giovedì 7 maggio 2009

'Il rumore del cuore'/'Il cuore rivelatore' di Edgar Allan Poe - analisi del testo


Leggi il racconto Il cuore rivelatore di Edgar Allan Poe e ascolta la lettura di Claudio Carini [Recitar Leggendo]
Guarda il video con la straordinaria interpretazione di Giancarlo Giannini.
Ascolta l'incipit del racconto nella versione di Marco Baliani {voce} e Stefano Bollani {pianoforte} [Luca Sossella Editore] e la presentazione su RadioAlt.
Guarda il corto di Alberto Carollo, Angelo Cultrera e Claudio Nicolosi.
In inglese:
Leggi il testo originale [Poe Museum, Richmond (Virginia)].
Guarda il bellissimo cortometraggio animato realizzato nel 1953 dalla UPA Pictures. Si noti che il corto fu il primo ad essere vietato ai minori nel Regno Unito. Nel 1994, in una classifica dei migliori cartoni animati di tutti i tempi, si colloco' al 24^ posto su 50. Nel 2001 la Biblioteca del Congresso lo ha catalogato come culturalmente significativo e inserito nel Registro dei film nazionali.
Guarda il trailer del remake3D di Michael Swertfager.
Guarda il video con l'interpretazione di Vincent Price: 1/2 e 2/2.

Analisi del racconto Il rumore del cuore [vedi nota finale]

A. Datazione e storia del testo:

Il racconto The Tell-Tale Heart, generalmente tradotto come Il cuore rivelatore, fu scritto negli anni 1842-43, periodo al quale risalgono anche altri famosi testi dello scrittore americano: The Pit and the Pendulum (Il pozzo e il pendolo), The Oval Portrait (Il ritratto ovale), The Black Cat (Il gatto nero), The Gold Bug (Lo scarabeo d'oro).

B. Analisi del contenuto:

1. Struttura

rr. 1-6 premessa: il protagonista-narratore si rivolge agli interlocutori, forse i medici che l'hanno in cura dopo la cattura, e si descrive
rr. 7-14 la vera causa della decisione di uccidere è l'occhio di avvoltoio del vecchio
rr. 15-36 per sette notti l'uomo si introduce nella camera del vecchio, ma, trovando l'occhio chiuso, non può portare a termine l'omicidio
rr. 37-89 l'ottava notte il vecchio si risveglia e il raggio di luce della lanterna cade sull'occhio aperto; anche il rumore del cuore del vecchio terrorizzato e l'idea che un vicino possa sentirlo spingono l'omicida ad agire
rr. 90-96 la morte del vecchio
rr. 97-105 l'assassino fa sparire il cadavere e ogni traccia
rr. 106-122 i poliziotti bussano alla porta; l'uomo li fa entrare e, sicuro di sé, li porta nella camera
rr. 122-146 il rumore del cuore, sempre più forte, fa perdere il controllo all'assassino
rr. 147-148 l'assassino confessa il delitto

