lunedì 4 maggio 2009

L'Orlando furioso di Sanguineti/Ronconi



Nel 1969 Edoardo Sanguineti e Luca Ronconi (un poeta e regista "d'avanguardia") realizzarono una acclamata versione teatrale del Furioso, a cui collaborarono il noto scenografo e costumista Pier Luigi Pizzi e alcuni famosi attori come O. Piccolo e M. Melato.
All'interno di uno spazio aperto, attori, pubblico e strumenti di scena -quali cavalli montati su ruote e altri macchinari- potevano interagire in modo innovativo. Il pubblico non era seduto e non poteva seguire lo spettacolo nella sua totalità.
Il solo momento in cui il pubblico confluiva nello stesso luogo era l'episodio centrale della follia di Orlando.

Qualche anno più tardi, nel 1975, la RAI produsse una versione televisiva dello spettacolo.
Furono riutilizzati gli speciali macchinari che avevano fatto la fama dell'allestimento teatrale, così come furono ingaggiati gli attori che avevano interpretato i personaggi principali.
In un primo tempo si pensò all'ipotesi di diffondere i materiali su due canali televisivi. Non esistendo ancora il videoregistratore, lo spettatore si sarebbe ancora una volta trovato nell'impossibilità di seguire tutta la trasmissione. L'ipotesi non fu realizzata.
Ronconi optò infatti per una versione più fedele al racconto ariostesco. Tuttavia la prima puntata non cominciò con la fuga di Angelica ma con la vicenda di Bradamante.
Il venir meno della simultaneità e l'impossibilità da parte dello spettatore di operare una scelta, la ricollocazione nella relativa passività di chi guarda il piccolo schermo modificò certamente la costruzione dell'opera e l'atteggiamento con cui fruire della rappresentazione.

Edoardo Sanguineti, presentando al pubblico lo spettacolo e ricostruendo le tappe della sua storia, sottolineò acutamente che trasporre per il teatro o la televisione un poema come quello ariostesco comportava buttarsi in un esperimento di cui difficilmente a priori si potevano valutare le conseguenze. Una grande quantità delle pseudo-ottave nasceva dalla trasposizione dalla 3° persona alla 1° persona: non si diceva più che quel personaggio faceva qualcosa, ma il personaggio stesso diceva di fare qualcosa, assumendo su se stesso la narrazione. Le conseguenze furono: 1) la falsificazione del testo e la necessità di un riadattamento; 2) l'effetto di straniamento: il personaggio diceva quello che faceva, citava - secondo l'ideale di Brecht dell'effetto di straniamento - la propria parte, si autodescriveva, veniva sdoppiandosi. Il fatto di dire quello che faceva, e che lo spettatore intanto vedeva, creava un effetto di spaesamento e di innovazione molto forte rispetto alla tradizione drammatica. 3) In più riaffiorava nelle modalità dell'ottava così manipolata il fondo popolare dei cantari.

Bibliografia:
Claudio Longhi, Orlando furioso di Ariosto-Sanguineti per Luca Ronconi, Pisa, Edizioni ETS, 2006

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