 109-110).

8. Interpretazione

8.1 Storicizzazione

I cavalieri si comportano secondo un codice cortigiano, direttamente legato al pubblico per cui il poema era stato composto. Lo spirito del Rinascimento è calato nei personaggi e nel rapporto che si instaura tra questi e il narratore. Solo qualche decennio dopo, in un contesto storico-culturale completamente mutato, seppure ancora cortigiano, un nuovo genio narrativo come Tasso, accingendosi alla stesura di un poema, scriverà un'opera profondamente diversa.

8.2 Attualizzazione

Sicuramente estranei alla sensibilità moderna sono parecchi elementi, tuttavia lo spirito di avventura che regna nella narrazione sembra ancora presente nella cultura contemporanea (si vedano, ad esempio, certi film che ricostruiscono un Medioevo fantastico, pieno di storie improbabili).
L'abile organizzazione di una materia assai conplessa, sempre esaltata dalla critica, sembra ancora viva in alcuni generi della sotto-cultura di massa, quali le soap opera e i serial a puntate.
Il lettore di ogni tempo (forse più che la lettrice), e dunque anche noi, è chiamato inconsapevolmente a condividere le passioni dei cavalieri.

8.3. Valorizzazione

La grande abilità narrativa di Ariosto, il tono con cui le varie vicende sono raccontate, la ricostruzione di un mondo fantastico e reale al tempo stesso fanno della lettura del canto I un'esperienza indimenticabile. I grandi lettori del passato, come Italo Calvino, hanno saputo apprezzare un testo, che a ragione è giudicato uno dei grandi capolavori della letteratura rinascimentale.

N.B. L'antologia spesso citata è: Luperini-Cataldi-Marchiani-Marchese, La scrittura e l'interpretazione [edizione rossa], Palumbo, 2000, Vol. 1, tomo III

Il sito del prof. Roberto Crosio presenta un utile schema strutturale del primo canto.

10 commenti:

Anonimo ha detto...

mi raccomando la prossima volta lo dovevate fare piu lungo kmq grazie

Michele Torresani ha detto...

La presente analisi del canto I è stata citata da Giannella Sansalvadore, docente a UNISA, "University of the Witwatersrand and Rhodes University in Grahamstown" (Sudafrica), in uno scritto apparso su Scridb. Link: http://www.scribd.com/doc/50845714/Orlando-Furioso-di-Ludovico-Ariosto-e-un-poema-epico-italiano-HMELRLQ-1
Ne siamo molto onorati.

Anonimo ha detto...

Complimenti analisi perfetta! Molto dettagliata! Da studente di quarta liceo mi sento di dire che è indispensabile! Grazie a questa analisi ho preso un bel voto! Spero ci siano anche per i seguenti canti e per altre opere perchè le trovo davvero utilissime.
Saluti e complimenti ancora

Anonimo ha detto...

analisi davvero dettagliata! grazie

Anonimo ha detto...

Un'analisi ottima, veramente impeccabile, la ringrazio molto! Mi ha notevolmente facilitato gli studi, ancora grazie!

Anonimo ha detto...

Un'analisi eccellente, perfetta sotto ogni punto di vista, mi ha facilitato gli studi e la spiegazione ai miei alunni :)

Michele Torresani ha detto...

Sono molto contento che un'analisi risalente a parecchi anni fa (e poi pubblicata qui, trasformando una fotocopia distribuita tra i banchi in un "articolo") sia ancora utile a studenti e colleghi. Questo era, infatti, proprio uno degli scopi dell'edublog. Con 32500 visite (22.10.13), questo è il post maggiormente visionato dai nostri occasionali o fedeli lettori, rispetto a una media ben più bassa. Che sia anche un'indicazione di cosa interessa maggiormente al mondo della scuola? Lasciamo aperta la domanda, girandola a esperti di didattica, che potrebbero leggerla e trarne qualche deduzione.

Anonimo ha detto...

Complimenti per l'analisi, ma l'italiano di questa Giannella Sansalvadore lascia molto a desiderare. Anzi, oserei dire che è davvero scalcinato. Sembra una traduzione fatta con un traduttore automatico. E dire che è professoressa di italiano all'Università di Pretoria... Poveri noi.

Anonimo ha detto...

Complimenti per l'analisi..a dir poco perfetta!

Anonimo ha detto...

complimenti per il lavoro svolto.
rasenta la perfezione