2. Personaggi

PROTAGONISTA. Sin dall'inizio egli ammette di possedere doti fuori della norma, ma si sforza di allontanare l'ipotesi della a-normalità, della pazzia ("perché mai mi volete pazzo?" r. 2; "perché mai, dunque, sarei folle?" rr. 4-5; "voi avete questa fantasia, che io sia pazzo" ma i pazzi ... r. 15; "potrebbe un pazzo essere a tal punto sagace?" r. 26; "ma non vi ho detto che quel che voi fraintendete per demenza non è che" r. 75; "se pensate ancora che io sia pazzo" r. 97).
Si descrive dunque come "ipersensensibile", ossia come straordinariamente nervoso e dotato di un udito eccezionale, ma non folle: "Sì, è vero! Sono stato sempre, sono tuttora, nervoso, straordinariamente nervoso" r. 1; "ve l'ho detto, sono nervoso" (r. 85); "il male ha acuito i miei sensi [...] più d'ogni altro acutissimo era il senso dell'udito" (rr. 2-3); "ma non vi ho detto che quel che voi fraintendete per demenza non è che innaturale acutezza dei sensi?" (rr. 75-76)
Nonostante gli sforzi del protagonista, e forse proprio grazie a questi, sin dall'inizio i dubbi del lettore non vengono fugati. Alla fine gli eventi chiariranno la verità.
La presunta razionalità del protagonista viene da lui usata per giustificare comportamenti che alla fine si rivelano alienati: "badate con quanta lucidità, con quanta calma io sono in grado di narrarvi tutta la storia" (rr. 5-6); "i pazzi non sanno quello che fanno. Ma voi avreste dovuto vedermi. Con quanta sagacia io procedevo - e quanta cautela - e la preveggenza - e la dissimulazione con cui attendevo alla mia opera" (rr 15-18); "quanto astutamente io mi muovevo" (r. 23), "potrebbe un pazzo essere a tal punto sagace?" (r. 26); "se pensate ancora che io sia pazzo, non lo crederete più quando vi avrò descritto le savie cautele cui ricorsi per occultare quel corpo ... Prima di tutto smembrai il cadavere. Ne tagliai via testa e braccia e gambe. / Poi spostai tre assi dal pavimento della camera, e deposi il tutto sotto l'impiantito. Ricollocai quindi le tavole così accostamente, così scaltramente, che nessuno ... avrebbe potuto scoprire alcunché" (rr. 97-103).
Egli sembra sapere che la capacità di autocontrollo è tipica degli individui sani mentre la furia omicida è propria del malato di mente. È per questo che si sforza di accreditare l'immagine di un uomo che sa dominare le passioni e agire con calma. Quando perde il controllo e uccide sono proprio termini che hanno a che fare con l'eccesso a essere richiamati: l'occhio aperto lo fa sentire una "furia" (r. 71), il rumore del cuore accresce il suo "furore" (r. 78) e scatena un "incontrollabile terrore" (r. 87). Anche alla fine, prima della confessione, si notano: "mi sentii impallidire [...] parlai disordinatamente [...] non v'è dubbio che io mi facessi pallido, molto pallido [...] ansimavo [...] presi a parlare più rapidamente, con maggior impeto [...] mi alzai in piedi, animatamente discorsi di sciocchezze, a gran voce, con gesti impetuosi [...] a gran passi percorsi avanti e indietro la stanza, quasi le osservazioni di quegli uomini mi muovessero al furore [...] avevo la bava alla bocca, deliravo, imprecavo [...] dovevo urlare o morire! [...] urlai" (rr. 122-147).
Come tutti i malati di mente, egli risulta affetto da un vero e proprio delirio di onnipotenza, evidente sia prima di commettere l'omicidio sia dopo: "mai, prima di quella notte, avevo riconosciuto l'ampiezza dei miei poteri" (rr. 38-39), "a fatica trattenevo i miei sentimenti di trionfo" (rr. 39-40), "che avevo da temere?" (r. 108), "li pregai di cercare - cercare con cura" (r. 114), "sicuro sino alla tracotanza" (r. 116), "reso audace fino all'insolenza dal mio meticoloso trionfo" (rr. 117-118).
Un altro segnale della malattia mentale dell'uomo è dato dal riso, che a stento egli riesce a soffocare: "Pensare che ero lì, e poco alla volta aprivo la porta, ed egli nemmeno sognava quali fossero le mie opere segrete, i miei disegni. Soffocai un breve riso a quell'idea" (rr. 40-42); "gli rovesciai addosso il letto pesante. Poi, ebbi un lieto sorriso: fin lì, era fatta." (rr. 91-92); "Non una traccia da cancellare - nessuna chiazza - niente sangue. Io ero ben circospetto; era tutto finito in una vasca. Ah! Ah!" (rr. 103-105).
Si tratta di un individuo da tempo malato, cui potrebbe andare in un certo senso la pietà del lettore. Ciò però non accade in quanto l'autore, pur accennando al problema, concentra la sua (e la nostra) attenzione sull'azione, non sull'introspezione psicologica. I cenni sono alle righe 2-4: "il male ha acuito i miei sensi [...] io l'udivo, e molto di ciò che accadeva nell'inferno" e alle righe 53 e sgg.: "Poi udii un sommesso gemito, e sapevo che era il gemito del terrore mortale. [...] Quella voce io la conoscevo bene. Più d'una volta, di notte, quando tutti dormono, è scaturita dal mio stesso petto, incupendo, eco paurosa, i terrori che mi sconvolgevano. Ho detto, ben la conoscevo." Che cosa angoscia il personaggio? quali tristi esperienze ne hanno plasmato il carattere? L'autore non lo dice.
Sono altrettanto taciuti altri elementi: l'aspetto fisico, l'età, i rapporti che intercorrono con il vecchio. Come mai, potremmo chiederci, egli può entrare nella sua camera? è un cameriere, un amico? In fondo si tratta di elementi non essenziali, la cui assenza contribuisce a creare un alone di mistero attorno alla vicenda.

VECCHIO. Anche di lui non sappiamo quasi nulla: non ne conosciamo il nome né altre caratteristiche. Da alcune affermazioni del protagonista-narratore possiamo dedurre che è cortese (r.9), ricco ("non bramavo il suo oro", r. 10; "per timore dei ladri", r. 45; "suoi tesori", r. 115), certo inconsapevole del destino che lo aspetta ("doveva [= avrebbe dovuto] essere un vecchio sottile e occulto per poter sospettare che ogni notte, a mezzanotte, appunto, mi affacciavo a scrutarlo, immerso nel sonno" (rr. 35-36), "Pensare che io ero lì, e poco alla volta aprivo la porta, ed egli nemmeno sognava quali fossero le mie opere segrete, i miei disegni" (rr. 40-42). Egli è quasi privato di una vera e propria personalità; in fondo si riduce a due elementi quasi autonomi dalla sua volontà: l'occhio e il cuore. Potremmo addirittura dire che sono questi due i veri "personaggi" della storia.

OCCHIO. "Quando mi si posava addosso mi si gelava il sangue", ammette il protagonista, che gli attribuisce un potere malefico (cfr. il gioco di parole "non quel vecchio mi seviziava, ma il suo Malocchio" rr. 31-32). È dunque l'occhio la vera causa della decisione di uccidere. Fino a quando lo troverà chiuso, nelle prime sette notti, l'assassino non potrà procedere; solo all'ottava agirà. Subito dopo avere constatato la morte del vecchio, è all'occhio che l'uomo pensa: "Era morto. Il suo occhio non mi avrebbe mai più seviziato" (r. 96).
Al fine di aumentare l'effetto inquietante, l'autore lo descrive sempre come un occhio d'avvoltoio, azzurrognolo, velato (cfr. rr. 11 e 72). Come suggerisce la nota n. 1, "l'avvoltoio evoca rapacità e crudeltà; il colore azzurro pallido è indefinito e ambiguo; l'occhio velato non lascia emergere l'interiorità e non lascia capire dove guarda". Inoltre viene sempre citato al singolare: un occhio, non due, quasi ad aumentarne la mostruosità!

CUORE. Anch'esso ha un ruolo determinante nella decisione di uccidere. Il suo battito ritmico e sconvolgente per il protagonista, viene reso dall'autore dalla ripetizione ossessiva degli stessi termini: "Ora, ecco, giungeva alle mie orecchie un suono fioco, opaco, e rapido, quasi d'un orologio avvolto nell'ovatta. Anche quel suono io conoscevo bene. Era il cuore del vecchio. Accrebbe il mio furore come i rintocchi del tamburo eccitano il coraggio del soldato. [...] E intanto cresceva l'infernale tambureggiare di quel cuore. Divenne rapido, sempre più rapido, ad ogni istante sempre più fragoroso. [...] Vi dico, ad ogni istante sempre più fragoroso! [...] quel rumore così strano scatenò in me un incontrollabile terrore. [...] Ma quel rintocco diveniva sempre più fragoroso! Pensai che il cuore sarebbe scoppiato. Ed una nuova ansia mi colse - un vicino poteva udire quel rumore! (rr. 76-89).
Una descrizione simile si ripete nella pagina finale, ma lì assume un più intenso effetto perturbante, in quanto se nel primo caso si può parlare di realismo, nel secondo si deve parlare di una vera e propria allucinazione. L'uomo, infatti, è ormai morto e sepolto. "Mi parve di udire un ritmico pulsare nelle orecchie [...] Quel suono nelle orecchie divenne più nitido; non cessava, si faceva via via più netto [...] il rumore cresceva, sempre più chiaro, finché, alla fine, mi accorsi che quel suono non era dentro le mie orecchie. [...] il suono cresceva - e che potevo fare? Era un suono sommesso, cupo, e tuttavia rapido, simile al suono di un orologio avvolto nell'ovatta [...] il rumore continuava a crescere [...] il suono non smetteva di crescere [...] il fragore non cessava di crescere [...] il rumore sovrastava ogni cosa e ininterrottamente cresceva. Sempre più forte, più forte, più forte!" (rr.123-140).

VICINI. Vengono solo accennati. È a loro che pensa l'assassino quando, colto da una nuova ansia, decide di passare all'azione (r. 89). Sono loro che, avendo udito un urlo, chiamano la polizia che prontamente interviene (rr. 110-11)

TRE FUNZIONARI. Assolvono al compito di perquisire la casa. Si comportano "con impeccabile garbatezza" (r. 109) e sembrano convinti delle parole del protagonista. Accettano l'offerta di quest'ultimo e si siedono a conversare. Il rumore del cuore che ricomincia a farsi sentire getta nel panico l'uomo, ma i tre, che evidentemente non lo sentono, continuano a discorrere piacevolmente. L'assassino, ormai privo di autocontrollo, fraintende il loro comportamento e lo interpreta come beffardo e ipocrita (r. 144). Finisce così col confessare il delitto. Anch'essi, alla fine, hanno un ruolo marginale: unicamente necessario a giustificare l'ammissione di colpevolezza e il presumibile arresto del reo (non raccontato)

3. Luoghi

Tutto si svolge nella camera da letto del vecchio in cui l'assassino si intrufola cautamente per ben otto notti e in cui accoglie tranquillo i funzionari di polizia.
Non è descritta realisticamente: a parte il letto, gli unici elementi che vengono citati hanno un valore simbolico, che contribuisce ad accrescere l'effetto di paura e di mistero. Essi sono: la porta da cui il protagonista sporge lentamente la testa e il pavimento di legno sotto cui viene nascosto il cadavere.

4. Tempi

La vicenda si svolge in due (o tre) tempi: le 7 notti che precedono quella in cui viene commesso il delitto (ottava) e la mattina seguente, in cui il protagonista accoglie i poliziotti.
Anche in questo caso sono gli elementi simbolici a colpire: "ogni notte, verso la mezzanotte" (rr. 19 e 29-30) l'uomo si affaccia alla camera da letto, immersa nel buio più totale ("nelle tenebre fitte la sua stanza era nera come pece" r. 44) e rischiarata dal raggio di luce della lanterna cieca. La stanza è silenziosa, l'assassino si muove cautamente; si potrebbe udire solo il "ticchettio dei tarli dentro i muri" (r. 52), che nella credenza popolare sarebbero un presagio di morte. Su questo silenzio emerge fragorosamente il rumore del cuore, sia prima che dopo il delitto, così come il grido del vecchio colpito a morte (r. 91).

5. Temi

PAZZIA. Il protagonista vorrebbe farci credere di essere sano di mente, tuttavia via via che racconta la vicenda, il lettore si convince del contrario.
L'uomo è vittima di una ossessione maniacale: egli stesso ammette che non sussistevano precise ragioni per volere la morte del vecchio ("Non v'era scopo alcuno. Non passione. Quel vecchio m'era caro. Mai mi aveva fatto torto. Mai mi aveva offeso. Non bramavo il suo oro." rr. 8-10); l'unica ragione che spinge al delitto è la presenza di un inquietante occhio di avvoltoio (parola-chiave, vedi oltre), un movente che chiunque, sano di mente, non potrebbe ritenere "adeguato".
Una volta concepita, l'idea di sbarazzarsi di quell'occhio "seviziatore" (rr. 31, 96) "prende a perseguitare notte e giorno" il protagonista (r. 8).
Per sette notti egli si intrufola cautamente nella camera da letto dell'anziano, ma è solo all'ottava che riesce a portare a termine il suo disegno.
Il rumore del cuore ha un ruolo preponderante nella decisione (da qui il titolo nella traduzione di G. Manganelli)
Come tutti i malati di mente, il protagonista è affetto dal cosiddetto "delirio di onnipotenza", che li spinge a credersi capaci di ogni azione e immuni da errori. Presto però il senso di colpa e il misterioso suono che proviene dal pavimento lo indurranno a confessare il delitto.
Come si è già detto, del tutto assenti sono in Poe riflessioni di ordine morale (la sua attenzione è infatti concentrata sull'azione), per intenderci quelle che spingono a tentare di comprendere le cause psicologiche del gesto criminoso. Tuttavia ne possiamo trovare dei cenni indiretti alle righe 2-4 ("il male ha acuito i miei sensi [...] Tutto ciò che accadeva in cielo ed in terra, io l'udivo, e molto di ciò che accadeva nell'inferno") e 54-57 (la voce soffocata che si leva dal fondo d'un'anima piegata dal terrore. Quella voce io conoscevo bene. Più d'una volta, di notte, quando tutti dormono, è scaturita dal mio stesso petto, incupendo, eco paurosa, i terrori che mi sconvolgevano.")

PAURA. Poe è considerato uno dei maestri del racconto del terrore e del mistero. Egli fa leva su una serie di elementi tipici della psiche umana e della cultura occidentale (es. la paura del buio, l'occhio di avvoltoio, gli scricchiolii delle porte ecc.)
Nel racconto vi sono espliciti richiami al turbamento che sia l'assassino sia la sua vittima provano.
Il vecchio è del tutto inconsapevole dei disegni del suo vicino: non vi sono ragioni di odio (le citate rr. 8-10) e il protagonista è dannatamente abile nel dissimulare le sue intenzioni (rr. 16-19, 32-36).
Solo l'ottava notte il vecchio avverte dei rumori e si sveglia: da quel momento non sarà più in grado di riaddormentarsi. Nonostante l'abilità dell'assassino a non muovere muscolo, egli ne percepisce la presenza. E non è un caso che proprio in questo passaggio fondamentale (rr. 52-66) Poe alluda alla paura della Morte (r. 64), ossia alla principale, atavica, causa di angoscia dell'uomo.
È proprio a questo punto che giunge alle orecchie ipersensibili del protagonista, organi capaci - come abbiamo visto sin dalle prime righe - di percepire suoni che gli altri non colgono, il rumore del cuore. Esso, dapprima impercettibile, si fa "sempre più fragoroso" (espressione ripetuta per ben tre volte alle rr. 83, 84, 88).
Una nuova ansia (r. 89) coglie il protagonista, ormai vittima di una allucinazione che lo porta a confondere il piano della realtà con quello della fantasia: "un vicino poteva udire quel rumore!" (r. 89). Con un urlo si avventa sulla vittima e la colpisce a morte.
Sarà proprio il rumore crescente (rr. 125-126, 130, 133-134, 135, 137-138, 139-140) e sempre più forte (anche questa espressione è ripetura tre volte alle righe 140 e 145-146) del cuore che indurrà l'assassino alla confessione finale.

C. Analisi tecnico-formale delle componenti linguistiche e stilistiche:

I. Lessico

Come abbiamo visto nell'analisi dei contenuti, vi è una significativa presenza di parole-chiave, che potremmo così raggruppare:

PAZZIA (sottolineature nero)

UDITO (sott. rosso)

OCCHIO (sott. giallo)

TERRORE (sott. blu)

Alcune ripetizioni assumono un particolare significato:
giungeva alle mie orecchie un suono fioco, opaco, e rapido, quasi d'un orologio avvolto nell'ovatta rr. 76-77 - Era un suono sommesso, cupo, e tuttavia rapido, simile al suono di un orologio avvolto nell'ovatta (in corsivo nel testo) rr. 131-132
Qui, qui! Qui pulsa quell'orribile cuore! r. 148

II. Sintassi

Prevale la paratassi, con effetti di grande efficacia. Es. rr. 8-10

III. Figure retoriche

letale ticchettio dei tarli dentro i muri r. 52 - simbolo
la Morte r. 64 - personificazione
tenue raggio, filamento di ragno r. 70 - metafora
accrebbe il mio furore come i rintocchi del tamburo eccitano il coraggio del soldato rr. 78-79 - similitudine

IV. "Genere" testuale

Il racconto si presenta come un monologo-confessione in cui il protagonista rievoca in prima persona la vicenda.
La narrazione (tempi verbali al passato) è continuamente inframmezzata dagli appelli del narratore al lettore (tempi al presente), in genere ispirati dal desiderio di confutare l'ipotesi che il narratore sia pazzo.

V. Il rapporto tra autore, narratore e lettore

Il racconto permette interessanti riflessioni sui rapporti tra autore e voce narrante. Il narratore interno è inattendibile. I valori e le idee che esprime non possono coincidere con quelli dell'autore.
Il protagonista-narratore è infatti un folle criminale, che tenta di giustificare le proprie azioni.
Il lettore non può dare fede alle giustificazioni che il narratore interno porta per spiegare il suo comportamento.

D. Interpretazione:

a. Attualizzazione:

Maestro del racconto del mistero e del terrore, Poe ha sapientemente accumulato una serie di indizi che contribuiscono a creare un effetto di suspense, il quale coinvolge il lettore fino alla fine del racconto e anche oltre. Infatti, il finale positivo, con la confessione del pazzo assassino, può forse per un attimo farlo sospirare di sollievo. Ma come non pensare a quanti, del tutto innocenti, sono stati vittime di qualche maniaco? come non riandare ai tanti, sconcertanti, fatti di cronaca di cui sentiamo parlare spesso, soprattutto d'estate (è il caldo, si dice)?
Certo è difficile che il lettore si identifichi nella vittima per la presenza di quell'occhio d'avvoltoio che - vero o presunto, cioè frutto della mente malata dell'assassino - nessuno ammetterebbe a se stesso di possedere.
Ma ciò che resta al fondo dell'anima è la consapevolezza della "gratuità del male". Chiunque di noi potrebbe incontrare un pazzo e finire a pezzi sotto l'assito del pavimento ... Meglio non pensarci!

b. Valorizzazione

Per tutto quanto detto in precedenza il racconto di Poe potrebbe essere giudicato un "capolavoro".
Facendo leva sulle spesso immotivate paure che a volte agitano i nostri sonni (chi, come il vecchio, non si è svegliato di notte ed ha "avvertito" la presenza misteriosa di un altro?) o la nostra vita ("il Malocchio", r. 32; "la Morte", r. 64; la "paura dei ladri", r. 45, il buio), egli ha congegnato un "meccanismo a orologeria" in grado di funzionare anche in presenza del lettore più sereno, razionale e meno suggestionabile.
La lezione di Poe è ancora oggi imitata da registi e scrittori di intrattenimento.

NB Abbiamo qui ripreso una analisi elaborata tempo fa con gli studenti di un biennio. La traduzione utilizzata è quella di Giorgio Manganelli. Le righe si riferiscono alle pagine dell'antologia. Lo schema di analisi riprende quella proposta da Luperini-Cataldo-Marchiani-Marchese, La scrittura e l'interpretazione, Ed. rossa, Palumbo, 2000, Vol. 1, Tomo Strumenti.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

odio sto racconto.. xk lo devo fare nel compito di italiano...
ma tuttavia mi piace perchè penso che sia travolgente

Anonimo ha detto...

mette un po' d'ansia ma è molto ben strutturato